C’era dell’altro

C’era dell’altro
nell’ironia taciuta, sempre puntuale
sull’amore a tratti opaco.
Il gioco delle parti. Tu, lei,
il mondo fuori asse. I riti
                                         e le sue velocità.

Ma i bambini crescono. Anche tua moglie
cambia. Non parla più di te.
Non chiedo più
nessuno più lo chiede. Nessuno più
si azzarda a rivangare il campo.

L’origine dei fiori è terribile.
                                     Che primavera c’è lì.
Lo splendore è sempre impaziente.

Wolfango Testoni (Como, 1970), da In un mutare o nel nulla (Stampa 2009, 2019)


Tornami il senso semplice dell’accadere

Tornami il senso semplice dell’accadere
quella sostanza che innerva le cose
nel loro divenire, il tramonto estenuato
che chiude il giorno festivo, la lingua muta
degli insetti, i confini permeabili
entro cui abitiamo, l’idea di andare,
un giorno, più lontano. Era questo?

Oggi le parole se le mangia al vento
lo sguardo si perde nell’abisso
il gesto rimane incompiuto
e ce ne stiamo, scarnificati,
nel duro silenzio che ci avvolge.

Giovanna Rosadini (Genova, 1963), da Fioriture capovolte (Einaudi, 2018)