Dovrebbe essere tutta un’altra cosa

Dovrebbe essere tutta un’altra cosa
la giovinezza
e non questo disperdersi d’estati
un lungomare rasoterra.
Prego ancora una corsa dei giorni,
un tocco casuale che apra il cielo
nel gioco che cambia in abbraccio,
dovrebbe essere tutta un dieci agosto
un gran desiderare la paura.

Isabella Leardini (Rimini, 1978) da La coinquilina scalza (La vita felice, 2004)


Chi perde il tempo di essere felice

Chi perde il tempo di essere felice
per prima cosa perde le risate
che tolgono il respiro, poi qualcuno
scende dentro lo sguardo lo fa nero
come l’argento chiuso nei cassetti.
Sempre la stessa età lo stesso giorno.
Chi perde il tempo di essere felice
ha l’aria di una casa stagionale
che si prepara a vivere e riempirsi.
Tutta la fronte chiusa dentro un lampo
che non si compie mai nel temporale.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), inedito

 


È questo che ancora ci tiene

È questo che ancora ci tiene
nei ritorni d’estate a mezz’autunno,
il rumore d’erba e foglie
il loro schianto.
E lasciarsi al balcone
alla magrezza del mattino
quando il sonno non c’è stato
è un colpo aperto agli occhi,
forse il male
di certa luce enorme che riapre
in un’aria che si vede,
il senso, il mare.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da La coinquilina scalza (La Vita Felice, 2008)


Da quando ti ho incontrato ho ancora voglia

Da quando ti ho incontrato ho ancora voglia
di appendere qualcosa ai muri,
di risentirmi in pace coi miei muri…
Ma lungo il gesto breve, nell’esatto
modo di sistemare le candele
c’è già tutta l’attesa del tuo sguardo
e la vertigine veloce di stagioni
che passeranno prima che tu veda.
Anche così ci si alza e si vive
come svuotando e riempiendo la casa
non di sé ma dell’arrivo di qualcuno…

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da La coinquilina scalza (La vita felice, 2002)