Alcuni momenti pompano adrenalina nel cuore, prosciugano la lingua e intasano i polmoni. Come un tuono ti sommergono nel rumore, no, come un lampo ti fulminano la laringe. Tosse. Quando è accaduto, sono rimasta senza parole. Non lo hai detto tu stessa? Non lo hai detto a un’amica intima che agli inizi della vostra amicizia, sovrappensiero, ti chiamava col nome della sua cameriera nera? Hai dedotto che voi due eravate le sole persone nere nella sua vita. Alla fine ha smesso di farlo, anche se non ha mai riconosciuto il lapsus. E tu non glielo hai mai fatto notare (perché?), e tuttavia non dimentichi. Se fosse un dramma familiare, e potrebbe esserlo benissimo, sarebbe questo il tuo errore fatale – la memoria, veicolo di sentimenti. Ti senti offesa perché è il momento del «tutti i neri si somigliano» o perché ti ha confusa con un’altra persona dopo che siete state così intime?

Claudia Rankine (Kingston, 1963) Citizen. Una lirica americana (66tha2nd, 2017)


L’eco

Raggiungimi, dunque. Qui si tocca il cielo stellato
e il richiamo della ghiandaia pulsa ininterrotto.
A notte alta viene l’eco del cane forestiero
che al fondo delle valli insiste
e s’arrovella.

Forse sei in cammino. Ascolto il suono dei passi sul selciato
rimandati dall’andito.

Resto in attesa. Nel buio gelido risuona
il canto liquefatto del viandante che si ferma all’ angolo
e al tuo somiglia; eppure tu sei altrove
e lui, per darmi ristoro,
a poco a poco s’ addormenta, lascia che la melodia
si stemperi sulle labbra
e lenta
si disperda.

Luigi Manzi (Roma, 1945), da Fuorivia (Ensemble, 2013)

-consigliato da Elia Malagò