Due tempi

La civetta è un uccello pericoloso di notte
quando appare sul suo terreno
come un attore sulla scena
ha smesso la sua parte di zimbello.
Con una strana voce
fa udire il suo richiamo,
vola nell’aria notturna.
Allora tace chi si prendeva gioco,
si nasconde dietro un riparo di foglie.
Ma è breve il seguito degli atti,
il teatro naturale si allontana.
All’apparire del giorno
la civetta ritorna al suo nido,
al suo dimesso destino.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Liceo (Guanda, 1986)


Lo splendore del buio

E la sera discese come uno che se ne va via
recando oltre la porta l’estremo bagliore
del corridoio, lasciando odore di freddo
oltre la soglia adorata e ignare
dove al mattino col primo oro radioso
era passata come una fata la sposa,
interrompendo la clessidra, suscitando le ore,
muovendosi tra i davanzali come in una piscina.

Là, oltre l’argine oramai buio,
dove si genera il desiderio e il sogno si prepara,
siepe su siepe l’occhio fissò ogni sera,
nell’aspro confine tra la regione oscura
e l’ultimo odore dell’erba conosciuta,
premendo la nostalgia del ripetuto addio

lontano, dove si rigenera il fiore del sogno,
nel buio che risplende a poco a poco
sui fiumi oblianti e ricordati dal cuore,
quando nella sala senza suono brilla un bicchiere
e il sonno nutre la memoria gloriosa.

Roberto Mussapi (Cuneo, 1952), da Gita Meridiana (Mondadori, 1990)