Cantiere

Diventerà finestra
questo quadrato di mattoni,
aperto al primo chiaro
nelle ore di luce, anche d’inverno
(quando è poca, manca) e qui
nell’angolo sarà uno spiffero
la causa di un abbraccio
tra lui che in piedi osserva l’orizzonte
e lei che tutta stretta alle sue spalle
dice ho freddo, non si muove.

Dario Bertini (Legnano, 1988), da Frequenze clandestine (Sigismundus Editrice, 2012)

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Il mio demone è un senzatetto

Il mio demone è un senzatetto
senza paura della tempesta
uno che abita la battigia
uno che abita la frontiera
uno che sulla sabbia nera
corre e fa capriole
aspettando che torni il sole.

Onde e vento lo prendono
schiume, salino, nuvole
e lui continua a correre
tra nebbie che disorientano
e fulmini che scardinano.

Se io con lui mi lamento
che sono un bronco gettato
sulla riva dalla marea
orme di cani e gabbiani
un groppo di nudi rami,
ride, mia vita, e dice:
“Tu sei quello che ami.”

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Poesie 1983-2015 (Mondadori, 2015)


Le bambine rimaste molto da sole

Le bambine rimaste molto da sole
da grandi sono donne irresistibili.
Così sono le sirene.
Si vedono la sera a certe latitudini
nuotare nell’acqua fluorescente
la pelle dolce, d’incanto e sotto di rame.
A volte, di giorno escono dall’acqua,
restano ferme all’ombra sotto i portici
e sentono rifiorire il rimpianto.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Aquarama e altre poesie d’amore (Garzanti, 2009)


Energia mutabile

L’amore vero, tu lo sai, è volere
la gioia di chi non ci appartiene
è questo uscire, traboccare
da se stessi, come il sangue dalle vene
per un taglio, è l’irrinunciabile,
amore energia mutabile eterno bene.

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Ferite e riforniture (Mondadori, 2006)

– Consigliato da Isabella Leardini 


Lacrime 10

In cosa risolti.
Dalle balaustre. Sui binari.

Straziati contro.
Non guardati abbastanza.

Non guardati, abbastanza. Mai.

Sangue, capelli, orbite
nei loro globi. E gonfi,

Nell’acqua, del loro cielo.
Non guardati abbastanza.

Non guardati, abbastanza. Mai.

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Pitture nere su carta (Mondadori, 2008)

– consigliato da Giuseppe Nibali


L’uomo teneva alzato il braccio

L’uomo teneva alzato il braccio
davanti alla grande magnolia. Era una festa
una ricorrenza del calendario
civile italiano; e molti parlavano. L’uomo aveva ricevuto
un fratello morto, un’esplosione grande
che aveva spaccato il giudice Paolo
faccia cemento e corpi, molti anni fa.
Ciò che muore e ciò che non può morire, trovo scritto
in un grande libro del passato. Ho sbagliato tutto.
Invece ho sbagliato tutto, quell’uomo ripeteva
e teneva
il braccio alzato. Ciò che muore
è ciò che muore; e soltanto qui
ogni cosa sta compressa. Coagula caglia. Aspetta
il punto vivo sangue tuo
dove trapassa.

Occorre che tu la rifaccia
questa vita altrove.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), inedito

– consigliato da Tommaso Di Dio


Ombre impalpabili da scomparire

ombre impalpabili da scomparire
parole a cui disimparare il senso
voci di stordimento e confusione
e dall’interno per contraddizione
cantiche silenziose nel tuo nome
attraversando nuove metamorfosi
come paesaggi sconosciuti e estranei
in cui la scena si scompone e muore
e anche i colori sembrano crollare
su questa notte acida e compressa
non c’è una medicina ma la cura
del nostro male è la ferita stessa

Adriano Padua (Ragusa, 1978), da Still life (Miraggi Edizioni, 2017)

– consigliato da Julian Zhara