È come essere morti prima di vivere

È come essere morti prima di vivere.
Non c’è rabbia, è disperazione.
Quella più netta e desolante,
più vicina al buio, al totale
smarrimento, e parla come uno sconosciuto.
Le giornate passano e questa mano
questa qui, incredibile eh? Non si sa
da dove sia venuta fuori.

Alessandro Pancotti (Milano, 1982), da Le iniziali (Lietocolle, 2014)

Annunci

Le bambine rimaste molto da sole

Le bambine rimaste molto da sole
da grandi sono donne irresistibili.
Così sono le sirene.
Si vedono la sera a certe latitudini
nuotare nell’acqua fluorescente
la pelle dolce, d’incanto e sotto di rame.
A volte, di giorno escono dall’acqua,
restano ferme all’ombra sotto i portici
e sentono rifiorire il rimpianto.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Aquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009)


Accorderemo i nostri ukulele

Accorderemo i nostri ukulele
a quattrocentotrentadue hertz,
faremo piste per monopattini,
cerchi nel grano, baffi a manubrio,
avremo caviglie di ricambio,
adolescenze in venti episodi.

Luca Rizzatello (Rovigo, 1983), inedito da Ophelia Borghesan, pubblicato su atelierpoesia.it.


La riva

La casa è alberi brillanti.
Dicono cielo
scosso dalla neve.
Ogni passo fa un grano
di sabbia del mare.
Ogni pietra è una testa di animale.

Quando le teste parlano
fanno dolore,
gli alberi tremano nel bosco

il suono allarga la riva.
La donna si siede,
si lascia stormire.

L’acqua riflette relitti
da un essere intero,
profondo

viene a una striscia di sangue
sul bordo.
Prima che il tempo ritorni

la donna si avvolge in un’alga.
Con un sasso scheggia una pelle —
taglia una piccola barca.

Francesca Matteoni (Pistoia, 1975), da Acquabuia (Nino Aragno Editore, 2014)


Siamo come il glicine

Siamo come il glicine,
aggrappati ad una casa
che nessuno sa.

Non ho imparato a tremare
come si deve.

Io so il tuo fianco
andare via al mattino
tra i fiori finti nei vasi.

Certi amori devono stare
nel buio dei portici
ma poi ritornano,
senza stagioni.

Martina Abbondanza (Cesena, 1993), da Il giorno tutto (Giuliano Ladolfi Editore, 2016)


Quando sarai vulnerabile

Quando sarai vulnerabile
a questa parola ti prego
raccogli l’oleandro dai piedi
sul dubbio del cancello
perché riconosca la strada
alle radici di casa.

Alessia Iuliano (Termoli, 1995), da Ottobre nei viavai (RP libri, 2018)


Futuro

Mia madre partorì a dicembre. La neve cadeva nel fiume.
Alla fine del mese l’acqua gelò sui pesci. Mi mostrarono a tutti
perché non ero morta: «…la toglieremo a pezzi, un braccio e
una gamba incastrati, forse incompiuti».

Di quel tempo resta solo un richiamo come un sibilo interno:
tornare in quel ventre con mia figlia, testa in giù, corpo
informe, due cordoni di carne intorno al collo.
Via da dicembre, dal fiume trasparente
indietro e indietro verso l’inconcepito
l’inizio aprile del nulla.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Il catalogo della gioia (Donzelli, 2003)