camera #1

mi lascia un appunto sul cartone del latte
perché Lei lo sa che gli oggetti caducano
e gocciano a volte
le mie cosce i miei capezzoli (per esempio)

 

spazzo la casa per Lei solamente
che mi lascia i post-it sulle cose

 

le Sue impronte

Gian Maria Annovi (Reggio Emilia, 1978) da Terza persona cortese (d’if, 2007)


Gian Maria Annovi consiglia Valerio Magrelli

Essere matita è segreta ambizione.
Bruciare sulla carta lentamente
e nella carta restare
in altra nuova forma suscitato.
Diventare così da carne segno,
da strumento ossatura
esile del pensiero.
Ma questa dolce
eclissi della materia
non sempre è concessa.
C’è chi tramonta solo col suo corpo:
allora più doloroso ne è il distacco.
Valerio Magrelli (Roma, 1957), Ora serrate retinae (Feltrinelli, 1980)

 

In questa poesia di Magrelli il soggetto è descritto come un corpo che cerca di liberarsi dai propri limiti per trasformarsi in una scrittura fisica, un’ossatura del pensiero. La contraddizione di questa associazione corrisponde al bisogno del poeta di rendere esperibile, toccabile, l’immaterialità del pensiero, che si rivela però essere una struttura fragilissima, che non assicura mai al soggetto di conoscersi, di vedersi veramente dall’esterno. La fragilità della carne fatta segno, cioè di una scrittura intesa come possibilità conoscitiva oltre il corpo, è forse una metafora dell’indebolimento del soggetto postmoderno, che è diventato poroso e debole, proprio come un osso. (Gian Maria Annovi)

 


infila una mano nella tua pelle

infila una mano nella tua pelle
da guaritore filippino

ne sguscia un’incudine
un fascio di grano
il sogno dell’incubo
rovesciato

voleva sanarti delle parole
che vengono dentro come tumori

budella di pollo (forse) di coniglio

Gian Maria Annovi, (Reggio Emilia, 1978), inedito