Lingua

Non hai bara da trascinare sulla neve

ma un cane che trema nel buio.

Madre-lingua sei triste

l’aglio si fa nero nel rame

il rombo dal camino sale.

I venti si confondono

Eolo soffia e Babele vive.

Figlia-lingua: scricchioli a ginepro.

Il tuo brivido alla nascita

è un frammento di tempesta tra i pianeti

e le nuvole, le nuvole ciecamente corrono

cancellando dai cieli ogni genealogia.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Dal balcone del corpo (Mondadori, 2008)
– consigliato da Maria Borio
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Sembra quasi che tu non abbia vissuto

Sembra quasi che tu non abbia vissuto
tutti gli anni sconnessi
dopo la rivoluzione, o l’ipocrisia
ingenua di invecchiare
– forse questa gabbia,
la tua sicurezza, o un pezzo
di vita come carne comprata.
Se sapessi quale filo invisibile,
quale corda tesa e bugiarda…
anch’io sotto l’alluvione
sotto al peso incalcolabile?
anch’io vorrei smettere di dirmi
io.

Maria Borio (Perugia, 1985), da L’altro limite (Lietocolle-Pordenonelegge, 2017)


Senza un disinvolto piacere

Senza un disinvolto piacere
ti accorgi che il corpo
ha un’altra lingua
e che ogni parola
è un inverno teso.
Ciò che cova la magnolia
è lo stormo in attesa
di cibo, e tutta la luce
che in un giorno sorpassa
predatori e prede.
Tu non dirmi “col tempo”,
non ho avuto, non ho dato,
confluenze e scarti
ci hanno pagato ogni incontro.
La tua esperienza e i miei occhi
sono un proiettile nel tempo.

Maria Borio (Perugia, 1985) da Almanacco dello Specchio (Mondadori, 2009)


Queste stagioni umane

Queste stagioni umane,
come per chi può averne
bisogno, sono aria
e distese impeccabili.
Anche tu credevi alle vie
nel cielo, io ancora
non sapevo: non torneremo
più dalla campagna con in mano
barattoli di vetro
o manubri che traballano
sui sassi asciutti.
Ora l’unica parte
è quella del secchiello
e la campagna non si attraversa
solo quando vedi in basso
le lucciole.
E per chi dice che non cambia
l’uomo come fa il tempo
abbiamo la prova:
le radici restano
agli insospettabili.
Adesso tu ritorni, mi cambi
le parole con i sogni,
ma ho fame di forze accorte.
Vedo la quercia
sempre accanto alla vigna,
lontano la strada
che si snoda immutata.

Maria Borio (Perugia, 1985), inedito