Ha conservato il suo colore rosa il fiore

Ha conservato il suo colore rosa il fiore
nel buio della notte.
Quando una lama lo tagliò non ci fu terrore,
non ci fu dolore, per il fiore
fu come un improvviso colpo di vento.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da Credere all’invisibile (Einaudi, 2009)


Accumulavi cifre, ordine, controlli

Accumulavi cifre, ordine, controlli
e invece accrescevi sempre di più
l’ignoto. Credevi di essere
in un luogo certo
e invece eri in un altro, sconosciuto.

Il costruito, il detto
è il passato,
appena è compiuto e detto
è stato.
Non c’era altro da fare
che affidarsi all’ampia discesa
e scendere, lasciarsi alle spalle le alture
e scendere,
scendere ancora più in basso,
in silenzio.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da Credere all’invisibile (Einaudi, 2009)


E così si arriva a dire che è

E così si arriva a dire che è
bellezza assoluta, impareggiabile,
il colore della pelle o altra forma umana,
e cosí si continua a ubriacarsi,
a fuggire lontano,
a finire nell’inesistente,
a non vivere.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da Credere all’invisibile (Einaudi, 2009)


Tardano ad arrivare le cose immobili

Tardano ad arrivare le cose immobili,
gli alberi, gli argini e pure
le cose costruite come immobili
tardano ad arrivare.
Nascono sentimenti nell’attesa.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da Credere all’invisibile (Einaudi, 2009)


L’amicizia per te non è stata da sempre

L’amicizia per te non è stata da sempre
lotta assidua, inclemente
contro l’immobilità? quella che ora ti è preso,
e solo le scosse di un’auto impazzita
fanno balzare il tuo corpo, imitano
una ripresa della vita?
“So a memoria le poesie che scrivi:
e anche se non le capisco – dicevi –
le recito per te, come l’amore
passa per queste vesti che nessuno cura,
logore, sporche, ora anche tu hai lasciato
l’ordine della casa per un letto di spine,
per i bagliori dell’acqua, per la corrente
impalpabile di questo fiume.
Morissero –
e piangevi sulla tua tonaca – quelli che hanno
pensato anche una sola volta al mio letto,
liberassero il mondo dal peso
della loro spaventosa allegria,
Dio! – gridarti atterrito –
nella tua infinita misericordia ingiustizia
togli loro la vita,
l’idea di salvezza che imbrattano
per non incontrare il dolore”.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da L’opera lasciata sola (Mondadori, 1993)


Penso ancora ai rischi di essere

Penso ancora ai rischi di essere
perseguitato, le mosse
per sfuggire i pericoli se ho amato
non seguire le regole,
ma no, basta! Lo prendo per mano
il mio vecchio padre e ci mettiamo a correre,
lui ride si scioglie in un riso pieno sereno, inciampa
ma lo sostengo, vola, è leggero, un’anima
esilarante la velocità aumenta il riso
la stretta delle mani “portami con te”,
ma non è lui a dirlo povero vecchio sono io
che chiedo ancora
“portami nel tuo cielo”.

Cesare Viviani (Siena, 1947), Preghiera del nome (Mondadori, 1990)

 

 


Bere i paesaggi, quando tutti dicono

Bere i paesaggi, quando tutti dicono
di confrontarsi con il reale, bere
senza smettere i paesaggi, sentire
che sempre non c’è stato altro che questa
dimensione ultima,
indimostrabile,
inconfutabile.

 

Cesare Viviani (Siena, 1947) da Credere all’invisibile  (Einaudi, 2009)