Il mio demone è un senzatetto

Il mio demone è un senzatetto
senza paura della tempesta
uno che abita la battigia
uno che abita la frontiera
uno che sulla sabbia nera
corre e fa capriole
aspettando che torni il sole.

Onde e vento lo prendono
schiume, salino, nuvole
e lui continua a correre
tra nebbie che disorientano
e fulmini che scardinano.

Se io con lui mi lamento
che sono un bronco gettato
sulla riva dalla marea
orme di cani e gabbiani
un groppo di nudi rami,
ride, mia vita, e dice:
“Tu sei quello che ami.”

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Poesie 1983-2015 (Mondadori, 2015)

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Energia mutabile

L’amore vero, tu lo sai, è volere
la gioia di chi non ci appartiene
è questo uscire, traboccare
da se stessi, come il sangue dalle vene
per un taglio, è l’irrinunciabile,
amore energia mutabile eterno bene.

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Ferite e riforniture (Mondadori, 2006)

– Consigliato da Isabella Leardini 


L’amour toujours

A Giuseppe Ungaretti e a Henry Miller

 

Amare sempre
amare tutto
l’alba e il tramonto
il seme e il frutto
le onde quando infuriano
la geometria delle stelle
le api dentro i calici
gli sciami delle farfalle
le nuvole che volano
e si addensano in cielo
il vento e la siccità
la grandine ed il gelo
il vino dentro la botte
lo sperma della notte
amare sempre
amare tutto
la rovina e la crescita
la gioia e il lutto
la carne che ti scardina
l’angelo che ti sfiora
la giovinezza torbida
l’esitante vecchiaia
il dio dell’invisibile
dovunque egli ti appaia
amare nei suoi contrasti
la vita tutta intera
e amarla sino alla fine
cercando la primavera.

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Poesie 1983-2015 (Mondadori, 2015)

 


Bibliotecario dell’effimero, qui è il regesto

Bibliotecario dell’effimero, qui è il regesto
di ciò che sa morire e sa tornare e
il cui passaggio non ha parole ma nidi e
vento: il cipresso, la quercia, l’acacia e le
rose rampicanti, e l’acanto. Abbiamo
dimenticato tutto – ma per che

cosa? Dimenticato l’estasi e l’attesa
dell’alba, il silenzio e l’urlo del fiore che vuole

sbocciare

 

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945) da L’oceano e il ragazzo (Rizzoli, 1983)


Bibliotecario dell’effimero, qui è il regesto

Bibliotecario dell’effimero, qui è il regesto
di ciò che sa morire e sa tornare e
il cui passaggio non ha parole ma nidi e
vento: il cipresso, la quercia, l’acacia e le
rose rampicanti, e l’acanto. Abbiamo
dimenticato tutto – ma per che

cosa? Dimenticato l’estasi e l’attesa
dell’alba, il silenzio e l’urlo del fiore che vuole

sbocciare

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945) da L’oceano e il ragazzo (Rizzoli, 1983)