C’era ancora silenzio nella via

C’era ancora silenzio nella via, nessuno avrebbe mai visto, né saputo niente di tutto quello che stava succedendo lì, se un fiore di plastica non fosse caduto dal balcone del primo piano, attirando l’attenzione sulla casa, nella finestra, nel riflesso dello specchio che gridava. Finiscono così i pudori, i segreti, le bugie storte dentro i muri, tra gli stipiti bianchi, sui cuscini.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Interni con finestre (La Vita Felice, 2009)


Progettava così la sua vita

Progettava così la sua vita. Dalla finestra misurava il tempo delle cadute: degli stracci, delle pattine appena lavate, delle bottiglie di plastica schiacciate. Prendeva appunti: vento, attrito, condizioni variabili della temperatura, l’impatto delle cose sul terreno, lo scomponimento dell’oggetto, le fratture irreparabili. Aveva trent’anni, era lì da poco. Abitava al quarto piano della casa nuova: quella che non c’era quando ero piccolo, quella fatta sul posto della fabbrica di gomma e cerchietti, vicina al rottamaio che stortava tutto. Distruggeva.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Interni con finestre (La Vita Felice, 2009)


Si arriva sempre nella vita di qualcuno

Si arriva sempre nella vita di qualcuno:
in un punto a corto di saliva e ci si resta
per sentire le crepe scendere, spaccarsi
come una carezza furibonda, da gridare.

I bambini trovano sempre una testa
mozzata in mezzo ai giochi e il sangue
lo inventano. Iniziano così gli spaventi
per caso, dentro le carezze.
E che si sappia quale buio resta nelle ceste.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


Non si finiscono mai i sogni

Non si finiscono mai i sogni
non si finiscono le fiabe.
I bambini girano la faccia
un attimo prima della paura
respirano forte fin dentro la notte
fanno buia la stanza: la guardano
da un’altra parte la luce.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


A volte ci si protegge dall’amore

A volte ci si protegge dall’amore
con un altro amore, dalle onde
stando con la testa sotto l’acqua.

Dal dolore si passa facendosi sottili
come una luce d’alba che subito finisce.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


Adesso dimmi cosa spendere

Adesso dimmi cosa spendere
per raccogliere bugie
tagli che ci permettano ancora
di volerci bene?

Si fanno provviste inutili dentro
queste mura, qualunque sia stato
il nostro nome visto per davvero.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


Sono fatti così gli abbandoni

Sono fatti così gli abbandoni:
restano fino a trovarti, fanno
fino a commuoverti in una parola sola
in poche cose, in quello che tieni
stretto tra le mani e non c’è già più
davvero.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)