Notturno

A così breve distanza di me
asse e buio della mia gravitazione
faccio irruzione nella mente di chi sono
celebrando l’ascensione del sonno:
ecco la terra persa, notte
vento d’estate vieni
vento che mi sottrai e imporpori
e viene un notturno che si depone
come il palmo di un padre
ma dove vai ma dove
ma ‘ndolà vastu, ce fastu, tu, garibaldìn
tu così qualunque
avevi dieci anni leggeri
vele mosse dalla medesima brezza
avevi due mani un faccino
dieci dita per contare gli anni
e tutto un suolo, piumato di freschezza;
avevi di te
quanto bastava di te.

Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 1967), da Dentro Gerico (Circolo Culturale di Meduno, 2002)

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I vecchi non dovrebbero mai dormire

I vecchi non dovrebbero mai dormire
mai andare a letto.
Ogni gesto è un dolore
tenuto segreto
che si rifà vivo.
Sollevare le lenzuola
mettere sul cuscino
un altro cuscino.
Quale ricordo lieto
potrà aprire la porta ai sogni?
No, solo gaffes irrimediabili
perché ancora tutto brilla
di luci mondane
con una spiegazione
per ogni fallimento.
Un rifugio non c’è
nemmeno nell’angolo
più fresco del letto
che fa presto a inumidirsi
non di lacrime ma di sudore
perché è il corpo che piange.

Nico Naldini (Casarsa, 1929), da Una striscia lunga come la vita (Marsilio, 2009)


l’albero cavo, e le vocali

l’albero cavo, e le vocali
che in quel buio vi si sono annidate;
e le date percorse da radici,
il varco ostruito dalle ortiche.

Forse sarà nelle pozzanghere
il nostro più nitido riflesso,
anche se un rigagnolo, ora,
dissangua anche quest’ultima possibilità

ma i detriti che calpestiamo
cinguettano e gli uccelli cadono
dai rami come cachi sfatti

non resta che erigere un recinto d’amore,
non resta che stare aggrappati al silenzio,
troncare ogni rapporto col tempo
e poi portare dell’acqua con le mani

lasciare che un nome si depositi altrove
e che in quell’altrove trovi la sua quiete.

Fabio Franzin (Milano, 1963), da Il groviglio delle virgole (Stamperia dell’arancio, 2005)


Le parole

Annodammo la nostra infanzia ai capelli delle nuvole
e non fu la pioggia, fummo la pioggia;

la mano dell’uomo ci sradicò dall’aria
e lungo i canyon della nostra pelle
attecchì il pensiero;

le nuvole furono scrittura,
la nostra voce un nodo sciolto,
noi da una parte, da un’altra parte il cielo.

Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 1967), da Stato di quiete (Rizzoli, 2016)


Dovevo avere vent’anni

Dovevo avere vent’anni
per essere l’animale
che va a nascondersi nel tuo petto
come i cani che vanno a morire
in stanze appartate.

Tu dovevi. Avresti dovuto.
Dovevi.

Martina Abbondanza (Cesena, 1993), da Il giorno tutto (Ladolfi, 2016)


Individuare uno ad uno

Individuare uno ad uno
ogni grado di necessità
assegnare come un nome
una mappa affidabile di ogni tua
minuscola escoriazione

Carmen Gallo (Napoli, 1983), da Paura degli occhi (L’arcolaio, 2014)

 


(missioni)

I lama sputano anche quando nessuno li vede, neanche un
altro lama.

Posso giurare di aver visto pisciare un uomo senza testa.

Posso giurare di aver visto un ginecologo scimmia
lanciare
una specie di missile dentro una donna.

Pianifichiamo di esportare la vita, ma in realtà è la morte
(non dite che è lo stesso).

I batteri più esperti sono abbastanza uomini per diventarlo.

Gli ufo esistono e somigliano a dei lama.

Gli ufo sono più soggetti ad infezioni fungine.
Su alcuni pianeti non ci sono le donne.

La diarrea ti coglie sempre impreparato, potresti negarlo?

Gli astronauti urinano in sacchette disgustose e pure sono
eroi.

Se non ci fosse l’uomo ad osservarlo l’universo nemmeno
esisterebbe;
noi sappiamo
che questa è una storia falsa.

Se un giorno ti diranno che non esisti
la donna che ti ha spezzato il cuore sarà comunque esistita.

Se una cosa è vera è che nessuno si libera di niente.

Un animale sconvolto può diventare un altro animale.
Un animale responsabile non è un animale.

I pinguini hanno troppi comportamenti che non vanno bene.
Bisogna dare parola ai pinguini, ma a un certo punto basta.

Se il silenzio è grande, una zanzara è grossa come una stanza.

La notte ama arrivare di notte, ma arriva anche di giorno.

Klimt non ha mai disegnato cipolle, ma poteva farlo
poteva farlo?

Le donne hanno causato la scrittura di un sacco di poesie, i
lama mai.

Francesco Maria Tipaldi (Nocera Inferiore, 1986), da Nuova Poesia Extraterrestre (Carteggi Letterari, 2016)