Sono sceso nella luce

Sono sceso nella luce
arancione, nell’asfalto
Buio – Notte
che sporca i pìe
ad arrotolare
le Strisce Pedonali.

Le meto a sugar
con cura, di traverso
alla vita
prima di attraversarla.

Ho fari abbaglianti
abbastanza per
strade scure senza sfalto
da salvare la vita
dei ricci con fegato.

Io l’ho visto l’Uomo Nero
spuar calìgo tirando sassi
ai soli artificiali
per veder le stelle
sonnifero del buio.

Serviva il Black – Out
per capire che il buio
non si era sbiadito
mentre il treno
indormensà delle
6 e 20
pol anche fermarse,
proprio adesso,
nella stazione in mezzo
al mare.

Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), da Il salto del salvavita (Campanotto, 2006)

 

 


Autoritratto


È il taglio degli occhi di mio padre 
non il suo colore
l’attaccatura bassa dei capelli 
quasi piatti i piedi e lo stesso stampo delle mani 
o forse è lo stare scorretto della schiena

ma più che altro è la stessa la mandibola che balla
quando la cena sa di poco e la camicia non stirata
l’apprensione dei giorni che fa lo stomaco compresso
con la tensione continua dei nervi raccolta nelle giunture
è la sua sintassi quando dico le frasi che non vengono
preciso il lampo nello sguardo che ricuce le cose
rifà buono il tempo 

la solitudine lui dei boschi io delle parole.

Sarà poi un giorno mio figlio
e il figlio di mio figlio
sarà l’aggirarsi nell’identico buio delle strade 
ad aspettare che venga il vento giusto
e il chiaro dentro gli occhi 

Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), da Il verde che viene ad aprile (Qudulibri, 2019)


qui a Sarajevo

qui a Sarajevo
come in tutte le città, sobborghi, villaggi
dopo le operazioni belliche,
le macerie, in fondo,
sono fatte di mattoni, pietre, travi
con cui innalzare ancora
altre case
e starci dentro, abitarle
e osservare, diligentemente
fuori dalla finestra
i vicini, i passanti
e ascoltare con attenzione
se parlano la nostra lingua
e attendere
con la pazienza
propria degli umani
l’arrivo di
un’altra battaglia
Roberto Ferrari (Gorizia, 1959), da Alberi Binari (qudulibri, 2014)
– consigliato da Piero Simon Ostan

Due pesi due misure

La mensola conficcata sul cartongesso
conviene non caricarla
con troppo peso
è facile che non tenga

quelli dei mobili si sono tanto
raccomandati

è come quando mio figlio chiede
di salirmi in groppa
lo sento che si interroga
quando l’oscillazione di fa batticuore

“ma tu mi tieni sempre forte?”

Ho cacciato giù la risposta
in balia dei succhi gastrici.

Ho fischer fissati per aria

 

Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), da Pieghevole per pendolare precario (Le Voci della Luna, 2011)


Sono questi travi color miele

Sono questi travi color miele
quando ci siamo entrati qui
e abbiamo risposto che
ci piaceva;

e non pesava se si sentivano
le macchine dalla statale
se si sentiva il treno:
a quel se se abitua
e dopo se dorme ben
se dorme come esser putei
nel sedile posteriore
mentre papà guida
fino a casa

e non contava se dal terrazzo
lo sguardo si arrampicava
fino alla vetreria sconfinata e grigia.

Sono questi travi color miele
guardali bene panciallaria:
sono le costole della balena
pensiamo stratagemmi
per convincerla a
farci restare
che ci tenga lontano
dallo sfiatatoio.

Sono questi travi color miele
quando ci si mette sul divano
a guardare su
si vedono ancora le impronte
delle scarpe antinfortunistiche
degli operai

– mi dicevo –

operai bastiancontrari
che camminano testa in giù
sangueallatesta
proviamoci anche noi
a guardarlo
dall’altra parte
questo mondo

 

Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), da Pieghevole per pendolare precario (Le Voci della Luna, 2011)

 


Piero Simon Ostan consiglia Igor De Marchi

il mutuo 

Sto pagando un mutuo di quindici anni
per l’appartamento in cui vivo.
Ho sottoscritto una polizza vita
di vent’anni. Il mio promotore
finanziario di fiducia
mi sottopone ogni quindici giorni
vantaggiose opportunità
di investimento a lungo termine.

Eppure stento a immaginarmi allora
brizzolato e limpido,
circondato da nipoti
gioiosi e figli amorevoli
come vuole la brochure
dell’assicurazione.

Igor De Marchi (Vittorio Veneto, 1971), da Resoconto su reddito e salute (Nuova Dimensione, 2003)

Tutte le volte che mi capita di rileggere Resoconto su reddito e salute mi blocco sulla poesia il mutuo che ho deciso di proporre.
In questo testo irrompe fin dal titolo l’impoetico, De Marchi giunge a esiti di srilicamento estremo già dal primo verso e, attraverso un abbassamento del tono verso la prosa, fotografa senza filtri, senza alludere nulla, il nostro tempo. Sono versi che ci inchiodano alla realtà in un atmosfera pervasa da una pungente ironia che ci mostra ancor di più il nostro essere ridicoli.
Forse il bloccarmi su questo testo non è solo dovuto al fatto che questi versi sono emblematici di un modo di intendere la poesia che mi affascina e sento vicino, ma anche perché il poeta, alla fine, ci ricorda che a questo stato di cose, da lui stesso riferite, una strada diversa c’è. (Piero Simon Ostan)