Tutto è compiuto

Tutto è compiuto
ancor prima
che accada.
Cos’è accadere
se non l’orma che precede
il passo che affonda?
Combacia sempre la forma
col peso di un’ombra.

Rossana Abis (Cagliari, 1969)inedito

-consigliato da Franca Macinelli

 

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Martedì 9 Ottobre, 2012

Ho questa sensazione insostenibile di non fare niente. Solo starmene seduto. Provare a uscirne. Mangiare esageratamente. Masturbarmi esageratamente.
Troppo impegnato con me stesso per uscire di casa, o leggere un libro, o guardare un film.
Ho bisogno di sesso violento o di una rissa.
Ma nessuna delle due cose è attuabile, visti il mio isolamento e la mia natura.
È come la sindrome delle gambe senza riposo, semplicemente la mia intera vita.
Voglio fare qualcosa di folle ma voglio che la cosa folle mi si presenti davanti mentre vago per il salotto.
Non ho combinato niente e capito che il vero motivo per cui vado a scrivere in un bar è perché in un bar non posso masturbarmi.

Spencer Madsen (New York), da You Can Make Anything Sad (Publishing Genius, 2014)

-consigliato da Simone Burratti


negli stessi anni questa poesia

‘Amore, amore,
lieto disonore’
Sandro Penna

negli stessi anni questa poesia ‘amore,amore’ di Sandro
Penna, gay nei cinquanta, come un islamico oggi guardato
a vista. e invece lui -così lieve- a noi ci lascia la dolcezza
dei greci e l’aria: toglie l’onore un altro modo d’amore.

Biagio Cepollaro (Napoli, 1959), inedito


Stare con un bambino

Gli alberi sono verdi, se c’è vento
le foglie tremano, quelle sono rondini, questo posso dirti: nei millenni
attendiamo la sillaba, la clausola assolta
sul labbro, non arriva, basta
a distrarre una caramella nella vertigine, una mentina
è stata promessa all’abisso, non altro: ti porterò a scuola.
Ti porterò a casa da scuola. Ti riporterò a casa
ogni giorno dalla scuola della luce, dai licei del tremore,
quando andrai a giocare fino ai margini, ti prenderò
in tempo prima di quel vuoto. Non altro, ti porterò
a giocare sui confini.
Gli alberi sono gialli, quando piove
vuole dire che è autunno, quelli sono passeri, questo posso dirti, quando
vengono nella mano a beccare è perché
hanno fame, è perché lo so, dà loro
le briciole che abbiamo tenuto da parte, anche tu avrai fame, ti cercherò
il cibo, non altro, posso darti questo: il cibo, il luogo
sul tuo sonno, quando piangerai,
ti abbraccerò. Ti laverò. Nessuno
potrà toccarti finché sarò con te, ti sosterrò
quando ti alzerai e ti terrò nei passi, ti lascerò andare
fino all’aria, all’erba, sul confine. Cadrai,
ti alzerò. Ti lascerò andare. Non altro, ti insegneranno
a scuola. Ti porterò a casa, ogni giorno
ti riporterò a casa dalle scuole, da tutte le scuole ti porterò a casa, ti darò
il cibo, il caldo, il sonno, staremo
insieme, ti farò e mi farai ridere, ti comprerò il quaderno,
altri ti insegneranno, io ti porterò a casa, ti farò e mi farai ridere, staremo
insieme, ti lascerò andare, niente
fin che sarò con te potrà toccarmi.

Paolo Donini (Modena, 1962), inedito

-consigliato da Emilio Rentocchini


La mia vita

La mia vita
assomiglia un poco
all’eterno corridoio
di questa casa di riposo.

Luci al neon
infermiere premurose o sbrigative
con cuffietta,
medicinali, dolcetti,
aria di chiuso.

E qui in fondo
la mamma che sorride.

Antonio Turolo (Mestre, 1962) da Corruptio optimi pessima (Nuovadimensione, 2007)


Costruire la fonte per disperazione

Costruire la fonte per disperazione
e dal disastro dell’arnia oro e miele.

*

Questo marmo freddo della cucina,
le carni crude ancora accartocciate.

Ci muoviamo tra le sedie, il tavolo,
con la precisione di angeli muti
che per la prima volta abbiamo visto
il proprio viso e il proprio corpo vivo.

Seduti, pensiamo alla fame sorda
degli animali in fuga, impauriti
dal fuoco spento di qualche dolcezza.

*

Quello che vedi scava negli occhi
doveri di fondamenta e cantieri.

Pianta chiodi fissi sull’asse, legno
Cavo di tarli, passi consumati…
La posizione è questa
mentre i cancelli si aprono lenti
sull’erba lenta dei campi a maggese.

*

Scritture fredde dell’inquisitore:
cespi d’erba strappati alle porte,
intonaci caduti come braci.
Pulisce dalla cenere gli occhiali,
le lenti spesse crepate su un lato.
Una genia di topi scivola
dall’avena al grano, dorme tra muri
incarboniti. Sogna il sereno.

*

Sale fredda dai polsi, come scheggia
d’ossa dissepolte dall’erba fresca.
Dove dormono dalie e lavanda
il libro mostra corsie, padiglioni
d’ospedale, acido fenico. Dice
l’incurabile, a mezzo sonno, muto:
calcinate queste tracce, accerchiatele
di laterizi, ferri di sostegno,
stagno – e muratene la luce fioca:
rinverranno l’umido di una porta
cancellata dalle planimetrie…

*

Mi vedi vivo così,
come il cane con in bocca la fine,
senza rimorsi; e dietro alle siepi
le labbra schiuse dei morti: cocci
sparsi sotto la crosta dei campi.

*

Lo sporco degli smarriti, il fieno
pestato e ammorbidito dai corpi.
Essere fieri del cibo, del pane.
Le novene in una lingua di rovi
con i merli a beccare la polvere.
Dietro la rimessa, dove mio padre
riparava i travi, tra l’erba alta,
la precisione fredda dei chiodi.

*

Torneremo sui cumuli muti
a farci calce. Qui, sotto all’edera,
ci sono le pietre bianche
prelevate dal muro per aprire
una porta alla casa nuova dove
sei morto: c’è tanta luce,
e un’aria fresca, immobile. Ho preso
sulle spalle le incombenze, i silenzi,
la voglia di dormire, il mutuo. Ora
lavoro ogni giorno, vengo da solo
a mettere una mano sopra i sassi
mentre mancano le parole giuste.

Sento i nervi e i denti tirarsi piano
nella loro posizione, rientrare
negli alvei come un ordine,
una correzione.

Andrea Ponso (Noventa Vicentina, 1975), da I ferri del mestiere (Mondadori, 2011)


Amico mio

Amico mio
osserva questo ridere. Sono i colli
dentro una luce di luglio; oppure
sono i denti
che di scatto scivolano in immagine
e restano vicino alla corteccia
come aggrappato muschio e coagulo
sangue di un’ombra. È una materia chiara
liquida; come vista da una vitrea
superficie e attraversata
da una nuvola priva d’affanno
e di dolore. Ritrovalo.
Perso, sperduto dove sia
maledetto e ansante. Ama
questo ridere
amico mio.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), inedito