13 say

13 say

When Neil Armstrong died you called me to your computer:
«Look! Of the 89 comments on the article, 13 say “he’s on
the moon, now”! Why would he be on the moon? It’s absurd!»
So I put my grandmother on the moon. I put Iain, who died,
on the moon with Hilary, who died. I put the great cats on
the moon, bouncing weightless and bemused; and I will put
all of us who are not dead but will be dead, on the moon,
which from here is a quiet place, out of reach and strange,
with a hard wind that rushes through: a rolling headstone
that requires a giant leap, and a sad and happy lie, to get to.
13 dicono

Quando è morto Neil Armstrong mi hai chiamato al tuo computer:
«Guarda! Degli 89 commenti all’articolo, 13 dicono “è sulla
luna adesso”! Perché dovrebbe essere sulla luna? È assurdo!»
Così ho messo mia nonna sulla luna. Ho messo Iain, che è morto,
sulla luna con Hilary, che è morta. Ho messo i gatti grandiosi sulla
luna, che rimbalzano senza peso e perplessi; e metterò
tutti noi che non siamo morti ma che moriremo, sulla luna,
che da qui sembra un posto tranquillo, fuori portata e strano,
con un forte vento che la percorre: una pietra tombale rotante
che richiede un passo da gigante, e una triste e felice bugia, per arrivarci.
Jack Underwood (Norwich, 1984), da Happiness (Faber, 2015)

– consigliato da Alberto Pellegatta


Due nelle forze

Non lo sa, lui, il momento, lui che aspetta
ora, lui
che le chiede con lo sguardo
mentre i campi di neve oltre la strada
li contengono tutti e due
e forse
deve decidere l’aria fredda, senza presunzione,
suggerire l’attimo, il passo
per toccarle il paletò
a sud, a est
dei suoi capelli. Ecco. Il vento
si avvicina. Forse è l’ora, è quasi l’ora.
La guarda, chiude gli occhi, sbaglia.


Milo De Angelis
 (Milano, 1951), da Somiglianze (Guanda, 1976)

– consigliato da Fabio Pusterla


Esili

Oggi penso ai due dei tanti morti affogati
a pochi metri da queste coste soleggiate
trovati sotto lo scafo, stretti, abbracciati.
Mi chiedo se sulle ossa crescerà il corallo
e cosa ne sarà del sangue dentro il sale.
Allora studio – cerco tra i vecchi libri
di medicina legale di mio padre
un manuale dove le vittime
sono fotografate insieme ai criminali
alla rinfusa: suicidi, assassini, organi genitali.
Niente paesaggi sotto il cielo d’acciaio delle foto,
raramente una sedia, un torso coperto da un lenzuolo,
i piedi sopra una branda nudi.
Leggo. Scopro che il termine esatto è livor mortis.
Il sangue si scioglie in basso e si raggruma
prima rosso poi livido infine si fa polvere
e può – sì – sciogliersi nel sale.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)

– consigliato da Maria Borio


Di quelli che guardano il mare

Di quelli che guardano il mare
ne arrivano ogni giorno. Gente in fuga.
Spesso rimangono in auto,
schiudono a malapena un finestrino.
Qualcuno invece scende,
fuma adagio appoggiato alla ringhiera.
Mezz’ora, un’ora. Dipende. Poi ripartono
scuotendo con cura la sabbia dai vestiti.
Eppure resta sempre qualche traccia
nei luoghi più impensati: sotto il bavero,
dietro le orecchie, a volte sulle palpebre.
Più tardi, a certi capita
di non sapere dove sono andati,
né tantomeno perché.
Fabio Pusterla (Mendrisio, 1957), da Le cose senza storia (Marcos y Marcos, 1996)

– consigliato da Fabrizio Lombardo


Le parole semplici

Le parole semplici, per me, sono come le cose che mettevi insieme nella vita. Da oggetti apparentemente inutilizzabili tiravi fuori qualcos’altro. Li combinavi e nasceva una nuova funzione. Ecco che allora una vecchia grata da finestra, quattro assi smangiate di un bancale e del filo di ferro già sfruttato, diventavano la gabbia dei conigli. Così faccio io con questi termini, questi suoni familiari, schietti e genuini. Cerco di farli ancora funzionare, di parlare ancora con qualcuno.

Fabrizio Bernini (Broni, 1974), da Le parole semplici (Stampa 2009, 2019)

– consigliato da Marco Pelliccioli


Dai nostri calzoncini

Dai nostri calzonicini
sbucano ginocchia sempre sfregiate.
Il cortile raccoglie ogni giorno
voci e competizioni.
Il pallone gira impazzito, sbatte
da un muro a uno scalino.
Tutti fratelli nel sudore
che imperla la fronte. La vittoria
sta in un fuscello, in un niente,
in quel brandello supremo
di carne imbrattata di sangue.

Luigi Fontanella (Mercato San Severino, 1943), da L’adolescenza e la notte (Passigli 2015)

– consigliato da Rossella Renzi


Sois sage

Spegniti dolore anche solo per poco,
quel piccolo decrescere che concedono i farmaci,
ecco vedi è già notte il lago è nero,
il monte si replica sull’acqua,
che facciamo ancora svegli io e il tuo bruciore?
Vieni sonno confondici, rendi la schiena duttile,
scorri, concedici una tregua, addormentaci piano
non importa quanto tempo ci metti,
le dita sul lenzuolo sono ghiaccio e la spalla una  fiamma
una distesa di neve e in alto un focolare.
Spegnetevi dolori oppure quietamente
andate dentro il sogno diventate echi
almeno per un po’ in quello spazio pietoso.
Siate gentili durare tanto a lungo non è saggio.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Historiae (Einaudi, 2018)

– consigliato da Tommaso Giartosio