Qui sto senza paesaggio

Qui sto senza paesaggio,
pere, mele, stagioni, cielo, niente,
soltanto suppellettili, una campagna
fatta ad artificio. Ma già da piccolo
per gioco stendevo una coperta
nella stanza, sopra mucchi di carta,
ed era un panorama,
una salma di monti.
Di tutto ciò qualcosa resta,
adesso, che scrivo a letto,
che io faccio la terra.
Valerio Magrelli (Roma, 1957), da Nature e venature (Mondadori, 1987)
– consigliato da Matteo Fantuzzi
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Più delle parole valgano i silenzi

Più delle parole valgano i silenzi
quello che non dici, il movimento
delle dita, il male e il bene uniti
nella stessa frase che racconta
tutta un’altra storia eppure parla così bene
a me che riconosco ormai qualsiasi
tuo respiro, l’incrinatura della voce,
ogni lamento, disperazione, pianto.
Quello che non dici riempe ogni tramonto
colora i capannoni industriali, copre le saline
veste gli autotreni, muove l’asfalto
come un filo d’erba che entra nel cemento
(e porta un po’ di gioia su questo mondo).

Matteo Fantuzzi, (Castel San Pietro Terme, 1979), inedito


Aspetto davanti alla stazione di Bologna

Aspetto davanti alla stazione di Bologna
un mio amico residente nel bresciano
e che non vedo ormai da tempo.
Non tutti i viaggiatori sanno che lì
c’è un orologio rotto: alcuni modificano
il proprio, mentre altri si rivolgono
agli addetti chiedendo spiegazioni,
lamentando il disservizio.

E per certuni quella lapide è patetica,
porta tristezza alla mattina presto a questi
che si recano al lavoro. Gradirebbero piuttosto
un cartellone che la sostituisca,
qualcosa d’esplosivo, una pubblicità di sconti
eccezionali, di prezzi bomba, qualcosa
d’inimmaginabile, che colpisca le coscienze,
che sui passanti abbia un effetto devastante.

Matteo Fantuzzi (Castel San Pietro Terme, 1979), da Kobarid (Raffaelli, 2008)