Càmion

El càmion iera grando
bel come un treno
bel dei odori de nafta
grando
come un monte che ‘ndava dapertuto
co voleva mio pare
el ‘ndava oltra i monti el mar
e la marina
oltra la vita
mi sognavo
che ‘l me vegniva incontro
traverso la polvere scura de la note
co’ fari spalancai
giusto a salvarme.

 

Claudio Grisancich (Trieste, 1939), da Crature del pianzer crature del rider (Trieste 1989.)

 

Camion

Il camion era grande
bello come un treno
bello degli odori di nafta
grande
come un monte che andava
dappertutto
quando voleva mio padre
andava oltre i monti e il mare
e la marina
oltre la vita
io sognavo
che mi veniva incontro
attraverso la polvere scura
della notte
coi fari spalancati
giusto per salvarmi.

 

 

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È come essere morti prima di vivere

È come essere morti prima di vivere.
Non c’è rabbia, è disperazione.
Quella più netta e desolante,
più vicina al buio, al totale
smarrimento, e parla come uno sconosciuto.
Le giornate passano e questa mano
questa qui, incredibile eh? Non si sa
da dove sia venuta fuori.

Alessandro Pancotti (Milano, 1982), da Le iniziali (Lietocolle, 2014)


Le bambine rimaste molto da sole

Le bambine rimaste molto da sole
da grandi sono donne irresistibili.
Così sono le sirene.
Si vedono la sera a certe latitudini
nuotare nell’acqua fluorescente
la pelle dolce, d’incanto e sotto di rame.
A volte, di giorno escono dall’acqua,
restano ferme all’ombra sotto i portici
e sentono rifiorire il rimpianto.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Aquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009)


Accorderemo i nostri ukulele

Accorderemo i nostri ukulele
a quattrocentotrentadue hertz,
faremo piste per monopattini,
cerchi nel grano, baffi a manubrio,
avremo caviglie di ricambio,
adolescenze in venti episodi.

Luca Rizzatello (Rovigo, 1983), inedito da Ophelia Borghesan, pubblicato su atelierpoesia.it.


La riva

La casa è alberi brillanti.
Dicono cielo
scosso dalla neve.
Ogni passo fa un grano
di sabbia del mare.
Ogni pietra è una testa di animale.

Quando le teste parlano
fanno dolore,
gli alberi tremano nel bosco

il suono allarga la riva.
La donna si siede,
si lascia stormire.

L’acqua riflette relitti
da un essere intero,
profondo

viene a una striscia di sangue
sul bordo.
Prima che il tempo ritorni

la donna si avvolge in un’alga.
Con un sasso scheggia una pelle —
taglia una piccola barca.

Francesca Matteoni (Pistoia, 1975), da Acquabuia (Nino Aragno Editore, 2014)


Siamo come il glicine

Siamo come il glicine,
aggrappati ad una casa
che nessuno sa.

Non ho imparato a tremare
come si deve.

Io so il tuo fianco
andare via al mattino
tra i fiori finti nei vasi.

Certi amori devono stare
nel buio dei portici
ma poi ritornano,
senza stagioni.

Martina Abbondanza (Cesena, 1993), da Il giorno tutto (Giuliano Ladolfi Editore, 2016)


Quando sarai vulnerabile

Quando sarai vulnerabile
a questa parola ti prego
raccogli l’oleandro dai piedi
sul dubbio del cancello
perché riconosca la strada
alle radici di casa.

Alessia Iuliano (Termoli, 1995), da Ottobre nei viavai (RP libri, 2018)