Il chiostro

Non si può essere figli, lo si deve. 
Brera era qualcosa a cui appartenere 
meno, ma meglio. Vivere con questo, 
farsi come porte aperte, come isole discretamente
naufragare dentro l’iride. Con il corpo chiuso 
di una copia il magma sogna ancora 
il sogno di una forma, seguita nel chiarore 
ellenico di un fauno; altri torneranno, per partire 
in uno scatto d’elitre. C’è chi ha detto io 
stringendo tra le mani cupole di erba raggelata, 
cadendo dietro i tetti la sera chiude gli occhi 
di Prussia. C’è chi ha detto di si a tutto questo, 
e chi dice di noi, tacendo. 
E ancora io non so di cosa andare fiero 
se mi applaude dal cortile il volo di un piccione. 

Alessandro Grippa (Treviglio, 1988), da Opera in terra (Lietocolle-Pordenonelegge, 2016)

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Io non riesco

Io non riesco 
a ricordare il canto; e questa terra 
senza di me, prima di me. Le luci 
la voce la strada. Il bacio l’abbraccio 
la penetrazione mani urlo 
questa festa che comincia e non è data mai 
terra senza di me, dopo di me. Ci sono state 
grotte, torri, civiltà. Ma bisogna 
arretrare ancora; bisogna cercare. Stare 
nei muscoli addome contratto a spinta 
il passo prima. Nascere non è 
generare; oggi bisogna dare 
vita alla vita. 

Tommaso Di Dio, da Tua e di tutti (Lietocolle-Pordenonelegge, 2014)


a poco a poco si scioglie

a poco a poco si scioglie
il corpo nell’estate
indomesticata,
il chiarirsi, schiarire,
le nuove ombre nella lontananza
che anche tu tieni, per te,
come ultimo scudo
eppure siamo e sempre saremo nel muoverci –

Laura Pugno (Roma, 1970), da I legni (Lietocolle-Pordenonelegge, 2018)


Dell’immenso, o misero che sia

Dell’immenso, o misero che sia
umano sapere, non so quasi niente
e allora mi accingo a esplorare
le diverse, estese regioni della mia
fulgida ignoranza mentre tutto
entro il confine è compresente
e insieme, dunque, compresenti
sono anche tutti i personaggi,
tutti, protagonisti, comparse,
comprimari e figuranti per cui
quello che è stato, i tuoi tradimenti
rimbalzano nell’etere e ti accusano.

Maurizio Cucchi (Milano, 1945), da Sindrome del distacco e tregua (Mondadori, 2019)


Si arriva sempre nella vita di qualcuno

Si arriva sempre nella vita di qualcuno:
in un punto a corto di saliva e ci si resta
per sentire le crepe scendere, spaccarsi
come una carezza furibonda, da gridare.

I bambini trovano sempre una testa
mozzata in mezzo ai giochi e il sangue
lo inventano. Iniziano così gli spaventi
per caso, dentro le carezze.
E che si sappia quale buio resta nelle ceste.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


Incerto Autunno


Incerto che cosa s’inquadri 
nel cogliere foglie che cadono 
se colore o caduta 

Artigli pettinando il pomeriggio 
arano legno vivo 
come condanne da un anello d’aria 

Condanne a vita nuova, allo strapparsi 
da ciò che è stato, a qualsiasi costo 

È così che si sconta la rinascita 
non solo tra le foglie 
e non sempre colori 
ci accompagnano.  

Giulio Viano (Genova, 1973), da Iridi artiche (Lietocolle-Pordenonelegge, 2014)


Solo tu mi consoli, fingi

Solo tu mi consoli, fingi 
che tutto sia intero – l’amore 
ha tanta pietà così tanta 
è così buono con me –  
che morbidezza – con le dita 
mi ridisegni il corpo, mio amore, 
anche il mio corpo all’improvviso 
mi sembra di nuovo intero. 

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Suite per una notte (Lietocolle-Pordenonelegge, 2014)