Natürlich kann man sich / antologia, Michael Krüger
Pubblicato: 26 novembre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Michael Krüger Lascia un commentoNatürlich kann man sich
den Schöpfer des Universums
als einen Gaukler denken.
Alles verruchtes Spiel,
Ausdruck beginnender Müdigkeit.
Nur manchmal, wenn wir
am Abend, einer Gewohnheit folgend,
uns auf der Wiese versammeln,
um die Nacht still zu begrüβen,
sind wir vor Staunen sprachlos:
Um uns zu foppen, zeigt er uns
Proben seines groβen Talents.
Michael Krüger (1943), da Il coro del mondo. Poesie 2001-2010 (Mondadori, 2010)
Chiaro che
il creatore dell’universo
si può vederlo come un giocoliere.
Tutto un maledetto gioco,
espressione d’incipiente stanchezza.
Ma talvolta, se a sera,
secondo un’abitudine,
ci raduniamo sul prato
a salutare in silenzio la notte,
per lo stupore restiamo senza parola:
lui per fregarci ci dà prove
del suo grande talento.
(Traduzione di Anna Maria Carpi)
L’autore ironizza su Dio, chiamandolo giocoliere. Ma quante immagini l’uomo si è fatto di Dio sin dalle origini, compresa la nostra ebraico-cristiana, che è molto seria. Ma Krueger prende di qui l’idea di Dio persona ma ne fa un giocoliere e vi aggiunge che il giocoliere potrebbe essere anche stanco del gioco. Stanco come sono quegli amici che si radunano a salutare la notte. Ma anche qui sorge un “ciononostante”, e cioè il sentimento della bellezza, proprio solo degli uomini, un sentimento che li fa ammutolire. E’ il silenzio del dubbio se Dio c’è o non c’è? L’autore non dà risposta. Certo è che se c’è ed è solo un giocoliere, ha un enorme talento. Un termine, questo, che è il contrario della “verità” proposta dalle religioni.
Anna Maria Carpi
Rede des Reisenden / antologia, Michael Krüger
Pubblicato: 25 novembre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Michael Krüger 1 CommentoDurch Italien lief ich,
von Süden nach Norden,
wie es die Straβe befahl.
Ich habe nichts erlebt.
Bei Neapel bewachte ein Hund
die aufgehende Sonne,
wie ich nie einen sah;
hinter Ravenna lauschte ich
dem feinen Orakel des Regens;
in der Maremma sah ich Fliegen
in den Augen der Rinder, und mich.
Fast zuviel für ein Leben.
Mit der Zeit lernte ich,
die Umwege zu beherrschen,
die nicht nach Norden führen.
In Rom, das sei noch erwähnt,
beobachtete ich rote Ameisen,
die das Pantheon abtragen wollten.
Übrigens las ich beim Gehen
Ungarettis kurze Gedichte,
bis sie sich aufgelöst hatten
in meinem strahlenden Glück.
Michael Krüger (Wittgendorf, 1943), da Il coro del mondo. Poesie 2001-2010 (Mondadori, 2010)
Discorso del viaggiatore
Ho percorso l’Italia
da sud a nord
come voleva la strada.
Non ho fatto esperienze.
A Napoli un cane come
non ne vidi mai stava
a guardia del sole nascente;
dietro Ravenna tesi l’orecchio
al sommesso oracolo della pioggia;
in Maremma vidi mosche
negli occhi dei bovini, e me stesso.
Quasi troppo per una vita.
Col tempo appresi
a condurmi fra le vie traverse
che non portano a nord.
A Roma, ne devo far menzione,
osservai formiche rosse
che volevano trascinar via il Pantheon.
Per il resto, camminando lessi
le brevi poesie di Ungaretti
fino a che non si furono dissolte
nella mia radiosa felicità.
(Traduzione di Anna Maria Carpi)
Si sa che i tedeschi amano l’Italia e la conoscono addirittura meglio di noi. Anche Krueger, ma lui non vede certo quello che vedono i turisti o dicono le guide. Il suo viaggio è molto personale, sorridendo ricorda cose strane e secondarie, perlopiù animali, un cane e degli insetti, invece del classico Vesuvio o del Pantheon romano Intanto però legge delle poesie, quelle di uno dei nostri massimi poeti, che sono perlopiù brevi. Si dissolvono rapidamente, in modo simile alle altre sensazioni. Di positivo, di concreto e non descrivibile resta al viaggiatore una grande felicità di essere nel nostro bel paese.
Anna Maria Carpi



