L’estate non si fa annunciare

L’estate non si fa annunciare,
se è estate vera, non ha false partenze
come la primavera, o l’autunno
che è quasi tutto annuncio.
L’estate viene in un solo giorno.
Un temporale, la polvere, l’asfalto.
È il fresco delle due di notte
quando pensi che l’estate sta passando.

 

Gian Mario Villalta (Visinale, 1959), inedito


Mi lascia insoddisfatta la montagna

Mi lascia insoddisfatta la montagna
e il lago si è perfino ritirato.
Un sole orizzontale mescolato
al vento e più lontano
una diga di qua alta, di là più ancora
cemento fatto a strati
l’inclinazione curva della pietra.
Tolgono il respiro le dighe che dividono
acqua forte covata che poi esplode
elettricità che scende fino a valle
e lì una fioca lampadina
a illuminare pelle su altra pelle.

Mariagiorgia Ulbar (Teramo, 1981), da Gli eroi sono gli eroi (Marco y Marcos, 2015)


Sei tu, non c’è dubbio, riconosco

Sei tu, non c’è dubbio, riconosco
l’attacco delle tue risposte quando venivi interrogato
e le finestre del Gonzaga mostravano un cortile immenso
e tutto, fuori, assomigliava al silenzio degli olmi
scendeva un voto dalla tonaca nera e tu eri salvo
riapparivano le nostre pure voci e tu eri sommerso
di voci e si formava un’occulta melodia e c’erano
già i numeri sulla maglia, i numeri giusti per ciascuno,
e si avvicinava, con il suo sorriso vivente, il volto
della partita.

Milo De Angelis (Milano, 1951), da Incontri e agguati (Mondadori, 2015)


Angelo Pesciolino

Le volò il palloncino
fatto a coniglio blu.
Prendilo, mamma, presto
che lassù
troverà tuoni fulmini e tempeste
avrà freddo e paura
senza di me, e non ci vedremo più.

 

Alessandro Fo (Legnano, 1955), da Mancanze (Einaudi, 2014)


Se camminiamo

Se camminiamo è per andare avanti,
per cercare qualcosa, per non abbandonare
una speranza. Dimenticando tutto il resto.
Tornare ha sempre avuto poco significato.
Tornare dove? Riconosciamo i sassi
e gli orizzonti: i sentieri ci dicono
che ci siamo, che andiamo.

 

Yari Bernasconi (Lugano, 1982), da Nuovi giorni di Polvere (Casagrande, 2015)


Discorsi

Parlare con la gente
è fatica:
sempre spiegarsi, ripetere,
mettersi nei suoi panni.
E comunque alla fine
cosa si ottiene?
È dura, la gente.
Tocca sempre riprendere da capo,
chiarire, chiedere, rispondere,
senza mai essere sicuri
se quello che si vuol dire
è veramente arrivato.

Arrivato poi – dove?
Dentro le teste
è buio, non lo sappiamo.
Uno di fronte all’altro
siamo affacciati a un pozzo senza fondo.

Ogni volta ci chiama, tutto quel vuoto,
ci vuole. E noi, giù frasi.

Dirsi quelle due cose,
con le persone,
più ci si tiene più
sembra impossibile.

A volte si sta lì davanti a loro
come i parenti al cimitero
coi fiori in mano
davanti ai marmi, alle foto.

 
Umberto Fiori (Sarzana, 1949) da Poesie 1986-2014 (Mondadori, 2014)


Se il nostro luogo è dove

Se il nostro luogo è dove
il silenzioso guardarsi delle cose
ha bisogno di noi
dire non è sapere, è l’altra via,
tutta fatale, d’essere.
Questa la geografia.
Si sta così nel mondo
pensosi avventurieri dell’umano,
si è la forma
che si forma ciecamente
nel suo dire di sé
per vocazione.

Silvia Bre (Bergamo, 1953), da La fine di quest’arte (Einaudi, 2015)