tutte intere le mie generazioni

tutte intere le mie generazioni
le ossa ridotte nelle ossa
fino al restringimento
dei nodi vitali –
mi accompagnano, fanno il colore sfumato
per un breve commento delle immagini.
tutte intere meno le presenze
non più parlanti.

Marco Corsi (Arezzo, 1985), da Pronomi personali (Interlinea, 2017)

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Adolescenza

Per M. D.

 

La Riviera è il nostro regno
in questo inizio di estate terso
come una promessa che si avvera
improvvisa e perpendicolare
ai morti orizzonti invernali
il primo amore è la sorpresa
di ritrovarsi in corsa nella luce
aperta della strada, appoggiata
alla tua schiena mentre l’aria
vortica intorno, e ogni cosa
sembra sul punto di schiudersi.
Mi lascio portare, leggera
d’animo e di pensieri, dimentica
di tutte le domande rimaste inevase:
oggi mi basta sapere quale sarà
la spiaggia dove siamo diretti,
da cui ci tufferemo

tenendoci per mano.

 

Giovanna Rosadini (Genova, 1963), da Fioriture capovolte (Einaudi, 2018)

 


Un dire pieno di ma, di però

Un dire pieno di ma, di però,
a sgretolare la prefata voglia,
a gagnolare ora sì e ora no…
È l’anima di noia che mi invoglia
e non mi lascerò cascar di voglia.

Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953), da Medicamenta e altri medicamenta (Einaudi, 1989)


Considera chi siamo e cosa no

Considera chi siamo e cosa no.
Cosa non più, diresti tu
correggendomi sottovoce
e cosa volevamo diventare.
Speculari, pronosticavi.

Adesso però considera lo strano
e notevole ruolo della mano
nel discorso. Sei sempre solo tu
a mimare cronofasi e ferite
nella nostra cronologia.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Tormenti della cattività (Garzanti, 2018)


V. … in baiulanda cruce a Cyrenaeo adiuvantur

Nessuno può comprendere il dolore
di un altro, perché è individuale,
perché è l’essenza della solitudine,
perché non parla mentre lo giriamo,
leggero come un fascio d’erba, lungo
il fianco è allora mi ricordo quando
nel mare verde mi teneva galla
dicendomi di battere le gambe,
e guardavamo nel fondale basso
se affioravano i granchi o i cannolicchi
e la spuma svanire nella sabbia.

Claudio Pasi (Molinella, 1958), da Nomi propri (Amos Edizioni, 2018)


Sii porta, fatti porta

Sii porta, fatti porta.
Accogli la rete dei segni
sparpagliati per strada,
il sotterraneo disegno
che scuote la mente
e scompagina il cuore,
lascia affiorare l’infida
faccia cacciata per tempo
in cantina, una traccia
oscena brutale che ora
assurge a regina.
Lascia che il pensiero
ordinato vacilli e
il panico istilli
affannate domande.
Tutto cede, tutto crolla?
O è soltanto una bolla
che scoppia nell’aria?
Un tenue vapore che rapido scema?

Franco Marcoaldi (Guidonia Montecelio, 1955), da Il mondo sia lodato (Einaudi, 2015)


Poi succede qualcosa

Poi succede qualcosa
in un momento preciso della giornata:
il canto di una classe dietro ai vetri
interroga tutti i nostri destini.

Sebastiano Aglieco (Sortino, 1961), da Infanzia resa (Il leggio, 2018)