#558

Mi chiamo Andrea. Sto guidando verso casa. Pochi istanti fa, il tizio davanti a me ha frenato bruscamente. Io ero distratto. Gli sono andato molto vicino. Ora sto pensando ai decimi di secondo che intercorrono tra l’avvistamento di un ostacolo e l’inizio della frenata, o l’attuazione di altre contromisure. La differita che ci tiene al riparo dal presente: un’era di durata infinitesimale. Vorrei poterla perpetuare e vivere in quella feritoia del tempo.

Jacopo Ramonda (Savigliano, 1983), da Omonimia (Interlinea, 2018)


#50

Mi chiamo Andrea, e potrei approfittare dell’occasione per vendicarmi di te. Te lo meriteresti, ma preferisco rinunciare. Questa mia scelta non ha nulla a che spartire con l’amore o con l’indulgenza. Semplicemente preferisco mantenere la mia posizione di vantaggio nei tuoi confronti, restando dalla parte della ragione, anziché finire poi per cedere ai prevedibili rimorsi che, in un’improvvisa inversione di ruoli, mi spingerebbero a cercare di guadagnarmi il tuo perdono.

Jacopo Ramonda (Savigliano, 1983), da Omonimia (Interlinea, 2018)


Una lunghissima rincorsa (cut-up n. 157)

a Stefania

Mentre ti aspetto seduto su una panchina, mi lascio catturare dal modo in cui uno sciame d’api si spinge avanti, contorcendosi e aggrovigliandosi in un intreccio di orbite ellittiche. L’avanzata del sistema è una conseguenza delle derive dei suoi componenti, che sembrano rincorrersi tra loro.
Nell’illusione che il numero dei passi sia proporzionale alla distanza coperta, procediamo lungo un percorso a spirale, in cui scopriamo quello che vogliamo dire nell’atto di dirlo, tra errori, dimostrazioni di coraggio e ripensamenti. La capacità di coordinare i movimenti, e avanzare in posizione eretta, è un meccanismo che pare studiato apposta per permetterci di affrontare la lunghissima rincorsa che ci aspetta. Inseguendoci a vicenda, in nome di una particolare forma di contorsionismo che riconosciamo come amore, creiamo un groviglio difficilmente districabile d’interdipendenza, speranze, aspettative disattese o mantenute, e interpretazioni equivoche simili a stelle cadenti. Un’illusione ottica, originata da uno sciame di meteore che si rincorrono invano lungo orbite parallele, sulla traiettoria della Terra, finendo per esserne travolte e sgretolandosi nel contatto con l’atmosfera.

Jacopo Ramonda (Savigliano, 1983), da Una lunghissima rincorsa  (Bel-Ami Edizioni, 2014)