Travesía

El vjaje más
lejano
es el sosiego, a él vuelven todas las cosas,

                      como el hambre vuelve al pan                                                                                                           y el azul al azul más profundo.

Hugo Mujica (Avellaneda, 1942), da E sempre dopo il vento (Raffaelli, 2013)

Traversata

Il viaggio più
lontano
è la calma, lì tornano tutte le cose.

                come la fame torna al pane                                                                                                                                         e l’azzurro all’azzurro più profondo.

 


Storia naturale

Si dava da fare in mezzo al campo
lepre o uccello che fosse pedonando,
una macchia che attraversava energico.
Ma non andrebbe sempre così
vita che non chiedi il permesso per vivere.
Come punte di selce i frammenti
della memoria e del sogno
si posavano sul fondo del lago.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da L’aspetto occidentale del vestito (Guanda, 1976)


Quello che sogniamo la notte

Quello che sogniamo la notte
l’acqua che filtra da sotto.
Serve a poco quello che costruisci adesso,
devi fare i conti col tuo primo giorno,
col primo uomo,
col primo cenno di universo.
Quello che sognavo stanotte
era una malattia, è come se le fondamenta
fossero incurabili,
ed eccomi qui senza piume
nel groviglio dei rami
che stavano per fiorire, traditi anche loro
dalla neve.

Franco Arminio (Bisaccia, 1960), da Resteranno i canti (Bompiani, 2018)


L’era bella

Era bella la campagna orizzontale calpestata dal sole
sullo stradone che andava al mare Era bella la sua voce
sopra le borse della spesa che prometteva se fate i bravi
stasera faccio le patatine Era bello il sabato dopocena
Era bello contare le auto dal balcone io le rosse io le bianche io le blu
e alla fine la sua Era bella la stracciatella calda e l’erba cipollina
i denti di leone raccolti a mazzi sul sentiero che scendeva al lago
finché morivano in mano Era bello il Don Camillo
della buonanotte E poi era bella la domenica
che non pioveva mai e il giornalino
comprato sulla porta della chiesa
e andare in pace

Questo è il bello che hanno messo non sapendolo
come un grano sul mio palmo
perché lo avessi tu
Guido Cupani (Pordenone, 1981), da Meno Universo (Dot.com Press, 2018)

-consigliato da Francesco Tomada


Cosa devo guardare per sentire che non è così vero

Cosa devo guardare per sentire che non è così vero,
e riuscire a spostarti nelle faccende di casa,
a risospingerti lungo le strade. E tra le righe
vicine dei capelli guardo i sentieri del sottobosco
ingiallito. E riesco a vedere i vicoli di Napoli,
gli anni Trenta, i gatti, le gonne lunghe di una ragazza.
E tu mi dici: tu lo sai che è vero, tu resta forte e sereno,
quanti giorni hai davanti! Io sono morta di lunedì,
tu sei arrivato a guardarmi, ero una cosa vestita
con l’abito blu che mi avevi regalato e tutto il ricamo
del foulard. Così tanto elegante, così tanto bello.

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Tutte le poesie (Garzanti, 2017)


Verticale

In che trofeo finisce tutta la forza
spesa per contenersi, non deragliare
soggetto normale.

Poco prima del sonno
se batto piano
la cassa toracica comincia
una musica preistorica
di tamburi, ossa e polmoni
e più, più in fondo
anche se non siamo mai andati
sospettiamo
esserci ancora io.

Dire: ho domato
i suoi canini scintillanti nel buio
e solo ora vivo
come un premio la mia incessante compagnia.
Così dormo. Non mi porta via
più niente da qui, dal faro fermo
della mente.

Maddalena Lotter (Venezia, 1990), da Quattordicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos Y Marcos, 2019)


Non la luce

All’alto profilo delle case
non la vita ma una ripida
sagoma di inchiodata lontananza…

Un ossido
galleggia nel respiro
nelle vene
la stessa
ora illividita che ci scruta e scava –
e noi non siamo questa stella
non la luce
non il raro bene che ignari ci donammo
ma un comando oscuro
il nome segreto dei nostri anni strappati

la materia scabra che ne ha tremato

Alessandro Bellasio (Milano, 1986), da Nel tempo e nell’urto (LietoColle-Pordenonelegge, 2017)