A questa futura pioggia

Non sono più le cascate e le cacce e
il libro da scrivere adesso è
cominciare. Esse
disegnano dentro e la grande ombra
veglia alle colture. Anche il vecchio
nemico prova la resa e prova
a dedicarsi con parole brevi
al susino che muta i
mattini di settembre.
E veglia
un amore incruento che non so
dire ancora sotto le nubi
incessanti, ma appena un poco di
pioggia scopre chi era e il viso
era così da tanto.

Maria Lia Lotti (Sassostorno, 1948), da Clessidra (Polena, 1985)

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Il preside ha indetto una riunione

Il preside ha indetto una riunione;
ci parla dei programmi, da svecchiare:
basta con Manzoni, una ciofèca!
propone Boris Vian o Dylan Thomas.

Passiamo poi in rassegna i nostri alunni,
sia nel profitto che nella condotta.
«Questa qui finirà male – dice –
sappiamo come vanno queste cose:
alcol o droga, una disadattata».

Strano destino, quello dei poeti:
leggetene le opere, ragazzi,
non la vita.

Antonio Turolo (Mestre, 1962), da Corruptio optimi pessima (Nuovadimensione, 2007)


Ruinas

È tanto facile disfare eppure questa specie si conserva

e avanza crollando lungo i secoli. Come un tempo

distruggono gli archivi, tutto si perde

e torna in altre forme.

Dalla scogliera sale un accenno di torre medievale,

ma per il resto l’acqua ruota in su senza memoria,

solo lapilli di schiuma e legni morti.

Una notte abbiamo fatto un fuoco là nelle rovine

soffiando sui picchi delle braci

credendoci a un passo dalla luce

oltre quel minimo sostare uno nell’altra,

provando inutilmente

a scostare la legge dell’essere vicini e poi perduti.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae (Einaudi, 2018) 


L’acquisto della bici

Questa bici era in svendita
nel centro commerciale
sulla Zagrebačka. Seicento kune.
Ottanta euro. Niente male, no?

Ha i copertoni grossi, da sterrato,
le marce fanno comodo
sulle rampe del parco dedicato
alla regina Jelene Madijelevke,
e per scendere in spiaggia ad Arbanasi.

Le manca il campanello
e al posto del fanale
c’è un catarifrangente.
Vabbè, giro di giorno.

Era la prima volta
che ne compravo una
in un supermercato.

Mi ha fatto strano passare alla cassa
con la bici al mio fianco,
farla scorrere in piedi sulle ruote.

Ho guardato la cassiera interdetto,
come per dire: posso?
Quella mi ha fatto un cenno
come per dire: certo!

Sopra il codice a barre
incollato al manubrio
la cassiera ha passato il laser rosso.

Con la sua lucente bacchetta magica
ha trasformato questa bicicletta
in una cosa mia,
una parte di me.

Ridacchiate pure. Ma sulle bici
non si scherza. In sella a loro ho imparato
la cosa più importante.

Noi siamo il nostro carico
ma anche il nostro motore.

Tiziano Scarpa (Venezia, 1963), da Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos, 2008)


Lettera ai ribelli che verranno

Salutate l’ardore
il braccio che vola,
il vento, la passione.
Disobbedite
alla vita e alla morte,
a voi stessi e agli altri,
Sia febbrile la vostra giornata,
non sia mai opportunista,
sia chiara nell’impeto,
bella e nervosa come una mattina d’aprile.
Io aspetto il vostro aprile,
siate pieni di ebbrezza e di furore,
date gloria al mondo che c’è fuori.
Non vi servono nascondigli
ma comunità dove trovarvi.
Portate il mondo
sul palmo della mano,
andate sull’orlo,
dietro le montagne,
su una spiaggia rovinata,
Nessuno può fermare
il vostro incendio,
perché lo fermate voi,
perché siete in silenzio?

Franco Arminio (Bisaccia, 1960), da Resteranno i canti (Bompiani, 2018)


Se il commissario vivesse negli Usa

Se il commissario vivesse negli Usa
avrebbe sparatorie nelle scuole
a tutto andare.
In quei casi, le indagini non servono.
Serve magari risalire al male
che porta un ragazzo ad uccidere,
dopo essere apparso sui social
armato fino ai denti.
Certo, vendere mitra non aiuta.
Da qui, una serie di considerazioni
del commissario-filosofo:
“Basta poter uccidere, per decidersi a uccidere”;
“La sicura migliore non sta nella pistola,
ma in chi la vende”;
“Se si potesse uccidere solamente pensando,
la specie umana sarebbe già scomparsa”;
“Freno, si chiama, e serve a governare
la bestia imbizzarrita”;
“Salvezza significa ostacolo:
chi lo toglie, è perduto”

Valerio Magrelli (Roma, 1957), da Il commissario Magrelli (Einaudi, 2018)


C’era dell’altro

C’era dell’altro
nell’ironia taciuta, sempre puntuale
sull’amore a tratti opaco.
Il gioco delle parti. Tu, lei,
il mondo fuori asse. I riti
                                         e le sue velocità.

Ma i bambini crescono. Anche tua moglie
cambia. Non parla più di te.
Non chiedo più
nessuno più lo chiede. Nessuno più
si azzarda a rivangare il campo.

L’origine dei fiori è terribile.
                                     Che primavera c’è lì.
Lo splendore è sempre impaziente.

Wolfango Testoni (Como, 1970), da In un mutare o nel nulla (Stampa 2009, 2019)