Mario Benedetti consiglia Stefano Dal Bianco
Pubblicato: 1 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Mario Benedetti, Stefano Dal Bianco 2 commentiDalla gabbia
Vi sono giorni di debolezza estrema
poiché – dice qualcuno – la pressione
atmosferica di fuori,
che ha potere sui corpi, essendo bassa,
si consustanzia a noi fin dentro il sangue
con la sua tenera virtù di morte.
Ma altri vi potranno assicurare
(e oggi io sono tra quelli)
che tutto questo spossamento, in certi giorni,
non procede dall’aria né dal corpo
ma è soltanto dolore
di anime costrette,
solitudine di molti,
vuoto vissuto male,
mancanza o assenza di uno scopo.
Stefano Dal Bianco (Padova, 1961), da Prove di libertà (Mondadori, 2012)
Poesia di una chiarezza esemplare. La struttura bipartita prevede appunto che il discorso sia diviso in due sequenze: 1) il sentirsi rinchiusi nel proprio corpo, in una gabbia, equivale ad avvertire una debolezza estrema come conseguenza della condizione ambientale in cui ci si trova (la pressione atmosferica bassa); 2) con un passaggio di grande levità, la stanchezza è poi percepita come una serie di “cose” (correlativi oggettivi?), le quali certamente riguardano lo stato interiore di costrizione, di astenia (sempre l’essere in gabbia): qui possiamo cogliere rimandi all’accidia petrarchesca o allo spleen baudeleriano, ma privo di quella sua potente angoscia. Nessun cedimento a momenti di sentimentalismo e il ritmo è estremamente regolare, in sintonia con il contenuto, con lo stato d’animo espresso. Poesia di encomiabile compostezza.
Mario Benedetti
Sono finiti gli anni della casa
Pubblicato: 9 ottobre 2012 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Mario Benedetti 1 CommentoSono finiti gli anni della casa,
anche quelli che si pensava fossero ancora lì
con abeti, la bicicletta che tenevano su.
Ci sono un ragazzo e una donna
nei movimenti che si rompono senza dolore
lungo quello che è il loro cortile.
C’è dell’erba di là, come non saprei dire,
sotto gli alberi che fa un po’ di prato.
Come le viti sono i legni secchi dei rovi,
qualche foglia strana dei rovi.
Sono un fiore che cresce più di quello che possa,
di quello che è a toccarlo.
Come quando si dice “mi hai portato dei fiori”,
e sono solo dei poveri fiori.
Come quando si dice “così sono stati i poeti”.
Mario Benedetti (Udine, 1955), da Una terra che non sembra vera (Campanotto editore, 1997)



