Stone

Go inside a stone
That would be my way.
Let somebody else become a dove
Or gnash with a tiger’s tooth.
I am happy to be a stone.
From the outside the stone is a riddle:
No one knows how to answer it.
Yet within, it must be cool and quiet
Even though a cow steps on it full weight,
Even though a child throws it in a river,
The stone sinks, slow, unperturbed
To the river bottom
Where the fishes come to knock on it
And listen.
I have seen sparks fly out
When two stones are rubbed.
So perhaps it is not dark inside after all;
Perhaps there is a moon shining
From somewhere, as though behind a hill—
Just enough light to make out
The strange writings, the star charts
On the inner walls.

Charles Simic (Belgrado, 1938), da Selected Early poems (Mondadori, 1985)

– consigliato da Corrado Benigni

Càlati in un sasso,
io farei così.
Lascia che altri si facciano colomba
o digrignino i denti come tigri.
Mi basta essere un sasso.
All’esterno è un enigma:
nessuno sa come rispondere.
Ma fresco e quiete dev’esserci all’interno.
Anche se una mucca lo calca col suo peso,
anche se un bambino lo getta dentro un fiume;
il sasso affonda, lento, imperturbato,
fino al fondo
dove i pesci bussano alla sua soglia
e vengono a origliare.
Ho visto scintille schizzar via
quando due sassi sono strofinati,
forse là dentro non fa così buio;
forse c’è una luna che brilla
da chissà dove, spuntando magari dietro un colle –
un chiarore appena sufficiente a decifrare
quelle strane scritte, mappe stellari
sui muri interiori.

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Corrado Benigni consiglia Ingrid De Kok

Sticks on stone

IV

Gather it all together at once
in an instant, into the grip of one hand:
people, places, shapes, weather, times,
then drop like pick-up sticks on stone,
observe intersections, scry the mirror
of the forgotten, read the bones.

Ingrid De Kok (Stilfontein, 1951), da Mappe del corpo (Donzelli, 2008)

Bastoncini sulla pietra

IV

Afferrali insieme in un colpo solo
veloce stringili nella mano:
persone, luoghi, forma, clima, tempi.
Poi lasciali cadere come bastoncini sulla pietra
osserva gli incroci, decifra lo specchio
dei dimenticati, leggi le ossa.
(Traduzione di Paola Splendore)

***

Poco tradotta in Italia, ma conosciutissima nei paesi di lingua inglese, Ingrid De Kok, classe 1951, è oggi una delle poetesse sudafricane più interessanti e vigorose. La sua poesia – che si distingue per l’economia del verso, i tratti smorzati, l’assenza di retorica e di sentimentalismo – si inserisce nel solco tracciato da poeti come Robert Frost, Elisabeth Bishop e Thomas Hardy.
In questo testo – magistralmente tradotto da Paola Splendore – l’autrice sembra chiedersi come sia possibile sottrarre i propri ricordi alla storia ufficiale del paese e riconciliarsi con un paesaggio amato che porta ancora i segni della violenza subita. Il tema, soltanto all’apparenza privato, si apre a una riflessione più ampia fino a includere un territorio che non è più solo personale. (Corrado Benigni)


Prospettiva

Sospendete per un attimo il giudizio, leggete
tra le righe di questo sonno. Troppa vita
è sepolta sotto falso nome.
L’avanzare muto di un albero,
una porta che si chiude alle spalle,
l’acqua che si gela e torna acqua.
Scavate sotto lo spessore delle voci, lì
dove l’effetto è senza causa e il caso
disegna le traiettorie del destino.
Uno sconosciuto chiederà l’ora all’angolo della strada,
dove il  tempo è un rarefarsi in forma di persone.
La parola intanto cerca di afferrare la profondità della fuga,
come in una prospettiva del Bramante.
Ma un miraggio sigilla la visione,
questa gravità che non trattiene. E ci tiene.

 

Corrado Benigni (Bergamo, 1975), Inedito.

 


Ognuno custodisce un male

Ognuno custodisce un male
sceglie un nome alle cose
e patteggia inconsapevole la sua pena,
perché
perché come una voce inquirente
la memoria ci insegue?

Corrado Benigni (Bergamo, 1975), da Tribunale della mente (Interlinea, 2012)


Il testimone

Tutto è nelle parole.
Quello che dici ti giudica, leggilo
tra le pieghe delle mani, tra queste pietre.
Un altro sei adesso. Devi rispondere,
promettere di dire la verità
e non tacere nulla
di quanto è a tua conoscenza.
Questa è la formula: nient’altro,
il sasso che precipita ora
prende la forma di un giudizio,
di un verdetto,
da dove risaliremo –
fino a prova contraria.

Corrado Benigni (Bergamo, 1975), Tribunale della mente (Interlinea, 2012)