Così sparpagliate, le notti,

Così sparpagliate, le notti,
respirate dall’alto a luce accesa
un gioco scalzo dei giorni sul viso.
Non volevamo noi morirci dentro
come piante senza sete
a rimandare l’ultima parola,
credevamo di tremare più degli altri
alla fine della festa, sotto casa…
Sei sempre tu nella mia caccia di presagi
anche il vento lungo i nastri della sagra
è il mio perderti ogni volta
un ritrovarti.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da La coinquilina scalza (La Vita Felice, 2008)

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Da piccola sbattevo le porte…

Da piccola sbattevo le porte…
Quando sono diventata una che resta
seduta, che svuota le estati
a guardare la stanza dal balcone
per vedere se rientrando
neanche l’ultimo fantasma se n’è andato?
Ho un nuovo cane che dorme di fianco,
ma tornano le stesse sere lunghe
le porte che sbattono addosso
senza la scossa accesa del fragore…
Bisogna avere la natura di chi resta
per saper tenere gli occhi sugli addii
che durano di più a farli da soli.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da La coinquilina scalza (La Vita Felice, 2008)


Sono nata a pugni chiusi

Sono nata a pugni chiusi
e a pugni chiusi
rimango a fare muro alle stagioni.
Vorrei poter andare via con l’aria
come i turisti che sciamano leggeri
dentro la sera ferma dell’estate.
Ma stringo sempre meno, tra i capelli
raccolgo tutta l’acqua che non piove
e quando i fuochi impazzano mi pianto
contro le linee accese dei destini
come l’ultimo boato senza luce.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da Una stagione d’aria (Donzelli, 2017)


Tutti i miei anni identici li lascio

Tutti i miei anni identici li lascio
in fila nei cortili e sui balconi
come i giocattoli che a fine pomeriggio
rimangono per prendersi la notte
e passano i mattini ad asciugare
e perdono colore a poco a poco.
Ogni volta che mi fermo faccio casa
in ogni casa faccio i miei cortili
di noia abbandonata che rimane.
Forse possiamo vivere soltanto
in queste due nature senza pace
chi in ogni cosa abita e chi passa
da sempre
chi fa il vento e chi fa il muro.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da Una stagione d’aria (Donzelli, 2017)


Energia mutabile

L’amore vero, tu lo sai, è volere
la gioia di chi non ci appartiene
è questo uscire, traboccare
da se stessi, come il sangue dalle vene
per un taglio, è l’irrinunciabile,
amore energia mutabile eterno bene.

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Ferite e riforniture (Mondadori, 2006)

– Consigliato da Isabella Leardini 


Dovrebbe essere tutta un’altra cosa

Dovrebbe essere tutta un’altra cosa
la giovinezza
e non questo disperdersi d’estati
un lungomare rasoterra.
Prego ancora una corsa dei giorni,
un tocco casuale che apra il cielo
nel gioco che cambia in abbraccio,
dovrebbe essere tutta un dieci agosto
un gran desiderare la paura.

Isabella Leardini (Rimini, 1978) da La coinquilina scalza (La vita felice, 2004)


Chi perde il tempo di essere felice

Chi perde il tempo di essere felice
per prima cosa perde le risate
che tolgono il respiro, poi qualcuno
scende dentro lo sguardo lo fa nero
come l’argento chiuso nei cassetti.
Sempre la stessa età lo stesso giorno.
Chi perde il tempo di essere felice
ha l’aria di una casa stagionale
che si prepara a vivere e riempirsi.
Tutta la fronte chiusa dentro un lampo
che non si compie mai nel temporale.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), inedito