Accade come in volo

Accade come in volo
l’età più sanguinaria, colorata
per una prima volta:
chi si fa lieve togliendosi il peso,
chi si perde nel denso labirinto
per non fare, per non essere.
La costruzione di una vita ha base
su quella sabbia spruzzata di lacrime
senza scienza, innocenti
davanti a tutto ciò
che non ha nome ancora che per gioco,
poi per sempre la spina di una vita
via da quegli anni brevi, di stupore.

Daniele Piccini (Città di Castello, 1072), da Terra dei voti (Crocetti, 2003)

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Il fermaglio è ancora qui

Il fermaglio è ancora qui,
vicino alle tempie. Tutto è stato
quello che è stato,
il silenzio sul cuscino
è un’eco di questo. Domandiamo
un anno di luce completa, un volo
che ripete in alto
la stessa scena terrestre. Ma il niente
è niente e le spine si conficcano
sempre più dentro di noi.

Milo De Angelis (Milano, 1951), da Quell’andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010)


Annales

Rileggendo Tacito durante questa estate di massacri
il conforto veniva dal latino, la nudità dei fatti,
l’assenza o quasi di aggettivi,
il gerundio che evita inutili giri di parole.
Confrontando la traduzione con l’originale,
il testo italiano colava più lentamente sulla pagina.
In giorni pieni d’insegne levate in diversi schieramenti
la sintassi agiva come un laccio emostatico,
frenava enfasi e lacrime.
Sestilia, la madre dei Vitelli, non esultò ci dice Tacito,
mai per la fortuna, sentí soltanto le sventure familiari.
Il grigio libro di Tacito
scritto quando il su autore aveva sessant’anni
dice soltanto ciò che deve. Sul grigio orizzonte
degli Annales non c’è posto per i paesaggi o per l’amore:
Ci cura questa forma lapidaria:
<<La radicata cupidigia dei mortali,
i premi ai delatori non meno abominevoli dei crimini,
il metallo che decreta l’oro>>.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae (Einaudi, 2018)


Tradimento

Tutto ciò che poteva essere
E non è stato,
Dimenticalo.

Tutto quello che hai posseduto
E non ti appartiene più,
Tutto quello che avresti amato
Ma non si è lasciato amare,
Tutto quello che si dice ieri
E che è stato infranto,
Tutto quello che era bello
Ed è diventato scialbo,
Tutto ciò che era giovane
Ed è diventato vecchio,
Tutta la purezza che avresti voluto
E non hai raggiunto,
Tutto il dolore che hai scolpito
E non puoi più riparare,
Tutto il dolore che ti ha scolpito
E non riesci a perdonare,
Tutto ciò che hai odiato
Per il tempo di un attimo,
Tutto l’amore del mondo
Che hai soffocato,
Ricordati
Era vita.

Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1966), da Spine e aghi (Campanotto 1993)


De èlare albìssa unbrìa

Nantri semo ancòi l’unbrìa
albìssa de le èlare sbregade
dei paredi.

Sbregadi
sensa virtir in ta la criura
del zorno sbilfà del vent
menà de luntani rivai
nevegadi.

De albìssa
unbrìa semo nantri ancoi.

 

L’ombra bianca delle edere

Oggi noi siamo l’ombra
bianca delle edere strappate
dai muri.

Strappati
senza avviso nel gelo
del giorno aggredito dal vento
portato da lontani declivi
nevicati.

Di bianca
ombra siamo noi oggi.

Ivan Crico (Gorizia, 1968), inedito


Mercoledì 26 Settembre, 2012

Guarda come ti metto davanti nuove forme di inutili emozioni che neanche immaginavi.
Guarda come tutto diventa qualcosa per cui dispiacersi.
Odorare di pulito come una doccia. Scusarmi con mia madre.
Oggi è un nuovo giorno, come tutti gli altri.
Ho l’impulso di spendere 250 dollari per mettere in commercio un nuovo libro.
Tutti ricevono la stessa busta vuota.
Spedire libri mi ha insegnato che alcuni indirizzi sono corti e belli e altri lunghi e umilianti.
Il segreto per non essere uno stronzo è capire quando l’altro è vulnerabile.
Se mai dovessi avere un’interazione spiacevole con qualcuno voglio dirgli “Guarda, ci assomigliamo un sacco. Abbiamo un sacco in comune. Entrambi moriremo”.
Poi dargli un colpetto sullo stomaco per farlo ridacchiare.

Spencer Madsen (New York), da You Can Make Anything Sad (Publishing Genius, 2014)

-consigliato da Simone Burratti


Anche se di sabbia, questo cielo

Anche se di sabbia, questo cielo
è un addendo, e attecchisce.
Troppo cielo. Diventa orribile
soltanto a guardarlo, a finirci dentro.
Si potrebbe toglierlo, azzerarlo, abortirlo
nel colore.

Fabrizio Bernini (Broni, 1974), da Il comune salario (Mondadori, 2019)