So con esattezza cosa sogno

So con esattezza cosa sogno:
una voce dal petto – solo mia –
con il do di ogni canto d’inizio
ciò che per lingua spenta
chiamiamo morte e suo timore.

Al buio ci si abitua
quanto più si accantona il conforto della luce
quando si impara che l’uno
è la sponda secca dell’altra
ai lati di uno stesso fiume.

Conosco quel tipo di coraggio: dimenticare la stella
la candela il calore del giorno
farne a meno – amandoli in silenzio –
in un meno uguale alla marea
che si abbassa conservando i confini
l’orma delle barche la sabbia-arata del mare.

Si batte la fronte
– la notte come un muro.

Nel bruciore
si stringe una diversa luce
quel fulgore privo di memoria
che qualche volta cinge
ciò che per suono muto – ancora – non ha nome.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Notti di pace occidentale (Donzelli, 2001)


La mia memoria è la memoria della neve

La mia memoria è la memoria della neve. Il
mio cuore è bianco come un campo di erica.

In labbra gialle la negazione fiorisce. Ma esiste
un noce dove abita l’inverno.

Un lontano noce, piegato sull’acqua, dove
vanno a morire i guerrieri più vecchi.

In uno stesso esterno si disfano i giorni e la
desolazione corrode i segni del suicidio:

globi tra i rami del silenzio e un animale senza
nome che si addensa sul mio viso.

Julio Llamazares (Vegamiàn, 1955), da Poesie complete (Amos edizioni, 2011)