Come avere paura degli occhi 

Come avere paura degli occhi
come sapere che tutte le bocche
professeranno il falso
e per prima la tua
dirà cose che non vuole
vedrà cose che non sa
ma il vero più del falso
resta nelle parole che non riconosco
perché non hanno la tua forma
la calce bianca dei tuoi sensi
deformati per l’occasione
parole annerite, scartavetrate
cercano rifugio tra le mie
ma non trovano
che una pace fatta di spilli
di mura che non tengono
di soldati che non parlano la tua lingua

Carmen Gallo (Napoli, 1983), da Paura degli occhi (L’arcolaio, 2014)

– consigliato da Franco Buffoni

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In my day, we knew how to drown plausibily

In my day, we knew how to drown plausibily,
to renounce the body’s seven claims to buoyancy. In my day,
our fragrances had agency, our exhausted clocks complained so beautifully
that cause began to shed its calories
like sparks. With great ostentation, I began to bald. With great ostentation,
I built a small door in my door for dogs. In my day,
we were reasonable men. And there was the promise of pleasure in every question
we postponed. Like a blouse, the most elegant crimes were left undone.
Now I am the only one who knows
the story of the baleful forms
our valences assumed in winter light. My people, are you not
horrified of how these verbs decline –
their great ostentation, their doors of different sizes?
Ben Lerner (Topeka, 1979), da Le figure di Lichtenberg (TLON, 2017)
– consigliato da Carmen Gallo
Ai miei tempi, sapevamo annegare plausibilmente,
rinunciare alle sette rivendicazioni del corpo sul galleggiamento. Ai miei tempi,
i profumi avevano iniziativa, le nostre pendole esauste si lamentavano così
splendidamente
che la causa cominciò a perdere calorie
come scintille. Con immensa ostentazione, cominciai a perdere i capelli. Con immensa ostentazione
costruii una porticina dentro la porta per i cani. Ai miei tempi,
eravamo uomini ragionevoli. E c’era la promessa del piacere in ogni dilemma
che postponevamo. Come una camicetta, i crimini più eleganti li si lasciava sbottonati.
Adesso che l’unico che sa
la storia delle forme perniciose
che le nostre valenze assumevano alla luce invernale. Gente mia,
non siete orripilati da come si declinano questi verbi…
dalla loro immensa ostentazione, dalle loro porte di diverse dimensioni?

Individuare uno ad uno

Individuare uno ad uno
ogni grado di necessità
assegnare come un nome
una mappa affidabile di ogni tua
minuscola escoriazione

Carmen Gallo (Napoli, 1983), da Paura degli occhi (L’arcolaio, 2014)

 


Come avere paura degli occhi

Come avere paura degli occhi
come sapere che tutte le bocche
professeranno il falso
e per prima la tua
dirà cose che non vuole
vedrà cose che non sa
e il vero più del falso
resta nelle parole che non riconosco
perché non hanno la tua forma
la calce bianca dei tuoi sensi
deformati per l’occasione
parole annerite, scartavetrate
cercano rifugio tra le mie
ma non trovano
che una pace fatta di spilli
di mura che non tengono
di soldati che non parlano la tua lingua

Carmen Gallo (Napoli, 1983) da Registri di poesia #5 (Edizioni d’If, 2012)