Non la luce
Pubblicato: 9 ottobre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Alessandro Bellasio Lascia un commentoAll’alto profilo delle case
non la vita ma una ripida
sagoma di inchiodata lontananza…
Un ossido
galleggia nel respiro
nelle vene
la stessa
ora illividita che ci scruta e scava –
e noi non siamo questa stella
non la luce
non il raro bene che ignari ci donammo
ma un comando oscuro
il nome segreto dei nostri anni strappati
la materia scabra che ne ha tremato
Alessandro Bellasio (Milano, 1986), da Nel tempo e nell’urto (LietoColle-Pordenonelegge, 2017)
Il vetrino
Pubblicato: 8 ottobre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Stefano Dal Bianco Lascia un commentoUna sera, ero in ritardo, con un asciugamano, inavvertitamente, ho urtato una preziosa bottiglietta di profumo, che è caduta. I pezzi sono stati raccolti, quasi tutti in un primo momento, altri nel corso del tempo, a mano a mano diminuendo le proporzioni dei reperti. Dopo un mese in un anfratto del pavimento è comparso un vetrino trasparente, ma nessuno l’ha raccolto.
È passato altro tempo, ogni volta che entravo nel bagno
lo vedevo e mi ripromettevo: «Prima di uscire
lo raccolgo e lo butto»,
e nelle mie faccende lo tenevo d’occhio
perché non se ne andasse o scomparisse
tra le frange del tappeto o altro.
Ma il bagno libera i pensieri e al momento
di uscire dalla stanza un’altra
memoria ne prendeva il posto,
e il vetrino è rimasto e negli ultimi giorni
è diventato un’ossessione, un’ossessione
all’ultimo secondo regolarmente rimossa.
E oggi mi sono impuntato,
mi sono concentrato più di ieri
e più dell’altro ieri e ce l’ho fatta:
è stata una vittoria graduale
di una memoria su altre memorie.
Ho allungato la mano e con sorpresa
il vetro non ha opposto resistenza:
è stato docile, si è fatto raccogliere
come se per tutto questo tempo
avesse atteso me, il mio intervento.
Adesso non so se per pietà, per un senso del dovere
per rispetto o per amore l’ho posato
sul nero della scrivania, davanti a me,
e scrivendo lo contemplo e raccolgo
la sua storia di cosa legata alla mia,
e uno stesso appartamento ci contiene.
Sono orgoglioso di averlo salvato
e lui risponde alla luce e manda timidi bagliori.
Ma io ci vedo dentro il firmamento e questa notte
lo metto all’aperto e me lo guardo
perché c’è la luna, perché ritorni,
nella chiara altezza di cobalto, il cielo.
Stefano Dal Bianco (Padova, 1961), da Ritorno a Planaval (LietoColle-Pordenonelegge, 2018)



