Devotion
Pubblicato: 20 marzo 2018 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Antonella Bukovaz, Ocean Vuong Lascia un commentoInstead, the year begins
with my knees
scraping hardwood
another man leaving
into my throat. Fresh snow
crackling on the window,
each flake a letter
from an alphabet
I’ve shut out for good.
Because the difference
between prayer & mercy
is how you move
the tongue. I press mine
to the navel’s familiar
whorl, molasses threads
descending toward
devotion. & there’s nothing
more holy than holding
a man’s heartbeat between
your teeth, sharpened
with too much
air. This mouth the last
entry into January, silenced
with fresh snow crackling
on the window.
& so what — if my feathers
are burning. I
never asked for flight.
Only to feel this fully,
this entire, the way snow
touched bare skin & is,
suddenly, snow
no longer.
Ocean Vuong (Ho Chi Minh, 1988), da Cielo notturno con fori d’uscita (La nave di Teseo, 2017)
– consigliato da Antonella Bukovaz
Invece l’anno comincia
con le mie ginocchia
che strusciano sul parquet,
un altro uomo che se ne va
nella mia gola. Neve fresca
crepita sulla finestra,
ogni fiocco una lettera
di un alfabeto
che ho tagliato fuori del tutto.
Perché la differenza
tra preghiera & misericordia
sta nel come muovi
la lingua. Appoggio la mia
alla spira famigliare
dell’ombelico, filamenti di molassa
che scendono verso
la devozione. & non c’è niente
di più sacro che tenere
il battito del cuore di un uomo
tra i denti, affilati
da troppa
aria. Questa bocca l’ultima voce
del diario di gennaio, ammutolita
dalla neve fresca che crepita
sulla finestra.
& che importa – se le mie piume
bruciano. Io
non ho mai desiderato volare.
Solo sentire
ciò appieno, ciò
nella sua interezza, come la neve
tocca la pelle nuda – & è,
all’improvviso, neve
non più.
lina la mia ultima ora è già suonata
Pubblicato: 19 marzo 2018 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Christian Sinicco, Giuseppe Nava Lascia un commento[lettera intercettata dalla censura]
lina la mia ultima ora è già suonata
quando sarai in possesso di questa mia lettera
il mio corpo sarà già freddo e cadavere
tu già sai il mio debole senso
già tu sai che fui accaduto
due volte sotto le granate
del barbaro nemicho
io fanciullo troppo debole
non conoscendo il grande pericolo
mi venne il pensiero
di scavalcare la frontiera
e farmi prigioniero
ma echo mentre scavalcai
io fui perseguitato
da persone vile i quali
dopo daver praticato tutto
mi fu dato la tremenda sentenza
della fucilazione alla schiena
dunque questa gente incosciente
in chuesto mondo esiste
mi anno dato venti minuti
di scrivere per ammunicando
ai miei cari la tremenda sciagura
sopra di me piantata
mia cara
si maledisca il nostro destino
che sensa fondo e sensa confino
nero esterno e nesurabile
a voluto essere oroso
preparandomi a un abisso spaventoso
in mezzo ha chuesto trovo forza di dire
non imprecare o cara se dio con lui
mi vuole è perché lui mi vuole bene
e che mi ama e che non vuole che le mie
sofferenze siano delugate
rasegnati alla mia brutta sorte
consola i miei cari genitori
se un altro ideale per te è preparato
vogliale bene al pare del mio ma
ricordami sempre nelle tue preghiere
ora mia cara non posso derempermi
e guardo la didietro la sentenza
mi aspetta con gelido sudore
che sono circondato
ricordami sempre nelle tue preghiere
Giuseppe Nava (Lecco, 1981), da Esequzioni (Esizioni D’If, 2013)
– consigliato da Christian Sinicco



