Franca Mancinelli consiglia Chandra Livia Candiani
Pubblicato: 11 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Chandra Livia Candiani, Franca Mancinelli 4 commentiLa maniglia
Si posa piano il suo gesto
sulla mia assetata utilità
apro a corridoi e frasi
interrotte e bambina.
Dormono tutti ma lei
scavalca le ore come
camicie di forza e vaga
dritta e impetuosa
nella piega e nella resa
del turbine di luce braccata,
ornate sono le finestre
raggianti della nera
nera notte, animale
vaghissimo immenso
e bambina,
le sbircia conta e riconta
i passi gli sguardi bianchi
e fruscio di sciarpe.
Il gatto scivola smemorato
tra i sogni d’intensa serenità e bambina. Piove
o non piove i cassetti chiudono
con uno scatto vestiti pesanti
di anni e bambina.
Gonna nell’armadio e bambina
geranio buio balcone e bambina
passi di nessuno e bambina
bicchiere
senz’acqua
dentro
e bambina.
Chandra Livia Candiani (Milano, 1952), da Il sonno della casa in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012)
Mentre gli altri sono immersi nel «sonno della casa», una bambina è sola ad affrontare il silenzio, a tastare il buio. Per lei alcuni luoghi e oggetti si svegliano, prendono parola, si presentano: sono Gli scalini, La maniglia, I vetri, Il pavimento, Il muro, La scrivania. Una magia li attraversa, ci guida a riscoprire la loro presenza quotidiana. Così gli scalini, spazio del transito, testimoni del nostro trascorrere nella vita. Oppure la maniglia che apre l’andare libero e impetuoso della bambina attraverso le stanze e ogni cosa che la rinomina e contiene: perché ogni cosa è in lei, è parte di lei, è attraversata e come ridisegnata dal suo passaggio. E lei non è più sola, è grande e fragile, ha paura e combatte la paura; non sa da dove le venga la forza, ma sa che ogni giorno deve esercitarla, affinarla, renderla esatta come un colpo sferrato contro il male. (La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore si intitola il libro di Chandra Livia Candiani in uscita per Einaudi). (Franca Mancinelli)
Piero Simon Ostan consiglia Igor De Marchi
Pubblicato: 10 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Igor De Marchi, Piero Simon Ostan Lascia un commentoil mutuo
Sto pagando un mutuo di quindici anni
per l’appartamento in cui vivo.
Ho sottoscritto una polizza vita
di vent’anni. Il mio promotore
finanziario di fiducia
mi sottopone ogni quindici giorni
vantaggiose opportunità
di investimento a lungo termine.
Eppure stento a immaginarmi allora
brizzolato e limpido,
circondato da nipoti
gioiosi e figli amorevoli
come vuole la brochure
dell’assicurazione.
Igor De Marchi (Vittorio Veneto, 1971), da Resoconto su reddito e salute (Nuova Dimensione, 2003)
Tutte le volte che mi capita di rileggere Resoconto su reddito e salute mi blocco sulla poesia il mutuo che ho deciso di proporre.
In questo testo irrompe fin dal titolo l’impoetico, De Marchi giunge a esiti di srilicamento estremo già dal primo verso e, attraverso un abbassamento del tono verso la prosa, fotografa senza filtri, senza alludere nulla, il nostro tempo. Sono versi che ci inchiodano alla realtà in un atmosfera pervasa da una pungente ironia che ci mostra ancor di più il nostro essere ridicoli.
Forse il bloccarmi su questo testo non è solo dovuto al fatto che questi versi sono emblematici di un modo di intendere la poesia che mi affascina e sento vicino, ma anche perché il poeta, alla fine, ci ricorda che a questo stato di cose, da lui stesso riferite, una strada diversa c’è. (Piero Simon Ostan)



