zovem se john doe, sutra letim u kosmos

bio sam jedno značajno ništa
brojčana loptica u lotto trbuhu bjelosvjetskog kita
napolju je visila starozavjetna kiša
zibajuće klatno od milion tačkastih mlazova
natapalo krovove, mutne ulice, ljudske nade
misli, dimne niti što izlaze iz naših glava
završavajući visoko put atmosfere
drakonski krst samoće u vazduhu

bizarne slike koje nikoga ne uzbuđuju
jure kroz mene atletskom osmozom
nalik meduzi kroz koju prolazi ultramarin
zovem se john doe, sutra letim u kosmos
sa Dennisom Titom i Josipom Brozom.

Faruk Šehić (Bihać, 1970), da Ritorno alla natura (Lietocolle, 2019)

mi chiamo john doe, domani volo nel cosmo

ero una nullità significativa
una pallina numerata del lotto nella pancia della bianca balena del mondo
fuori scendeva il diluvio biblico
il pendolo oscillante di milioni di gocce zampillanti
bagnava i tetti, le vie torbide, le speranze umane
i pensieri, i fili fumosi che escono dalle nostre teste
finendo in alto verso l’atmosfera
croce draconiana di solitudine nell’aria

immagini bizzarre che non eccitano nessuno
mi percorrono con atletica osmosi
simili alla medusa attraversata dall’azzurro oltremare
mi chiamo john doe, domani volo nel cosmo
con Dennis Tito e Josip Broz.


Aver vegliato tutta la notte sui simboli

Aver vegliato tutta la notte sui simboli
e uscire nell’aria fresca della notte
poco prima dell’alba.
I meli sono lieti
dell’abbondante rugiada.
I miei passi sono lievi
ma mi piace pestare il ghiaino,
accarezzare le foglie
e portare alle narici i fiori.
Tu mi segui rimandendo silenziosa
come un’ombra.
Non sento neanche il rumore dei tuoi passi
mentre cammino,
non sento il tuo respiro, non sento la tua mano
nella mia mano.

Claudio Damiani (Foggia, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)