Italo Testa consiglia Jude Stefan
Pubblicato: 22 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Italo Testa, Jude Stefan 2 commentiMars
salut printemps
en fleurs nous nous ruinerons
comme vieillard couché dans son lit d’enfance
la chambre et la nuit répéteront sa tombe
en train de rédiger un poème à l’imitation de soi
au matin les tulipes ouvertes
j’ai donné mes biens
ne hante plus la femme
j’attends le mieux,
finir ses jours
Jude Stefan, À la vieille Parque précédé de Libères, poésie (Gallimard, 1989).
Marzo
salve primavera
in fiore noi ci rovineremo
come un vecchio disteso nel suo letto d’infanzia
la camera e la notte ripeteranno la sua tomba
redigendo un poema a imitazione di sé
al mattino i tulipani aperti
ho donato i miei beni
la donna più non ossessiona
attendo il meglio,
finire i propri giorni
(tr.. it. di. Italo Testa)
Una poesia di Jude Stefan, il più grande poeta francese vivente, tradotto negli anni settanta da Sergio Solmi, amato da Zanzotto, oggi praticamente scomparso dall’orizzonte culturale italiano. Il sesso, la morte, un senso vivo della lingua, un attraversamento verticale della tradizione e della contemporaneità, l’ossessiva esplorazione formale, un’inesausta febbre vitale: con la sua misura breve, instabile, “Marzo” è un perfetto esempio della poesia di questo ‘poeta segreto’ (Italo Testa).
Giulia Rusconi consiglia Anna Maria Carpi
Pubblicato: 21 marzo 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Anna Maria Carpi, Giulia Rusconi 1 CommentoLAGHI E LAGHI senza l’altra sponda,
boschi d’inverno fragili schiomati
come teste di vecchio e poi la neve
e lacrime di ghiaccio alle tettoie.
Le poche case accenti circonflessi.
Un piccolo nel mio scompartimento
fa merenda e gioca con l’orsetto
con davanti la madre
che guarda fuori e il padre col giornale,
tutto è fidato e tutto è famigliare.
Essere lui, poter ricominciare.
Anna Maria Carpi (Milano, 1939), da E tu fra i due chi sei (Scheiwiller, 2007)
Anna Maria Carpi ha una sua personalissima voce, da sempre, dal suo esordio con A morte Talleyrand (Campanotto, 1993) fino alla sua ultima opera, uscita l’anno scorso per Transeuropa, Quando avrò tempo. È la sua una voce che raccoglie diverse ossessioni e alcuni luoghi che tornano. Anche nel testo che propongo, dal treno su cui ci fa viaggiare, vediamo un paesaggio nordico e freddo, da brividi, che ci porta forse in Germania, luogo d’elezione per la Carpi traduttrice dal tedesco e profonda conoscitrice della letteratura di lassù. Ed è poi nel calore dello scompartimento, dove ‘si fa casa’, dove si sta insieme tra ‘compagni corpi’, che esplode con una gentilezza disarmante un assillo che sempre batte nei testi della Carpi: lo sgomento di avvertire il tempo passare, la giovinezza che si allontana, la vecchiaia (e la morte) a un passo, la trappola dello stare in vita da cui non si può scappare. E la malinconia struggente di immaginarsi di nuovo bambini a godere di una pace che non può più tornare. (Giulia Rusconi)



