Storia naturale

e dalla rossa inferriata in lontananza
riposare il vento guardavamo tremando
la casa pallidamente illuminata e lei
come aspettando. E chiaro il cerchio
né ci stancammo di guardare quanto
durò il silenzio timido della farfalla.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Liceo (Guanda, 1986)


Dove il fitto bosco

Dove il fitto bosco
scendeva con avvallamento profondo
verso un luogo nascosto
a un tratto gigantesco,
appariva mutato l’aspetto degli alberi
in quel punto
prendeva nome di orrido.

Giampiero Neri (Erba, 1927), Dallo stesso luogo (Mondadori, 1992)


Due tempi

La civetta è un uccello pericoloso di notte
quando appare sul suo terreno
come un attore sulla scena
ha smesso la sua parte di zimbello.
Con una strana voce
fa udire il suo richiamo,
vola nell’aria notturna.
Allora tace chi si prendeva gioco,
si nasconde dietro un riparo di foglie.
Ma è breve il seguito degli atti,
il teatro naturale si allontana.
All’apparire del giorno
la civetta ritorna al suo nido,
al suo dimesso destino.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Liceo (Guanda, 1986)


Storia naturale

Si dava da fare in mezzo al campo
lepre o uccello che fosse pedonando,
una macchia che attraversava energico.
Ma non andrebbe sempre così
vita che non chiedi il permesso per vivere.
Come punte di selce i frammenti
della memoria e del sogno
si posavano sul fondo del lago.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da L’aspetto occidentale del vestito (Guanda, 1976)


Quella casa isolata

Quella casa isolata
quasi nel centro del paese
era passata indenne
dalla guerra e dopoguerra
come la salamandra nel fuoco,
adesso sembrava un corpo estraneo
venuto da chissà dove.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Armi e mestieri (Mondadori, 2004)


Quella casa isolata

Quella casa isolata
quasi nel centro del paese
era passata indenne
dalla guerra e dopoguerra
come la salamandra nel fuoco,
adesso sembrava un corpo estraneo
venuto da chissà dove.

Giampiero Neri (Erba, 1927), Armi e Mestieri (Mondadori, 2004)


Si era fermata all’imbocco della lanca

Si era fermata all’imbocco della lanca, sul fiume, una biscia nera, con il capo eretto fuori dall’acqua.
Voleva arrivare in fondo alla lanca, dov’erano i suoi interessi.
A mezza strada si frapponeva un pescatore con una lunga canna che a occhio poteva coprire in larghezza quel braccio di fiume.
Si doveva o no forzare il blocco?
La biscia alla fine si era decisa e aveva iniziato la sua corsa lungo l’argine opposto del canale.
Avvicinandosi aveva aumentato la velocità fino a un massimo sforzo, guizzando davanti al pescatore, che aveva tentato vanamente di colpirla.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Via provinciale (Garzanti, 2017)