Come dire che due ragazzi camminano

Come dire che due ragazzi camminano
sulla breve salita
e la notte cammina
in quel breve salire,
e in questo poco tempo noi siamo vivi,
erba, fiume laggiù
che mormori a tutto il vuoto e a me
l’eco del salire dei corpi?

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Il parco del Triglav (Stampa, 1999)

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Era buffo pensare a dei figli

Era buffo pensare a dei figli
per noi che non ne potevamo avere.
Ma è delle giovani coppie il diritto
di proiettarsi completi di tutto
nel futuro – immaginare una famiglia,
una posizione di rilievo, qualche
successo memorabile, memorie
da snocciolare serenamente.

A noi cui era negato un seguito
tutto questo era impossibile anche
da pensare – mancava il tassello
più importante a completare il quadro.
Il potere eterno di tramandarsi.
La forza che ancora nella Storia.
La fissità stabile di una traccia.

Com’era triste per gli altri non avere, 
concluso il giro della vita, un lascito 
di carne ed ossa, un nome tramandato.
Ma noi, col tempo, imparammo quanto
fosse ben più importante il valore 
di saper srotolare dietro sé la scia
di un commosso, pienissimo niente.

Giovanna Cristina Vivinetto (Siracusa, 1994), inedito


Improvvisamente dal tuo corpo

Improvvisamente dal tuo corpo
brilla la vita desiderata.
Baci e un’ora quasi al buio
quasi senza desideri.
Il piccolo prodigio di un’ora
sembra la forma di me e di te.
Né giusto, né sbagliato. Né profitto
né perdita a baciarti nella giungla.
Ma dietro di te vedo le stelle fisse
dipinte sulla volta del diorama
governare la vita corretta
del nostro pianeta.
Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Acquarama e altre poesie d’amore (Garzanti 2009)
– consigliato da Matteo Fantuzzi

Alte sopra la tangenziale, chiare

Alte sopra la tangenziale, chiare,
due case con in mezzo un capannone.
E’ questa l’apparizione,
ma non c’è niente da annunciare.

Eppure solo a vederli
là fermi, diritti davanti al sole,
i muri ti consolano
più di qualsiasi parola.

Cancellate, ringhiere,
scale, colonne, cornicioni:
ha l’aria, tutto, come se qualcuno
dovesse veramente rimanere.

Umberto Fiori (Sarzana, 1949), da Esempi (Marcos y Marcos, 1992)


Qui piove per giorni interi, talvolta per mesi

Qui piove per giorni interi, talvolta per mesi.
I sassi sono neri d’acquate,
I sentieri pesanti.

Sul bordo delle rogge:
girini, latte scure. Una valigia
incatramata.

Un filo d’olio cola
sulla ghiaia. Sopra, cemento.
Se gratti la terra: detriti,
mattoni scagliati, denti di coniglio.

Si possono pensare rumori umani,
passi, palle da tennis. Voci eventuali.
Ogni frantume è ammesso purché inutile.

Siccome questo è il vuoto c’è posto per tutto,
E quel poco che c’è, è come se non ci fosse.
Anche i binari sono perfettamente inerti,
le lucertole immobili, i vagoni
dimenticati.

E poi il pollaio. Le cose senza storia.
O fuori. Una carriola
che non ha ruote. Un pozzo. Un secchio marcio
privo di fondo. Il nome di uno scemo:
Luigino. Piume dentro la rete, di gallina.
Buchi dentro la rete. Trame rotte.
Quello che non chiamate crudeltà.

Io sono questo: niente.
Voglio quello che sono, fortemente.
E le parole: nessuno adesso me le ruberà.

Fabio Pusterla (Mendrisio, 1957), da Le cose senza storia (Marcos y Marcos, 1994)


Le labbra senza desiderio

Le labbra senza desiderio
sono lenzuola
stese ad asciugare.
Solo il vento le sfiora,
stendardi di malinconia.
Non sono le labbra
di questa ragazza,
popolate di baci,
rami spessi
dalle pesanti ombre.

Valerio Magrelli (Roma, 1957), da Ora serrata retinae (Feltrinelli, 1980)


La gioia di sapermi al riparo, ma non fu riparo allora

La gioia di sapermi al riparo, ma non fu riparo allora
la nostra vocazione di baciarci sotto
le lenzuola. Di giorno ti aggiri sola davanti
al mondo imbecille e pensi e muori.
La gente parla, spiega, quello che fa il pittore in via Boltraffio,
l’altro che ha messo in piedi una cantina, c’è anche chi ha fatto
la galera, chi ha tentato il suicidio mentre cade
la sera ti ucciderei io se potessi, ti caverei gli occhi
nel letto, l’imperfezione, il difetto
di quella stanchezza metrica di infanzia,
la materia bianca, la morte
mi moriva tra le braccia e quella volta
sì bruciavo di passione
cieca nella perfezione… non temere… non temere.
Un altro uomo se ne va. Ma io senza di te non ci so stare.

Mary Barbara Tolusso (Pordenone), da Disturbi del desiderio (Stampa2009, 2018)