Chi mi ricorderà il suo nome

Chi mi ricorderà il suo nome
di betulla nelle nere sere montane
quando il vento è cauto e il lupo
canta alla solida parete? All’abete
sempreverde chiederò, alla civetta
che dorme sul mio tetto. Chiederò
al gatto nero che non dorme mai,
agli aghi e ai muschi delle piane.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), inedito

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Tutti mi dicono che sono una donna

Tutti mi dicono che sono una donna
e bella e che ho spalle ampie
gambe robuste di ferro.
«Cammina da sola ora».
Io non cerco che una mano
grande che mi copra tutta la faccia
non mi faccia invecchiare.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da I Padri (Landolfi, 2012)


Che cosa gli dicevo? Prendiamo

Che cosa gli dicevo? Prendiamo
una suite per una notte come due fuggiaschi –
Che cosa romantica, sì, come un tempo
che non si poteva incontrare. Anche un motel
andrebbe assai bene, una cameraccia in cui gridare
le tue fatture, compresa quella ruga un po’ fonda
e la pancia che ingrassa. Come resistere
tra la gente, o in macchina,
quando tutto chiama a te, tutto chiama
all’amore più puro più sporco
e noi impettiti, tu che ti riesce meglio io
che chissà come con te fingo male
e sembro sempre una che finge. Prenoto
io, dicevo, pago io, tu non devi
far altro che venire. E venire e
venire.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Suite per una notte (Lietocolle-Pordenonelegge, 2014)


Il corridoio è un’asilo per l’infanzia

Il corridoio è un asilo per l’infanzia
una danza di teste che mi arrivano alla vita
ma è finita l’ora dei giochi qui si muore
e sono tutti seduti sulla sedia a rotelle
le mani gemelle posate sui grembi
a scucire i lembi dei maglioni, ostinati
a non mollare gli ultimi minuti,
non incappare in un gesto troppo lento,
attenzione, la morte è furba,
non distrarsi, neanche un momento.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Linoleum (Amos Edizioni, 2017)

– consigliato da Maddalena Lotter


È sufficiente vederlo arrivare –

È sufficiente vederlo arrivare –
e poi il tempo che concede:
quell’immenso lago di pace.
Quel calore vivo. È il suo corpo
la mia cara casa, la mia cura.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Suite per una notte (Lieto Colle – Pordenonelegge, 2014)


Io li conosco tutti i degenti

Io li conosco tutti i degenti
di tutti i bar – c’è chi si abbandona
a larghe risate chi
costruisce filosofie complesse
c’è chi piange su un amore finito
c’è chi piange su un amore finito
chi improvvisa buffi pezzi di teatro.
Io tra loro sono la più sfrenata
anch’io con il mio camice di ordinanza
anch’io uguale agli altri
e la follia arriva a tali livelli che vorrei
infermieri a tenermi braccia a gambe
un morso in bocca una benda
– meno male che i farmaci qui
sono legali ed economici e in sere fortunate
trovo qualcuno che mi offre tutto.
Ah bizzarra confusione delle sere
in cui si è tutti insieme col bicchiere
pieno – ultimi a lasciar  la festa.
Amici vedete io ho un male
che mi ostino a curare da me
– al bar la notte
si perde dentro il mio bicchiere
che è fondo, non vedo mai la fine.
Non dite che fa male
al fegato ai reni, non capite, qualcosa
si dovrà pur sacrificare.
Mi ricovero ogni sera in qualche bar
mi dimentico mi perdo via: questa
la mia cura e la mia malattia.

Rusconi Giulia (Venezia, 1984), da Suite per una notte (LietoColle-Pordenonelegge, 2014)


Nessuno può fraintendere

Nessuno può fraintendere dire
che ha capito male, la lezione
è chiara: continuare a vivere
vivere fino all’ultimo colpo di tosse
con gli aghi nella vena
le bende ai polsi le macchine
a guardarci finalmente dentro
e in casa quell’armadietto bianco
lo si apre come un tesoro si sceglie
il flacone più gustoso.
Continuare la vita, sì, la vita.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984) da Suite per una notte (LietoColle, 2014)