Certe mattine

Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio,
i segni della lotta
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l’alto
e un filo d’erba impassibile
che lo aspetta
a pugni alzati:
come sono soli gli adulti.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952) La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore (Einaudi, 2014)

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Caro male

Caro male,
non ti chiedo ragioni
è questa la legge di ospitalità,
ti tengo come una piuma
anche quando sei montagna scottante,
ti sfioro con la tenerezza
dell’assenza di medicina
nell’urgenza della vita
che si sfoglia.
Ti do riparo
proprio a te che mi scoperchi.
Non ti voglio bene male
ti so sapiente ti tengo d’occhio
e nido sono
di te che mi assapori
e poi sputi il nocciolo,
levigata smemorata
nasco da te
delicata come un sorso
feroce come un numero
in attesa
come la lavagna
a scuola.
Scrivimi.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952), da Fatti vivo (Einaudi, 2017)

– consigliato da Rossella Renzi


Che ne ho fatto di me?

Che ne ho fatto di me?
La poesia sanguinaria
dell’infanzia
il puma tatuato nel sangue?
Nel presto della corrente
sono pentolino di latte
che bolle e trabocca
fuori c’è cielo
c’è acqua
cielo inquieto
sopra terra arsa
movimento sull’acqua
e mirabolante fuoco
che fa tutto insigne
e incendiato,
nello spazio tra le costole
fluttuanti
un martello sfascia
ogni silenzio modesto.
Dillo forte
fortissimo gridalo
l’urto del mondo
alle porte dei sensi.
“Sono qui
sono qui” con sguardi
come laghi
semino il grazie
più piccolo che c’è.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952) La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore (Einaudi, 2014)


L’universo non ha un centro

«L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa cosí:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro».

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952), La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore (Einaudi, 2014)


Franca Mancinelli consiglia Chandra Livia Candiani

La maniglia 

Si posa piano il suo gesto
sulla mia assetata utilità
apro a corridoi e frasi
interrotte e bambina.
Dormono tutti ma lei
scavalca le ore come
camicie di forza e vaga
dritta e impetuosa
nella piega e nella resa
del turbine di luce braccata,
ornate sono le finestre
raggianti della nera
nera notte, animale
vaghissimo immenso
e bambina,
le sbircia conta e riconta
i passi gli sguardi bianchi
e fruscio di sciarpe.
Il gatto scivola smemorato
tra i sogni d’intensa serenità e bambina. Piove
o non piove i cassetti chiudono
con uno scatto vestiti pesanti
di anni e bambina.
Gonna nell’armadio e bambina
geranio buio balcone e bambina
passi di nessuno e bambina
bicchiere
senz’acqua
dentro
e bambina.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952),  da Il sonno della casa in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012)

Mentre gli altri sono immersi nel «sonno della casa», una bambina è sola ad affrontare il silenzio, a tastare il buio. Per lei alcuni luoghi e oggetti si svegliano,  prendono parola, si presentano: sono Gli scaliniLa manigliaI vetriIl pavimentoIl muroLa scrivania. Una magia li attraversa, ci guida a riscoprire la loro presenza quotidiana. Così gli scalini, spazio del transito, testimoni del nostro trascorrere nella vita. Oppure la maniglia che apre l’andare libero e impetuoso della bambina attraverso le stanze e ogni cosa che la rinomina e contiene: perché ogni cosa è in lei, è parte di lei, è attraversata e come ridisegnata dal suo passaggio. E lei non è più sola, è grande e fragile, ha paura e combatte la paura; non sa da dove le venga la forza, ma sa che ogni giorno deve esercitarla, affinarla, renderla esatta come un colpo sferrato contro il male. (La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore si intitola il libro di Chandra Livia Candiani in uscita per Einaudi). (Franca Mancinelli)