Diciottanni

Se non ti rendi conto, sotto pergole
in tek, del dolore che costa
mollare un ragazzo, se non ti sfili
le calze per sabotare le noie,
se non fatichi a scrollarti
le piccole offese che comporta
di sabato la vita bassa, risparmia,
mi dici, le occhiate di sprezzo.

E il sole brucia il tavolino
in formica, e tu ti aggiusti, intanto,
gli occhiali scuri, per opporti, certo,
al mio silenzio. Mica dico a te,
fai poi, aprendo le mani a ventaglio,
e non capisci che a tacere,
dopo degli anni, non si ammette
lo sbaglio, ma si contano i danni.

Francesco Targhetta (Treviso, 1980), da Fiaschi (ExCogita Editore, 2009)


Il panino col tuo nome

Risentirti almeno nel brie e nel crudo,
nella rucola pressata che s’incaglia
in mezzo ai denti, e slavarti
di nuovo con birre alla spina, fino
a farti scivolare, dopo aver sfiorato
il cuore, per miglia di intestino.

Tre euro e venti, il panino
col tuo nome, e più fame di prima.

Francesco Targhetta (Treviso, 1980), da Fiaschi (ExCogita Editore, 2009)