Si muoveva senza alcun tipo di controllo

Si muoveva senza alcun tipo di controllo,
i suoi movimenti, anche i più futili o insensati,
si adeguavano a un ordine prestabilito,
il suo esistere si verificava nell’accettazione.

Era facile trovare la giusta posizione allora,
il tono con cui pronunciare discorsi importanti,
la postura ben eretta, le spalle larghe, il bacino vivo.
Gli altri si conformavano a lui, lui agli altri
c’era rispetto e ammirazione.

Di colpo, dunque, il vetro si è infranto
ma l’insetto dietro la finestra
non ha reagito né ha fatto parola.
L’argilla solidissima si è disseccata.

Avevamo bisogno di un consiglio, di un ordine,
di un destino, non di frammentarci qui dentro
come anmali metallici; è rimasta la paura quindi,
fangosa come una memoria a venire,
profonda nella pelle scavata. Servirà del Cif
per cancellarla, un coltello.

Pietro Cardelli (Borgo San Lorenzo, 1994), da Quattordicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos Y Marcos, 2019)


Mulinuccio

I piloni altissimi, incombenti, strati
di cemento e blocchi, uno sopra l’altro,
a costruire strutture ruvide, inattaccabili
e le faglie che si aprono sono memorie
sono solchi nella pelle, quando
non c’era più niente da fare e dall’alto
li vedevi che precipitavano “Fermatevi
un momento, aspettatemi, vi prego” e loro
non aspettavano, non potevano.

Eccoli per terra che ti guardano.
Così gli anni passano lenti
sono scorati come i volti, nodosi:
la moglie che ti caccia di casa, esausta
i vicini stizziti, l’arancio, l’arancio
in ogni spostamento e la vertigine
purissima.

Sopra c’è tutta una velocità diversa,
c’è un trangugiare i chilometri. Si sentono
esplosioni, camion pesantissimi, e
anche quando si capiscono i perché
(eccola la ragione, eccolo il suo sgranocchiare)
non per questo non c’è napalm e baratri
profondi: c’è quiete, ma è indifferenza,
e anche il fiume , l’oltrefiume, la Lora
sono sommersi, si abbandonano al flusso.

Guardaci qua sotto, guarda noi
che non ti vediamo tanto sei alto,
consegnaci qualche parola, abbi pietà
se ridiamo; non vogliamo recarti dolore,
un gesto, un segno, è abbastanza, poi
ce ne andiamo, lo prometto, perdonaci.

Pietro Cardelli (Borgo San Lorenzo, 1994), da Quattordicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos Y Marcos, 2019)