Anno dopo anno il formichiere

Anno dopo anno il formichiere
muore lottando col giaguaro.
Da lontano non diresti la verità
di tanta combustione.
Un abbraccio o un passo figurato
invece, o l’incontro con l’angelo.
Se però vai lì lo vedi e lo sai.
Uno artiglia l’altro che lo morde
qal muso. Si tengono in tensione
e quasi vibrano uno dell’altro
fissati a un punto della vita
uguale dal primo minuto.
Giaguaro e formichiere imprigionati
nella perfetta luce di una sola azione
selvatica, senza sangue né scelta.
Ferocia con ferocia e attorno
nella siepe tra la stipa delle fate
i fiori sanno solo il loro bene.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), Acquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009)

Un giorno di novembre che il sole

Un giorno di novembre che il sole
rade sul lato dell’ombra
portando in luogo le cose sopra la terra,
qualcuno dice dei resti di un cane
trovati nel bosco di Cattabiano
mangiato con furia ma non per fame.

Antonio Riccardi (Parma, 1962) da Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti, 2004)


Entrando nell’erba matta

Entrando nell’erba matta
tra le macchine che affiorano
sentono il corpo immenso
meccanico e sepolto
forse di un automa.
Nel sistema organico delle macchine
ogni macchina è con l’altra in proporzione
per numero, volume, velocità.
Da sole o a gruppi o in più gruppi
sono perfette quanto più perfetto
è il meccanismo primo
e non l’uomo a guidare i passaggi
della materia prima.

Sarà vero che le piante sono case,
memorie senza nervi o segni
di evoluzioni biologiche? E sarà vero
che certi animali conoscono del mondo
la semplice illusione?

Antonio Riccardi (Parma, 1962), Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti, 2004)


Chiedimi conto di quanta felicità

Chiedimi conto di quanta felicità
ci porti in salvo ad ogni estate,
che per noi soli
è un’ora lenta senza risveglio
e senza nome senza fatica.

Antonio Riccardi (Parma, 1962) da Il profitto domestico (Mondadori, 1996)


Vado all’indietro nell’ombra

Vado all’indietro all’ombra
Giù per un canale d’erba tra felci d’acqua
Fino al vascone di sasso
In un fondo di secoli e radici
Così lontano ma poco lontano da casa
Dove miste tra un bene e un altro bene
Si perdono stagioni senza peso
Al pasto del sole.

Vado all’indietro nell’erba
All’ombra tra gli alberi di porcellana
Nel segreto di una famiglia.
Non so se questo mi salverà.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Il profitto domestico (Mondadori, 1996)