#558

Mi chiamo Andrea. Sto guidando verso casa. Pochi istanti fa, il tizio davanti a me ha frenato bruscamente. Io ero distratto. Gli sono andato molto vicino. Ora sto pensando ai decimi di secondo che intercorrono tra l’avvistamento di un ostacolo e l’inizio della frenata, o l’attuazione di altre contromisure. La differita che ci tiene al riparo dal presente: un’era di durata infinitesimale. Vorrei poterla perpetuare e vivere in quella feritoia del tempo.

Jacopo Ramonda (Savigliano, 1983), da Omonimia (Interlinea, 2018)


#50

Mi chiamo Andrea, e potrei approfittare dell’occasione per vendicarmi di te. Te lo meriteresti, ma preferisco rinunciare. Questa mia scelta non ha nulla a che spartire con l’amore o con l’indulgenza. Semplicemente preferisco mantenere la mia posizione di vantaggio nei tuoi confronti, restando dalla parte della ragione, anziché finire poi per cedere ai prevedibili rimorsi che, in un’improvvisa inversione di ruoli, mi spingerebbero a cercare di guadagnarmi il tuo perdono.

Jacopo Ramonda (Savigliano, 1983), da Omonimia (Interlinea, 2018)