Stenditi a terra – Sestina di Crimea

tutto ciò che si sapeva
rimarrà come eredità

 

…come spesso gli uomini singolarmente intelligenti, aveva un numero limitato di idee,
un numero limitato di supposizioni, per ogni singolo soldato steso a terra:
rifare il campo di battaglia, se non si può proprio tutta la guerra, girare
al largo da queste vere carogne repellenti, ricreare da vicino se non il morbo
del vero, il vaccino del veritiero: fare la carogna per intero, in sostanza,
dare la notizia non della mattanza, ma della “bellavista”:
vedi che il braccio non sia fuori retta con la testa rotta, assesta
il colpo definitivo al cavallo centrale, centra la vera carne
malata, prima che infetta: una degenerazione veramente battagliera
di una schiera di inermi frantumati, a sfondo perduto, una quinta di fondamento
per una storia fotografica del genere umano davvero alla mano:
quella che raccolto ora, sanguigna, dal bordo della scena

 

[Su come nell’Ottocento si ricreavano a posteriori i campi di battaglia per fotografarli]

 

Giovanna Frene (Asolo, 1968), da Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda (Edizioni Arcipelago Itaca, 2015)

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Come dire che due ragazzi camminano

Come dire che due ragazzi camminano
sulla breve salita
e la notte cammina
in quel breve salire,
e in questo poco tempo noi siamo vivi
erba, fiume laggiù
che mormori a tutti il vuoto e a me
l’eco del salire dei corpi?

 

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Umana gloria (Mondadori, 2004)


Se ti allontani rimango smarrito

Se ti allontani rimango smarrito
non riesco a respirar profondo
a muovermi nel mondo.
Prendo una sigaretta, fumo
mi accendo, mi brucio e mi consumo.

Vittorio Lingiardi (Milano, 1960), da Alterazioni del ritmo (Nottetempo, 2017)


dare fuoco al verbo preservare

dare fuoco al verbo preservare
incagliarsi, disimparare: solo così
si dà – a tratti, in pulviscolo, nei denti
dei matti – la tua feroce, sparita
libertà

 

Fabio Donalisio (Savigliano, 1977), da Ambienti saturi (Amos Edizioni, 2017)


Cuore

Quando il cuore scricchiola
E le mani l’accompagnano
Sento un refolo d’autunno
Ché autunno non è
Ma già
E ancora
Infinita primavera

 

Padova 1 dicembre ore 22.45

 

Marta Celio (Santa Maria, Svizzera, 1976), da In punta di piedi (Mimesis, 2017)


Sto scrivendo da un tempo diverso

Sto scrivendo da un tempo diverso,
dove tutte queste cose non sono piú importanti.

Ho sempre ferma in testa un’immagine di me
da bambino, e i suoi occhi sono buoni.

Vorrei che fosse l’unica immagine del libro,
ma è soltanto una mia proiezione, qualcosa che si è perso.

Scriverlo non significa salvarlo
ma tornare ad avere i suoi occhi per un attimo;

ripercorrere i movimenti della sua natura,
starlo a sentire, perdonare il suo futuro.

Simone Burratti (Narni, 1990), da Progetto per S. (Nuova Editrice Magenta, 2017)


Buone Feste!

Il blog augura a tutti buone feste. Riprenderemo a pubblicare le poesie dall’8 gennaio!