Aver vegliato tutta la notte sui simboli

Aver vegliato tutta la notte sui simboli
e uscire nell’aria fresca della notte
poco prima dell’alba.
I meli sono lieti
dell’abbondante rugiada.
I miei passi sono lievi
ma mi piace pestare il ghiaino,
accarezzare le foglie
e portare alle narici i fiori.
Tu mi segui rimandendo silenziosa
come un’ombra.
Non sento neanche il rumore dei tuoi passi
mentre cammino,
non sento il tuo respiro, non sento la tua mano
nella mia mano.

Claudio Damiani (Foggia, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)


Per distrarsi dal tempo bisogna avere molte occupazioni

Per distrarsi dal tempo bisogna avere molte occupazioni,
obblighi, scadenze, conti da pagare e rimandare
rimandare l’attuazione, finché tutto finisce
e tutto scade naturalmente inevitabilmente.
Restano fogli di carta spiegazzati, guardati
mille volte e poi buttati. Sembra uno scherzo
ma passano gli anni e accompagnati da questa sensazione
di avere qualcosa da fare, molto importante,
molto urgente, si resta sempre
in un eterno l’altro ieri.

Patrizia Cavalli (Todi, 1947), da Poesie (Einaudi, 1992)


E così si arriva a dire che è

E così si arriva a dire che è
bellezza assoluta, impareggiabile,
il colore della pelle o altra forma umana,
e cosí si continua a ubriacarsi,
a fuggire lontano,
a finire nell’inesistente,
a non vivere.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da Credere all’invisibile (Einaudi, 2009)


Un gallone di kerosene

Un gallone di kerosene
mi hai chiesto di comprare
– tanto non ci sai arrivare…
E spiegavi la strada
e ripetevi nuovamente
la parola appresa
per considerarti…
Non è stata quell’odissea arrivarci,
a dire il vero sono stati da bambino,
occhi a colpo sicuro:
c’era il vecchio con cappello
e camicia come dicevi…
Aveva la barba incolta e voce
fumata tra i barili ossidati…
Alle sue parole vedeva le mani
col vuoto e prendeva un imbuto,
il barattolo a fil di ferro e travasava
piano a poca schiuma con l’odore acre
dappertutto tra il rumore sordo di lamiere…
Nel cartello c’era scritto, sbavato:
tre litri mille lire e allora poco più per quattro.
Ti ho voluto sorprendere facendo di corsa
a sentirmi dire “guà qui!”…
e hai sentenziato vedendo il pieno: “la prossima volta
con te risparmio le parole visto che sei uno che capisce,
finalmente…

Henry Ariemma (Los Angeles, 1971), da Un gallone di kerosene (Transeuropa, 2019)


Si muoveva senza alcun tipo di controllo

Si muoveva senza alcun tipo di controllo,
i suoi movimenti, anche i più futili o insensati,
si adeguavano a un ordine prestabilito,
il suo esistere si verificava nell’accettazione.

Era facile trovare la giusta posizione allora,
il tono con cui pronunciare discorsi importanti,
la postura ben eretta, le spalle larghe, il bacino vivo.
Gli altri si conformavano a lui, lui agli altri
c’era rispetto e ammirazione.

Di colpo, dunque, il vetro si è infranto
ma l’insetto dietro la finestra
non ha reagito né ha fatto parola.
L’argilla solidissima si è disseccata.

Avevamo bisogno di un consiglio, di un ordine,
di un destino, non di frammentarci qui dentro
come anmali metallici; è rimasta la paura quindi,
fangosa come una memoria a venire,
profonda nella pelle scavata. Servirà del Cif
per cancellarla, un coltello.

Pietro Cardelli (Borgo San Lorenzo, 1994), da Quattordicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos Y Marcos, 2019)


Sogno, o la terza riva di ogni fiume

il verde è il più crudele dei pugnali
ma un sogno     è abbarbicato come un crimine ai campi di ieri
abbarbicati alle sedie di legno di ogni albero di pino
i morti cominciano la scuola

colui che sogna     deve
seguendo una primavera scorrere in questo fiume
seguendo il fiume     battere la terza riva fra le bianche ossa

questo bianco amore né esistente né illusorio
eppure che costringe al rischio la rosa quotidiana
ti fa tornare al passato in mezzo ad un incendio
una musica eseguita fin dall’infanzia è sempre più spaventosa all’ascolto
ferita tenuta fresca dall’oscurità     come la stanza della notte
anche una mano premuta sul cuore ha un’eco
sempre più vuota     assediata dal fondo del fiume
solo in sogno riconosce     la malasorte che i poeti non riescono ad evitare

è la tua stessa malasorte
l’intera vita è una notte ad occhi sbarrati
la terra che vedi in sogno sprofonda incessantemente sotto i tuoi piedi
quando affonda nella carne     è profonda come la caduta nel
vizio     sulla terza riva nessuno che dorma o si svegli

Yang Lian (Berna, 1955), da Dove si ferma il mare (Scheiwiller-Playon, 2004)


E poi la cosa più stupefacente

E poi la cosa più stupefacente
è che noi siamo parenti del niente,
tutti, tutti, sì, dimmi di no,
fammi il piacere dillo, tanto per sentirlo,
dimmi che questo niente è titolato
pari di Francia, sapiente della Chiesa,
agente immobiliare ormai insediato
al centro storico o in qualche via adiacente.

Patrizia Cavalli (Todi, 1947), da Poesie (Einaudi, 1992)