Sembra venire a volte

Sembra venire a volte
come opera del niente
il giorno
nei tram, nelle vetrinette
dei bar.

Non hanno sentinelle le nostre città,
chi veglia lo fa per mestiere
o per disperanza.

E il nemico nessuno
lo ha mai visto arrivare.

 

Davide Rondoni (Forlì, 1964), da Il bar del tempo (Guanda, 1999)


Claudio Damiani consiglia “Pro nobis, Pantani” di Davide Rondoni

E adesso non devi vincere
più
ti levi in silenzio
sui pedali
sulla linea del mare – –
potevi far morire il ciclismo
due battute ai giornali
ma hai piegato sul petto
le ali delle vittorie, smarrito anche
il cinismo e come un Charly Parker
hai cercato notte e crepacuore –

Vinci per me adesso Pantani,
per le volte che mi cadono le mani,

il fiato in salita
non ce la fa, e

vinci braccia alzate
sulla linea dove crollano
le corse degli amori,
per i visi cari
che si perdono lontani –

pirata di noi che sbagliamo
guizza via dalle ombre
che allungano giorni vani,

lucertola sii ancora
della nostra anima
malata e vittoriosa –

continua a salire per noi, Pantani
vedi dopo la curva come trema
la luce del vento
l’aria grandiosa

 

Davide Rondoni (Forlì, 1964), da Apocalisse amore (Mondadori, 2008)

 

Davide Rondoni ha la capacità di non sottrarsi disgustato davanti ai miti mediatici di oggi, ma anzi li affronta tagliando via con ampi gesti – la poesia ha di queste armi invisibili – le montagne di spazzatura che li ricoprono, e che spesso li hanno uccisi. Qui Marco Pantani, il “pirata” del ciclismo morto a trentaquattro anni di overdose e depressione, non deve più vincere, pedala tranquillo sulla linea del mare, la notte del crepacuore è un’alba tiepida ora, un’aria forse grandiosa come quella che sembrava spuntare, salendo, dietro la curva successiva. Vinci allora per noi, Pantani, tieni alzate le nostre mani che ci cadono, “pirata di noi che sbagliamo”,”lucertola della nostra anima”.

Claudio Damiani


Voler bene a una persona

Voler bene a una persona
è un lungo viaggio – –

rupi, cadute d’acqua e bui
improvvisi, dilatati
il chiuso di foreste,
lampi a volte
sul silenzio così vasto del mare

e strade sopraelevate, grida

viali immersi all’improvviso
in una luce sconosciuta.

Voler bene a uno, a mille, a tutti
è come tener la mappa nel vento.
Non ci si riesce ma il cuore
me l’hanno messo al centro del petto
per questo alto, meraviglioso fallimento.

Sugli altipiani di ogni notte
eccomi con le ripetizioni e le mani rovesciate della poesia:
non farli stare male, sono tuoi, non farli andare via.

Davide Rondoni (Forlì, 1964), da Avrebbe amato chiunque (Guanda, 2003)