Fabiano Alborghetti consiglia Francesco Tomada

Portarsi avanti con gli addii

E se domani io non ci fossi più
per un incidente o qualsiasi cosa che ora non immaginiamo
o perché la rabbia mi ha formato un coagulo nel cuore

dopo il tempo che ti serve tu comunque vai avanti
trova un altro uomo che sia un padre
se possibile migliore per i nostri figli

per favore non far recitare quelle messe
a cui tutti devono venire senza averne voglia
non tenere i miei ricordi in un cassetto
perché di buio allora ne avrò già abbastanza

e non dire a nessuno se mi pensi
piuttosto custodiscimi come una seconda adolescenza
qualcosa che ti porti sempre dentro
anche se non sei più tu

 

Francesco Tomada (Gorizia, 1966), Portarsi avanti con gli addii (Gattili – piccole edizioni numerate a mano, 2010)

 

Levità per un tema lancinante, invertendo però il punto d’osservazione. C’è freschezza e pacifica contemplazione nel gesto fiorito che adagia -nella parole- il conforto. C’è distanza, consapevolezza, tenerezza soprattutto senza scadere né nel pietismo né nella retorica. Parrebbe cosa insignificante eppure la grazia che riepiloga un assieme condiviso appiana l’eruzione della mortalità e –infine- consola. Questo è un testamento poetico che sconfigge la solitudine del poi: si staglia controluce una promessa di presenza anche quando ci sapremo circondati da un assurdo eccesso universale. (Fabiano Alborghetti)

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Il presente che ci resta

Come evasi senza ragion veduta, in fila
lungo la sorte sino alle montagne: sottrarsi
alla propria terra per la sola carne riassumeva il motivo

il convoglio, senza custode ognuno
che non l’occhio indietro a dilavare la strada fatta.
La sola parola ripetersi scandiva l’insieme unendo

dalla perdita presente alla trama a venire, noi siamo dove?

Fabiano Alborghetti (Milano, 1970), da L’opposta riva (Lietocolle, 2006)