I duelli della vita

– Del tuo avversario cerca subito gli occhi –
mi consigliava ultimamente
lui
con il fervore di un maestro Tao.
– Lì dovrai leggervi il cuore: se sprezzante
e arido o smarrito
nell’insorgenza della sfida.
Ma dovrai farlo subito
prima dell’affondo.
Quando i ferri sono
ancora in linea.

Tiziano Broggiato (Vicenza, 1953), da Anticipo della notte (Marietti, 2006)

 

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Il buio dietro hai costruito

Il buio dietro hai costruito
accumulo di cristalli inutili:
vasi e bicchieri per mancati pranzi.
Su quei vetri una polvere tornia
disegni pesanti.
Agli estranei hai dato
il quotidiano di figli
in parole giuste,
forze misurate,
felice racconto
del fare bene…
Hai fermato amici,
risparmiato musiche,
parole della sera,
negato viaggi e sogni:
tolto libertà…
Perché la coperta
non allargava
la funzione unica
dell’amore.

Henry Ariemma (Los Angeles, 1971), da Arimane (Ladolfi, 2017)


Da un’altra psicologa

Quand’è fuori dal nido cosa fa?
Mi chiese dopo che con precisione
di panico e di agorafobia
le avevo riferito.

Domanda errata – le direi oggi –
non è andar fuori, è rincasare
che mi fa male.

Come un cane legato alla catena,
più corta
più lasca
dipende,
abito insieme alle mie ossessioni.

Potrei vivere a New York o a Nuova Delhi,
da questa casa
da questa città
non uscirò più.

Antonio Turolo (Mestre, 1962) da Corruptio optimi pessima (nuovadimensione, 2007)


V. Euridice

Teneva in mano la foto di lei, sussurrava:
<<Benché la strada sia impercorribile,
ti strapperò di dove sei>>.
E le labbra mute di lei mormoravano:
<<È tua la notte invincibile,
è morte sposata. I tuoi sogni
si disfano come la carne>>.
<<Arcuerò una musica stregata
venendo a te, la parola
che ti ricondurrà
alla nostra casa. >>
Ma lei disse, allo scoccare del sole:
<<Ormai io sono dove non guardi. E poi,
verresti a me con legacci e fardelli,
con la tua gabbia indosso?>>

Rosita Copioli (Riccione, 1948), da Furore delle rose (Guanda, 1989)


L’urlo della Sibilla

4 luglio 2015

Manca poco, per l’attimo preciso:
ancora qualche altro grado di sole,
di modo che si accorci l’ombra sul prato
e si arrotondino il naso
e le labbra, poi spalancherò la mia bocca
invisibile, ingoierò lo spazio e urlerò
con il fiato del vento quanto sto per dirvi
e che da secoli tenevo dentro.
Dunque eccolo, il minuto:
fate che le parole vi risuonino
nitide nella mente.

(Adesso che l’ho detto lo sapete.
Adesso che l’ho detto non potete
più fingere: addio, torno nel niente).

Massimo Gezzi (Fermo, 1976), inedito


Si può scavare nella scena del giorno

Si può scavare nella scena del giorno
come l’occhio nel verde
basta un maestro piccolo, una guida
alla volta, uno che è linea di montagna
ramo di salice, lavanda, fatti così
perché lo spazio insegna a conquistare
il cielo dietro e più lontano
è libera pazzia che cerca ancora
e scava in fondo a sé, finché mi avvista.

Silvia Bre (Bergamo, 1953), da La fine di quest’arte (Einaudi, Torino 2015)

-consigliato da Stefano Dal Bianco


Accade come in volo

Accade come in volo
l’età più sanguinaria, colorata
per una prima volta:
chi si fa lieve togliendosi il peso,
chi si perde nel denso labirinto
per non fare, per non essere.
La costruzione di una vita ha base
su quella sabbia spruzzata di lacrime
senza scienza, innocenti
davanti a tutto ciò
che non ha nome ancora che per gioco,
poi per sempre la spina di una vita
via da quegli anni brevi, di stupore.

Daniele Piccini (Città di Castello, 1072), da Terra dei voti (Crocetti, 2003)