Quando l’occhio si oscura

Quando l’occhio si oscura
non cercare il calore della
mano che la palpebra abbassa,
scappa la melodia della parola,
la voce che ti sorride coi denti rifatti.

Se la lingua è mondo, è
specchio, trovatici con la pupilla
spalancata, pescaci da quel nero
quell’inchiostro che dica la parola
verticale. Alla sua ombra crescono
domande, si fa spazio
al respiro del pensare.

Non parola orizzontale che sommerge,
ma il bianco dei margini, la pausa che
copre l’assenza tra te e me.

Elisa Biagini (Firenze, 1970), da Da una crepa (Einaudi, 2014)


Ho sedie nel petto

Ho sedie nel petto,
vuote, per ospitare
respiri più pesi di
libri, bolle d’aria
risucchiate d’ombra,
un guscio nero
(dice il vero chi dice ombra).

Elisa Biagini (Firenze, 1970), da Da una crepa (Einaudi, 2014)


“Impatient of the fewest words” (dialogo tra Emily e Paul)

In piedi, sulla soglia,

il mio occhio nella tua
mano, la tua lingua
sul mio orecchio:
cosí ci conosciamo,
toccandoci, perché
la pupilla è sgranata
per lo sforzo, le papille
come scartavetrate.

Se l’asse cede, se la
voce affonda,
c’è qui,
nell’aria, la
parola-ramo
che ci tiene.

 

Elisa Biagini (Firenze, 1970), da Da una crepa (Einaudi, 2014)


Quel tavolo

Quel tavolo,
le sedie, i cento
soprammobili, sono
il tuo corpo, ogni
pezzo uno specchio
che ti dice, acqua di piatti
che non riflette
gli occhi.

Elisa Biagini (Firenze, 1970) da L’ospite (Einaudi, 2004)


Quante tu sono

Quante tu sono
in te,
come
chiodi sotto
strati di colore,
cicatrici
notate solo al
tatto, chiavi
rimaste
in fondo
ad un cassetto?

Elisa Biagini (Firenze, 1970), da L’ospite (Einaudi, 2004)


mi specchio ancora

mi specchio ancora
in questi piatti
verde piscina, ogni
forma di pentola
una bussola per
tornare da questo
muro intero, al buco
nero che è la tua cucina.

Elisa Biagini (Firenze, 1970), da L’ospite (Einaudi, 2004)