«Ti amo.» «Ho bisogno di un amico.»

«Ti amo.» «Ho bisogno di un amico.»
«Che bella giornata.» «Fumo e non rido.»
«Ti chiamo.» «Il mio pensiero non piace.»
«Sono una donna.» «Bronzi di Riace.»
«Il mare ti assomiglia.» «Sì, ma giura.»
«Terra di nessuno.» «Moda futura.»
«È digitale, guarda!» «Ho mal di testa.»
«Apro la finestra.» «È questa la cesta.»
«Sono malato.» «Mi piace sognarlo.»
«Questo è mio figlio.» «Di questo non parlo.»
«Olio sale pepe.» «È una radura.»
«È morto.» «Vivere tra queste mura.»
Ogni momento è un disallineato
Tempo con l’altro mai ancora nato.

Jacopo Ricciardi (Roma, 1976), da Sonetti Reali (Iride, 2016)

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Non puoi immaginare, amico mio, quante cose

Non puoi immaginare, amico mio, quante cose
restano nascoste in una fine, non puoi
capire il pietrame triturato
che diventa la tua vita
eppure era bella, lo ricordo, era quella
che il vigore cosmico chiedeva, una giovinezza di frutteti,
l’arte suprema che mia madre augurava.

Milo De Angelis (Milano, 1951), da Incontri e agguati (Mondadori, 2015)


Non c’è più spazio per silenzi e dialoghi

Non c’è più spazio per silenzi e dialoghi
tra la vita e le pagine,
non c’è più tempo per le parole e il vino
chiari in un prato folto, sul gradino
gotico di una chiesa nella notte,
per un vago capirsi e non capirsi.
La fantasia è una realtà sfregiata,
l’amore un bisogno di umiliare.
Perfette la scissione, le metà:
da adesso vivere è solo ingannare,
da adesso scrivere è solo confessare.

Matteo Marchesini (Castelfranco Emilia, 1979), da Cronaca senza storia (Elliot, 2016)


Del resto: non è questione di aeroporti, questo mai.

Del resto: non è questione di aeroporti, questo mai.
Né partenza né arrivo possibili. Voli,
tragitti di luna e di buio, precipizi dell’aria.
Ali mitragliate,
da cui passano meglio la luce e la nebbia,
ali sconvolte e spiegate.
E questa immensa solitudine,
dentro la quale a volte risuonano voci, messaggi.
Solitudine,
rapidi incontri d’astri, viaggi che non finiscono,
ponti crollati. E giù,
sulla crosta terrosa dei campi deserti,
strisce di tracce e zampe, stoppie e orme.

Fabio Pusterla (Mendrisio, 1957), da Corpo Stellare (Marcos y Marcos, 2010)


Perduta

Il tuo sguardo rimpianto
il tuo sorriso perduto
i tuoi occhi azzurri
nella profonda oscura irrimediabile assenza
che mi lascia senza te
quando non riesco a respirare l’aria non tua
né a contemplare la terra che t’ignora
né posso di nuovo amare
la vita non vita dei miei giorni senza te
il tuo sguardo nei miei occhi
il tuo sorriso nella mia anima
la tua vita andata nella speranza cieca
di un percorso che compio
giorno dopo giorno senza te
avvolta nel calore sicuro della tua ombra
ugualmente senza te
ugualmente per sempre con te
nel sogno senza sogno
del tuo amore per me

Martha Canfield (Montevideo, Uruguay, 1949), da Luna di giorno (LietoColle – Pordenonelegge, 2017)


Angurie

Verdi Buddha
Nel chiosco della frutta.
Ne mangiamo il sorriso
per sputarne i denti.

Charles Simic (Belgrado, 1938), da Hotel Insonnia (Adelphi, 2002)


Se tu solo sapessi

[Se tu solo sapessi
la tauromachia che nelle vene mi galoppa
l’ansia d’averti che nel sangue attarda,
oppure la vampa che irrorata dagli occhi
dei miei capelli fiaccola violenta]

Domenico Arturo Ingenito (Vico Equense, 1982), da Per camminare rapidi sulle acque (Ladolfi, 2012)