Modelli e archetipi
Pubblicato: 1 febbraio 2018 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Flavio Santi Lascia un commentoMi chiedo: se arrivassero gli UFO…?
la civiltà ne sarebbe azzerata,
noi uova rotte per gran frittata.
Non dimentico neppure che
il Sole quando avrà bruciato tutto l’idrogeno,
non si spegnerà, diventerà più caldo,
brucerà elio, poi carbonio fino al ferro.
Quando arriverà il suo momento,
diventerà un’enorme palla di fuoco,
per un breve periodo di tempo,
giorni o settimane, sarà miliardi di volte più brillante,
tutta la sua materia si espanderà ai limiti del sistema,
inglobando tutti noi, poi si riunirà
fino a fare una stella a neutroni.
Io non credo di avere la forza
sufficiente per oppormi, la vita
scolerà su di me gocciolando
come un piatto sfregato da mani
guantate e sul filo del “perlopiù”
mi giocherò tutta la vita, io.
Allora innescherò un processo di autodistruzione
così sottile, che solo a risultato compiuto
si spalancherà e porrà fine
a tutte le vostre e mie perplessità.
Sarò più gentile di una bomba,
rovinerò tutte le strutture in silenzio
e come il vaiolo che si conserva solo
in provetta a Novossibirsk
contro di me non ci saranno antidoti.
Io non rido e questo mi fa classico e maturo.
Veleggiamo anche noi
verso i dardi più avvelenati.
Noia mortale infinita
che ti chiami vita,
io però non posso stare
senza te troppo a lungo.
Chi vive qui muore qua.
Che faccio adesso? mi sciolgo?
torno cellula?
Tre secoli ci sono voluti
per cavalcare quest’idea
e questo mio seme ghiacciato
e tre secondi per spegnerli, blip…
Questa è la fine.
Flavio Santi (Alessandria, 1973), da Il ragazzo X (Atelier, 2004)
Non si libera dagli aghi, se ne veste
Pubblicato: 27 gennaio 2018 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Marco Giovenale 2 commentiNon si libera dagli aghi, se ne veste.
Vive nell’ultima stanza – ogni volta
sta varando il vascello con lo sguardo
nella fontana fuori, dove la potrebbero
condurre ma non vuole, dai sette anni
mentali e non mentali non si strecciano
il colore cenere – la testa, gli occhi.
Non possono trovarla assiderata.
Piuttosto contare sul balcone, che sarebbe
il margine alfa della storia, da dove
la contesta e può ascoltarla; due
fibbie alle scarpe slacciate, rientra
sempre e cammina sempre scalza contro
la parete. Lì sta bene. Lì – dice alla fine
della casa – mi riconoscerete.
Chi manca è più nitido,
si prende la ragione
Marco Giovenale (Roma, 1969), da Shelter (Donzelli, 2010)



