Homewrecker

& this is how we danced: our mothers’
white dressed spilling from our feet, late August

turning our hands dark red. & this is how we loved:
a fifth of vodka & an afternoon in the attic, your fingers

through my hair – my hair a wildfire. We covered
our ears & your father’s tantrum turned

to heartbeats. When our lips touched the day closed
into a coffin. In the museum of the heart

there are two headless people building a burning house.
There was always the shotgun above

the fireplace. Always another hour to kill – only to beg
some god to give it back. If not the attic, the car. If not

the car, the dream. If not the boy, his clothes. If not alive,
put down the phone. Because the year is a distance

we’ve traveled in circles. Which is to say: this is how
we danced: alone in sleeping bodies. Wich is to say:

this is how we loved: a knife on a tongue turning
into a tongue.

Ocean Vuong (Ho Chi Minh, 1988), da Cielo notturno con fori d’uscita (La nave di Teseo, 2017)

Sfasciafamiglie

& così ballavamo: le vesti bianche
delle madri ci traboccavano dai piedi, fine agosto

ci mutava in rosso cupo le mani. & così amavamo:
una bottiglia di vodka & un pomeriggio in soffitta, le tue dita

tra i miei capelli – i miei capelli foresta in fiamme. Ci tappavamo
le orecchie & l’accesso d’ira di tuo padre si mutava

in palpiti del cuore. Quando le nostre labbra si toccavano, il giorno
si serrava in una bara. Nel museo del cuore

due persone senza testa erigono una casa che brucia.
C’era sempre un fucile appeso

al caminetto. Sempre un’altra ora da ammazzare – per poi implorare
un dio di restituircela. Se non la soffitta, la macchina. Se non

la macchina, il sogno. Se non il ragazzo, i suoi vestiti. Se non vivo,
metti giù il telefono. Perché l’anno è un percorso

compiuto in cerchio. Insomma: abbiamo
ballato così: da soli in corpi dormienti. Insomma:

abbiamo amato così: un coltello sulla lingua
che si muta in lingua.


Devotion

Instead, the year begins
with my knees
scraping hardwood
another man leaving
into my throat. Fresh snow
crackling on the window,
each flake a letter
from an alphabet
I’ve shut out for good.
Because the difference
between prayer & mercy
is how you move
the tongue. I press mine
to the navel’s familiar
whorl, molasses threads
descending toward
devotion. & there’s nothing
more holy than holding
a man’s heartbeat between
your teeth, sharpened
with too much
air. This mouth the last
entry into January, silenced
with fresh snow crackling
on the window.
& so what — if my feathers
are burning. I
never asked for flight.
Only to feel this fully,
this entire, the way snow
touched bare skin & is,
suddenly, snow
no longer.

Ocean Vuong (Ho Chi Minh, 1988), da Cielo notturno con fori d’uscita (La nave di Teseo, 2017)

– consigliato da Antonella Bukovaz

Invece l’anno comincia
con le mie ginocchia
che strusciano sul parquet,
un altro uomo che se ne va
nella mia gola. Neve fresca
crepita sulla finestra,
ogni fiocco una lettera
di un alfabeto
che ho tagliato fuori del tutto.
Perché la differenza
tra preghiera & misericordia
sta nel come muovi
la lingua. Appoggio la mia
alla spira famigliare
dell’ombelico, filamenti di molassa
che scendono verso
la devozione. & non c’è niente
di più sacro che tenere
il battito del cuore di un uomo
tra i denti, affilati
da troppa
aria. Questa bocca l’ultima voce
del diario di gennaio, ammutolita
dalla neve fresca che crepita
sulla finestra.
& che importa – se le mie piume
bruciano. Io
non ho mai desiderato volare.
Solo sentire
ciò appieno, ciò
nella sua interezza, come la neve
tocca la pelle nuda – & è,
all’improvviso, neve
non più.