dovremmo sedere attorno alle cose

dovremmo sedere attorno alle cose
alla loro vera posizione
come dei messaggeri su un vecchio sentiero
che riposano
come gente che conosce ciò ch’è scritto
senza la finzione che muove la voce
dovremmo ristabilire la gravita che porta al centro
non questo fracasso di strade
che barcolla, con ancora il mattino incastrato fra i denti
e si raccoglie agli angoli, attende l’agguato
mentre il rumore di passi esita
intuisce l’errore
e la difesa ci costringe ad arretrare
che stiamo qui, adesso
che c’è poco spazio
e i corpi stanchi sfregano
consumano
dimenticano

 

Stefano Lorefice (Morbegno, 1977), da L’esperienza della pioggia (Campanotto, 2006)

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qui c’è esposizione di corpi

qui c’è esposizione di corpi
ordine preciso da predatori
un’unica grande generazione
che non ha le domande e sa poco
dell’idraulica che ci va
a far capitare un temporale.

Stefano Lorefice (Morbegno, 1977), da Frontenotte (Transeuropa, 2011)


Succede poi

Succede poi, dopo chilometri di strade sterrate che contengono
nuvole e foreste e fiordi, succede che spunti un tavolino di
plastica con tre sedie attorno, messe lì da chissà quale divinità
bislacca. Due case poco lontane, di legno. Una rossa, una blu.
E ancora chilometri di foreste e fiordi. Così, ti trovo seduta
esattamente di fronte a me, pronta a brindare alla notte che
d’estate, qui, è luce.

(Norvegia – Luglio 2007)

Stefano Lorefice (Morbegno, 1977), da Frontenotte (Transeuropa, 2011)