Il mio pezzo forte

My party piece:
I strike, then from the moment when the matchstick
conjures up its light, to when the brightness moves
beyond its means, and dies, I say the story
of my life –

dates and places, torches I carried,
a cast of names and faces, those
who showed me love, or came close,
the changes I made, the lessons I learnt –

then somehow still find time to stall and blush
before I’m bitten by the flame, and burnt.

A warning, though, to anyone nursing
an ounce of sadness, anyone alone:
don’t try this on your own; it’s dangerous,
madness

Simon Armitage (Huddersfield, 1963), da Poesie (Mondadori, 2001)

Il mio pezzo forte:
l’accendo, poi, dal momento in cui il fiammifero
dichiara la luce, sino a quando la luminosità si muove
oltre i propri mezzi e muore, io racconto la storia della mia vita –

date e luoghi, le torce che ho portato,
diversi nomi e volti, chi
mi ha dato amore, chi ci è andato vicino,
i cambiamenti fatti, le lezioni che ho imparato –

poi trovo ancora il tempo di esitare e arrossire
prima di essere morso dalla fiamma, e bruciato.

Un consiglio, a chiunque culli in sé
un’oncia di tristezza, a chiunque sia solo:
non provate a farlo voi stessi; è pericolo,
follia.


Succede poi

Succede poi, dopo chilometri di strade sterrate che contengono
nuvole e foreste e fiordi, succede che spunti un tavolino di
plastica con tre sedie attorno, messe lì da chissà quale divinità
bislacca. Due case poco lontane, di legno. Una rossa, una blu.
E ancora chilometri di foreste e fiordi. Così, ti trovo seduta
esattamente di fronte a me, pronta a brindare alla notte che
d’estate, qui, è luce.

(Norvegia – Luglio 2007)

Stefano Lorefice (Morbegno, 1977), da Frontenotte (Transeuropa, 2011)