lui mi ha portato tanto

lui mi ha portato tanto
lui mi ha tolto la morte:
a pena avresti
riconosciuto il nome
mio o di un altro.
Chiedeva: “avrà smesso di piovere?”
Io avevo ancora gli anni
per saperlo, per entrare
in casa e uscire
ferendomi o al riparo, mentre lui
seguiva l’accadere con un dito
sapeva dove andavano le vene.

Franca Mancinelli (Fano, 1981) da Pasta madre (Nino Aragno ed., 2013)

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invidierai l’aria che rimane

invidierai l’aria che rimane
sospesa oppure immersa
là dentro agli alberi, nella pianura
sarai il battito chiuso di quei polsi
in stagioni di luce elettrica,
lo sguardo che gratta la vernice
e segna la sua nascita e il suo amore;
ma prima che squilli la porta e torni
lo stormire di tv senza canale
formicolando grigia come il mondo
visto dalle astronavi dei non nati
tu decrepita per molta ingenuità
sillabando con fatica
con la mano destra stretta
avrai ancora una parola
calda al ferro della cella.

Franca Mancinelli (Fano, 1981), da Mala kruna (Manni, 2007)


Franca Mancinelli consiglia Chandra Livia Candiani

La maniglia 

Si posa piano il suo gesto
sulla mia assetata utilità
apro a corridoi e frasi
interrotte e bambina.
Dormono tutti ma lei
scavalca le ore come
camicie di forza e vaga
dritta e impetuosa
nella piega e nella resa
del turbine di luce braccata,
ornate sono le finestre
raggianti della nera
nera notte, animale
vaghissimo immenso
e bambina,
le sbircia conta e riconta
i passi gli sguardi bianchi
e fruscio di sciarpe.
Il gatto scivola smemorato
tra i sogni d’intensa serenità e bambina. Piove
o non piove i cassetti chiudono
con uno scatto vestiti pesanti
di anni e bambina.
Gonna nell’armadio e bambina
geranio buio balcone e bambina
passi di nessuno e bambina
bicchiere
senz’acqua
dentro
e bambina.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952),  da Il sonno della casa in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012)

Mentre gli altri sono immersi nel «sonno della casa», una bambina è sola ad affrontare il silenzio, a tastare il buio. Per lei alcuni luoghi e oggetti si svegliano,  prendono parola, si presentano: sono Gli scaliniLa manigliaI vetriIl pavimentoIl muroLa scrivania. Una magia li attraversa, ci guida a riscoprire la loro presenza quotidiana. Così gli scalini, spazio del transito, testimoni del nostro trascorrere nella vita. Oppure la maniglia che apre l’andare libero e impetuoso della bambina attraverso le stanze e ogni cosa che la rinomina e contiene: perché ogni cosa è in lei, è parte di lei, è attraversata e come ridisegnata dal suo passaggio. E lei non è più sola, è grande e fragile, ha paura e combatte la paura; non sa da dove le venga la forza, ma sa che ogni giorno deve esercitarla, affinarla, renderla esatta come un colpo sferrato contro il male. (La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore si intitola il libro di Chandra Livia Candiani in uscita per Einaudi). (Franca Mancinelli)


lui mi ha potato tanto

lui mi ha potato tanto
lui mi ha tolto la morte:
a pena avresti
riconosciuto il nome
mio o di un altro.
Chiedeva: “Avrà smesso di piovere?”
Io avevo ancora gli anni
per saperlo, per entrare
in casa e uscire
ferendomi o al riparo, mentre lui
seguiva l’accadere con un dito
sapeva dove andavano le vene.

Franca Mancinelli (Fano, 1981), da Pasta Madre (Nino Aragno editore, 2013)


Con la costanza degli insetti

Con la costanza degli insetti
torniamo contro questa
luce che non si apre, che ci spezza

quanto ancora busseremo
al vetro che  divide
l’ossigeno dal cuore?

Franca Mancinelli (Fano, 1981), da Pasta madre (Aragno, 2013)


vorrei con le parole aprirti

vorrei con le parole aprirti
questa vita come una mano
che sul tavolo capovolta
aspetta d’essere riempita
stretta nella tua. Vorrei la lingua
a chiudere ogni foro, a intonaco
di questo intreccio di sterpi bruciati.
Saremo due camicie
appese l’una dentro l’altra
per una stagione intera
dove la penombra ha immerso
l’amo negli inverni.

Franca Mancinelli (Fano, 1981), da Mala kruna (Manni, 2007)