Anche se di sabbia, questo cielo

Anche se di sabbia, questo cielo
è un addendo, e attecchisce.
Troppo cielo. Diventa orribile
soltanto a guardarlo, a finirci dentro.
Si potrebbe toglierlo, azzerarlo, abortirlo
nel colore.

Fabrizio Bernini (Broni, 1974), da Il comune salario (Mondadori, 2019)

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ritroverai la tua casa

ritroverai la tua casa
sparsa tra gli alberi
il letto nel legno di ulivo,
il resto
così profondamente nel bosco


stracci di abiti bianchi
tra i rami


improvvisamente, germogli di verde, verdeazzurro come acqua


sopra quanto è distrutto
sopra quanto è distrutto lo splendore –

Laura Pugno (Roma, 1970), da I legni (Lietocolle-Pordenonelegge, 2018)


Ho lasciato

Ho lasciato
la mia vecchia pelle
sul binario morto
di un vecchio salotto
con carta da parati
rosso damascato
e un seggiolino
per pianoforte.

Le pareti sdentate tre quadri sì
e uno no, cornici vuote
segni di orologi a muro.

Il telefax sulla sedia
la spia lampeggia
danno la fibra al ribasso.

La morte, seduta su un gradino,
si lima le unghie pensando
a come fosse bello lavorare qui.

Anna Toscano (Treviso, 1970), da Al buffet con la morte (La Vita Felice, 2018)


Febbraio


I rami del parco
sono eserciti di legno.
Il sole è scalzo 
e non arriva a metà del cielo. Il cielo
non può piegarsi
al dolore. 

Maria Zanolli (Brescia, 1981), da Da Due, (Campanotto 2006)






La sveglia

La sveglia è sopra tic la scrivania tac e scuote assai tic riverberucci tac come una luce tic illumina al volo tac polveri viola tic ricordi andati tac malanni e dati tic fino a che scorre tac l’ultimo segno tic nero che copre tac Alcuni poeti tic detti barocchi tac o suppergiù tic l’hanno in battiti tac immaginata tic come immagine tac di morte Drin!…

Alberto Garlini (Parma, 1969), da Sottovetro (Circolo culturale di Meduno, 1999)


Adesso dimmi cosa spendere

Adesso dimmi cosa spendere
per raccogliere bugie
tagli che ci permettano ancora
di volerci bene?

Si fanno provviste inutili dentro
queste mura, qualunque sia stato
il nostro nome visto per davvero.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


Riprendersi il fiato

Riprendersi il fiato
e tutti i passi
il dovuto e il mancato
arrampicarsi in alto e mandare
lettere al confine esterno
attendere he nuove cose
trovino da sole la strada
l’asfalto che non porta a casa
riconoscersi di spalle
schiena contro schiena
misurare la distanza
a braccia spalancate
aprendo una finestra dopo l’altra
stringendo gli occhi uno alla volta
e poi sentire una voce chiamare
dalla soglia di camere vuote
e ancora trovare le mani ferite
in teche di vetro.

Carmen Gallo (Napoli, 1983), da Paura degli occhi (L’arcolaio, 2014)