Esili

Oggi penso ai due dei tanti morti affogati
a pochi metri da queste coste soleggiate
trovati sotto lo scafo, stretti, abbracciati.
Mi chiedo se sulle ossa crescerà il corallo
e cosa ne sarà del sangue dentro il sale.
Allora studio – cerco tra i vecchi libri
di medicina legale di mio padre
un manuale dove le vittime
sono fotografate insieme ai criminali
alla rinfusa: suicidi, assassini, organi genitali.
Niente paesaggi sotto il cielo d’acciaio delle foto,
raramente una sedia, un torso coperto da un lenzuolo,
i piedi sopra una branda nudi.
Leggo. Scopro che il termine esatto è livor mortis.
Il sangue si scioglie in basso e si raggruma
prima rosso poi livido infine si fa polvere
e può – sì – sciogliersi nel sale.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)

– consigliato da Maria Borio


Sois sage

Spegniti dolore anche solo per poco,
quel piccolo decrescere che concedono i farmaci,
ecco vedi è già notte il lago è nero,
il monte si replica sull’acqua,
che facciamo ancora svegli io e il tuo bruciore?
Vieni sonno confondici, rendi la schiena duttile,
scorri, concedici una tregua, addormentaci piano
non importa quanto tempo ci metti,
le dita sul lenzuolo sono ghiaccio e la spalla una  fiamma
una distesa di neve e in alto un focolare.
Spegnetevi dolori oppure quietamente
andate dentro il sogno diventate echi
almeno per un po’ in quello spazio pietoso.
Siate gentili durare tanto a lungo non è saggio.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)

– consigliato da Tommaso Giartosio


Pelle, polvere

Non esistono nomi, autrici, autori,
volano soltanto le parole, si mischiano
alla pelle che cade sui divani, quella
che ogni giorno perdiamo e offusca
le mensole, le sedie, i davanzali
e contro cui ci ostiniamo, spostandola,
facendola aspirare e che chiamiamo polvere.
Questo resta, la polvere e i suoi atomi sparsi,
catene e ipotenusa per il teorema che chiamiamo poesia.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)

– consigliato da Marco Pelliccioli


Dicembre

Dicembre, non ancora Natale, e neppure Hanukkàh.
Ancora poche luci accese nelle strade,
nessuna slitta con renne sui vetri dei negozi.
Al posto della neve pioggia nera battente,
a cui sfuggire mentre i passanti ci respingono.
Niente abeti, ma platani macchiati dal loro cancro bianco.
Può stupire non associare tutto questo alle tenebre,
al vuoto, alla paura. Eppure il buio non è buio,
l’acqua non è disagio, né l’indifferenza un’offesa.
Succede a volte fino a che siamo vivi,
di provare una pace inspiegabile. Forse la letizia
di cui parlano i santi e che non chiede niente,
è solo attenta, premuta sulla terra, distante dalle stelle.
Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae (Einaudi, 2018)


Amore

Somiglia a un pigiama e ha un odore di lama
e ci sono altre cose: l’asciugamano che si può scambiare
le poltrone vicine davanti al televisore
l’insofferenza per le reciproche mancanze
che però si svuota come si fa con le buste della spesa.
Molte leggende, il sesso sopravvalutato
ma non la solitudine che segue.
Il resto è molto poco.

Quando morì mia madre mio padre radunò i vestiti,
se li mise sul petto, un cumulo di stoffa
e restò a lungo così, sotto quel peso di calore,
una notte e un giorno,
per poi alzarsi e innaffiare
le piante già secche sul balcone

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae (Einaudi, 2018)

-consigliato da Azzurra D’Agostino


Nuvole, io

Il documento viene salvato, lo schermo torna grigio,
lo stesso grigio topo del cielo.
Adesso mi alzerò per sparecchiare.
Vorrei disfarmi dell’io è la moda che prescrive la critica
ma la povertà è tale che possiedo solo un pronome.
Al massimo lo declino al plurale. Dico noi
e mi sento falsamente magnanima.
Dire voi o tu mi dà disagio come accusare.
La terza persona mi confonde ogni volta con il sesso.
Alla fine torno all’io che finge di esistere,
ma è una busta come quelle usate per la spesa
piena di verdura o pesce surgelato.
Io con l’io mi nascondo
chiamando a raccolta quello che sappiamo:
abbiamo paura, ancora non è chiaro come finirà la storia.
Dunque riapro la finestra dello schermo,
ritrovo il documento, esito davanti alla tastiera.
Salvo in una nube l’insalvabile.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)


axaxa

È duro il cammino verso ciò che è chiaro,
l’ho capito col tempo, forse soltanto questo è il dono
di invecchiare. Lo penso mentre smacchio un lenzuolo
con la candeggina, che stinga soprattutto le iniziali,
rigide di fili, di nodi, di punti croce
sul nome infittito di vocali.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)