dare fuoco al verbo preservare

dare fuoco al verbo preservare
incagliarsi, disimparare: solo così
si dà – a tratti, in pulviscolo, nei denti
dei matti – la tua feroce, sparita
libertà

 

Fabio Donalisio (Savigliano, 1977), da Ambienti saturi (Amos Edizioni, 2017)

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i narcisi s’interrogano l’un l’altro

i narcisi s’interrogano l’un l’altro
assottigliandosi sempre più.

Chiedono di te
delle tue mani
della tua figura incerta.
Nessuno li raccoglie.
Sfioriscono sullo stelo.
Alle spalle la montagna deserta
e, azzurro e vuoto,
il cielo di gennaio

Enrico Testa (Genova, 1956), da Ablativo (Einaudi, 2013) 


Cuore

Quando il cuore scricchiola
E le mani l’accompagnano
Sento un refolo d’autunno
Ché autunno non è
Ma già
E ancora
Infinita primavera

 

Padova 1 dicembre ore 22.45

 

Marta Celio (Santa Maria, Svizzera, 1976), da In punta di piedi (Mimesis, 2017)


Da allora nessuna vista, più

Da allora nessuna vista, più,
dalla finestra.
Fuori, un gelo frizzante stemperava
un inequivocabile sguardo di congedo.

Tiziano Broggiato (Vicenza, 1953), da Preparazione alla pioggia (Italic Pequod, 2015)


– ci diciamo voce su voce –

– ci diciamo voce su voce –
una forza infinita in te,
una magia
meravigliosa.
E senza limite.

Domenico Arturo Ingenito (Vico Equense, 1982), da Per camminare rapidi sulle acque (Ladolfi, 2012)


Sto scrivendo da un tempo diverso

Sto scrivendo da un tempo diverso,
dove tutte queste cose non sono piú importanti.

Ho sempre ferma in testa un’immagine di me
da bambino, e i suoi occhi sono buoni.

Vorrei che fosse l’unica immagine del libro,
ma è soltanto una mia proiezione, qualcosa che si è perso.

Scriverlo non significa salvarlo
ma tornare ad avere i suoi occhi per un attimo;

ripercorrere i movimenti della sua natura,
starlo a sentire, perdonare il suo futuro.

Simone Burratti (Narni, 1990), da Progetto per S. (Nuova Editrice Magenta, 2017)


Buone Feste!

Il blog augura a tutti buone feste. Riprenderemo a pubblicare le poesie dall’8 gennaio!