Sono cresciuti insieme a te i miei capelli

Sono cresciuti insieme a te i miei capelli,
io meno. Ancora sono tentata dallo svanire
se ogni giorno scavo un lembo di pensiero
e mi riduco a un liquido vischioso, irriflessivo,
che non lascio bere a nessuno. Potremmo
davvero esserci tutti senza nient’altro
– solo nutrirsi ogni tanto – umane necessità.
Cosa riempirebbe allora le coscienze,
quale commento, quante penose idee.


Eleonora Rimolo (Salerno, 1991) da La terra originale (LietoColle-Pordenonelegge, 2018)

– Consigliato da Matteo Fantuzzi.


Dai nostri calzoncini

Dai nostri calzoncini

sbucano ginocchia sempre sfregiate.

Il cortile raccoglie ogni giorno

voci e competizioni.

Il pallone gira impazzito, sbatte

da un muro a uno scalino.

Tutti fratelli nel sudore

che imperla la fronte. La vittoria

sta in un fuscello, in un niente,

in quel brandello supremo

di carne imbrattata di sangue.

Luigi Fontanella (Mercato San Severino, 1943), da L’adolescenza e la notte (Passigli, 2015)

– Consigliato da Marilena Renda.


Nella lingua dei tuoi antenati

Nella lingua dei tuoi antenati
la parola amore se esiste è letteraria,
in mezzo ai campi si fa altro, in amore
è la patata che si squaglia, un raccolto
impazzito, è in amore un uomo che sbanda,
il bestiame che non obbedisce;
bastava allora il voerse ben.

Nella lingua dei miei antenati,
preti, ufficiali e mercanti,
l’amore viene versato altrove
e se avanza, all’amata – bisogna quindi, disporne;
e ridiamo di quanta zavorra e detriti
trascina dietro di sé la parola amore.

Nel sonno mi dici un po’ dopo, parli tanto
e che dico?, chi ti capisce, parli albanese
mos ikë, mos ikë, mentre ti blocchi
nel disegno del tappeto, të dua, pa ty
parli un tono più giù, tra un mese kam frikë
me kupton, po ti? Continuare così non ha senso,
se ieta eshte varrë, resto ancora qualche giorno
poi me thyenë kurrizin me këto fjalë, më shkatërronë,
non solo screzi, lo sappiamo, mos flitë më
ma ci sentivamo ancora, rastësishtë, gli auguri
magari mi vieni a trovare, magari è solo un sogno,
tra poco mi sveglio, jo, tani  je e lirë,
tra poco arriva il momento
di andare a dormire.

Julian Zhara (Durazzo, 1986), da Vera deve morire (Interlinea, 2018)


Un nuovo inizio

Eccoci ancora a iniziare un altro anno di poesie.

Faremo del nostro meglio, liberi di leggere e liberi di scegliere ciò che più ci interroga e ci corrisponde. Con una novità: abbiamo chiesto a diversi poeti di consigliarci un paio di poesie. Di volta in volta lo segnaleremo, sperando di dar vita a un discorso e a un sostegno comune.

Buon anno scolastico, allora, e viva la poesia!

Il gruppo poesia del Liceo “leopardi-Majorana”


Buona estate e all’anno prossimo!

ipoetisonovivi.com vi saluta, vi augura buona estate e vi dà appuntamento all’anno prossimo!

Ringraziamo per il lavoro e la passione gli studenti Andrea Cozzarini, Miruna Drajeanu, Rebecca Garcia, Letizia Gava, Marlene Prosdocimo e Carlo Tomba.


Una lama di fosforo ti distingueva

Una lama di fosforo ti distingueva
e ti minacciava, in classe terza,
ti chiedeva ogni volta il voto più alto, l’esempio
perfetto del condottiero: sei stato tra la gloria
e il sacrificio umano
e hai scelto di non avere più nulla.

Ma oggi ti è riuscito
l’antico affondo, il pezzo di bravura,
chiamandomi per nome tra la Polfer e i sonnambuli
del binario ventidue “Ti ricordi di me?
Io abito qui”. “Ricordi quella versione
di Tucidide difficilissima. Solo tu… solo tu.”
“Toiósde men o táfos eghéneto…”

Hai ancora il guizzo
dello studente strepitoso, l’aggettivo
che si posa sul foglio e svetta, la frase

di una lingua canonica e nuova, quel tuo
tradurre all’istante a occhi socchiusi. Dove sei,
ti chiedo silenzioso. Dove siamo? I frutti
restano dentro e bruciano segreti
in un tempo lontano dalla luce,
in una giostra di libellule o in un sasso.

Milo De Angelis (Milano, 1951), da Incontri e agguati (Mondadori, 2015)


Buone Feste!

Il blog augura a tutti buone feste. Riprenderemo a pubblicare le poesie dall’8 gennaio!