il corpo è sovrano facendo degli altrui giudizi notte

il corpo è sovrano facendo degli altrui giudizi notte
va senza specchi anche se ascolta e discorre: il giorno
lo svolge come un foglio o un lenzuolo e vi iscrive
i segni che faranno il libro che si chiude con gli occhi

Biagio Cepollaro (Napoli, 1959), da Al centro dell’inverno (L’arcolaio, 2018)

-consigliato da Stefano Dal Bianco


L’energia della noia, di ciò che – musica conversazione atmosfera amata –

L’energia della noia, di ciò che – musica conversazione atmosfera amata – recide ogni immedesimazione, di tutto quel tempo sprecato aspettando che passi, possiamo cominciare a vederla, concentrarla
come un tizio qualunque seduto in una città
guarda e nemmeno si illude di reggere guardando –
non è nessuno ma è qualcosa, un fantasma
che distribuisce spazio, una ripetizione
giornaliera (nei suoi sogni
c’è sempre una forma che si scioglie
vene in sangue, passi in oceano, terra in cielo
ma lui tiene, non vende luoghi morti) –
pensa alla sete estinta, al nessun sapore in bocca,
a reticoli depurati da fantasie
sulle sue dita che si muovono e si stringono,
non assorbe la strada e, prima di alzarsi,
si sente un organismo volatile
e ben congegnato
per lo più costituito da acqua.

Ho pensato di scrivere sul disprezzo del mondo.

Marco Villa (Lecco, 1989), da Un paese di soli guardiani (Amos Edizioni, 2019)


Allarme

In piena notte
sui viali scatta un allarme.
Si ferma, e poi ripete
due note acute, tremende, con la furia
di un bambino che gioca.
Nei muri bui dei palazzi lì sopra
le finestre si aprono, si accendono.

Tranne la strada
in mezzo ai rami, vuota,
niente si vede.
Si tirano le tende
e si rimane intorno a questo urlo
come si sta in un campo
intorno a un fuoco.

Umberto Fiori (Sarzana, 1949), da Esempi (Marcos y Marcos, 1992)


Consigli di lettura

Leggi con gli occhi in orbita
filamentosi, acquosi.
Leggi perché sei quello che sa farlo
(chi scrive è l’altro) leggi
perché non è il momento
di saper far di conto.

Leggi le scritte piccole, le clausole
capestro-vessatorie
ad alta voce a chiare
lettere minatorie.

Leggi
senza usare il leggio
dal libro della memoria
come faccio io.

Leggi le barre dei codici a barre.
Leggi arrotandoti tutte le erre.
Leggi perché se leggi non ti accorgi.
Leggi non ti distrarre.

Leggi prima che con un tratto
di penna si cancelli tutto
quello che ti si legge in faccia
perché ce l’hai scritto.

fra le righe nel vuoto

leggi e rileggi lo spazio bianco

tra un verso e quello dopo

Pratichi la lettura silenziosa
per non mettere bocca nella cosa
per non prendere parte come scusa
eviti la lettura rumorosa.

Leggi le guide della Lonely Planet
fino ai glossari per non partire,
leggi la vasta gamma delle contro
indicazioni invece di guarire,
leggi due righe prima di dormire
e i necrologi al posto di morire.

Luigi Socci (Ancona, 1966), da Regie senza films (Elliot, 2020)


Si amano. Qualcuno, almeno uno, crede nell’altro

Si amano. Qualcuno, almeno uno, crede nell’altro.
I baci premono sul respiro, lo tagliano,
raggiungono la cellula.
Ciò che esiste si infrange sulla falesia dei ricordi.
Chi non è assalito da paure scagli il primo amore.
Non c’è numero per la somma degli istanti traditi.
Sopravvivere è tacere nelle vicinanze.

Domenico Brancale (Sant’Arcangelo, 1976), da Per diverse ragioni (Passigli, 2017)


Storia naturale

e dalla rossa inferriata in lontananza
riposare il vento guardavamo tremando
la casa pallidamente illuminata e lei
come aspettando. E chiaro il cerchio
né ci stancammo di guardare quanto
durò il silenzio timido della farfalla.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Liceo (Guanda, 1986)


Isonso

L’Isonso me core coà vanti
largo fondo beo longo
pì vanti el se strense drento ’e goe
del canae inove a te voe
corda e anca ciodi
pa’ caearte fin xo
ca piova e anca no
sora de on acoa ca pare cristaeo

Socia i ghe ciama i locai
e anca eori ’o ga ben sassinà
ma el resta el me fiume
pa’ tuto el sangoe ca ghe ghemo
butà pa’ ’a beèssa cal ga
pa’ tuto el pesse ca ghe
ghevo cavà
pa’ i versi de l’Unga
col jera soldà

’esso a l’è chieto
cal pare on tosato maeusà
ma co l’è inveenà
el ga ’na forsa
dadiomandà
e no ghè gnente ca ’o tegna
ligà

e coà cognarìa ca vignesse
ogni omo ca se crede el pì duro
caminando col scuro drio
sti arxari fati de sassi
de buse de piere e de arcassie
e ’opo vedemo che facia cal fa
co l’Isonso lo ciapa pal coeo
e lo sbianchexa cofà de on nissioeo

Isonzo

L’Isonzo mi scorre di fronte / ampio lungo profondo / più avanti si restringe alle gole / di Kanal dove ci vogliono / corde e anche chiodi / per calarsi dall’alto / che sia umido e anche no / fino ad un’acqua che sembra cristallo // gli sloveni lo chiamano Soča / e pure loro ne hanno fatto scempio / ma rimane il mio fiume / per tutto il sangue che ci abbiamo / versato per la sua bellezza / per tutto il pesce che / ci ho pescato / per i versi di Ungaretti / quando era soldato // adesso sembra quieto / come un ragazzino viziato / ma appena monta la piena / acquista una forza / smisurata / e non c’è niente che lo possa / trattenere // e qui dovrebbero venire / quanti si credono temprati / camminando di notte lungo / questi argini fatti di sassi / di vortici di pietre ed intrichi di acacie / e poi vedremo che faccia faranno / quando il fiume li afferra di colpo / per sbiancarli come un lenzuolo
Maurizio Casagrande (Padova, 1961), da In sènare / In grigio (Ronzani, 2018)

– consigliato da Francesco Tomada