Riparte ipoetisonovivi.com!

Riparte ipoetisonovivi.com, il blog che dal 2012 pubblica una poesia al giorno di poeti viventi da leggere in classe (e non solo). Una poesia al giorno, perché la poesia viene prima di noi, nella lingua e nel ritmo che attraversano le generazioni, sebbene oggi essa rischi di scomparire dall’orizzonte quotidiano e di svaporare in altre forme di comunicazione.

La poesia c’è anche a scuola, uno dei pochi luoghi dove ancora si sente menzionare questa parola, ma quasi sempre trattata come una cosa lontana dal presente e incomprensibile se non con le “pinze” di concetti articolati e complessi, che scoraggiano ogni entusiasmo. Proprio la scuola può diventare il luogo del riscatto della poesia, a patto che essa non venga trattata come una cosa lontana dal presente, ma che al contrario possa inchiodarci a pensare e a scoprire noi stessi, facendoci riconoscere in un’esperienza comune.

L’idea, promossa da pordenonelegge.it e dal Liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone, è realizzata da Roberto Cescon con l’aiuto del Gruppo Poesia del Liceo (Andrea Cozzarini, Teo Furlanetto, Rebecca Garcia, Letizia Gava, Marlene Prosdocimo).

Eccoci qui, di nuovo, dunque.

Buon anno scolastico, dunque, e buona lettura!

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Buon inizio di anno scolastico!

Il blog vi augura un buon anno, ricco di tutto ciò che desiderate.
Non ci saranno più i poeti a salutarvi ogni mattina, perché abbiamo deciso di prenderci una pausa per dedicarci ad altri progetti sulla poesia a scuola.
Potete però rileggere i diari degli anni scorsi.
L’importante è che leggiate la poesia perché vi fa bene, anche se talvolta con strani percorsi.

Un abbraccio a tutti


Buone vacanze!

È finito l’anno scolastico. Per quest’anno il blog chiude. Buona estate (anche) di poesia!


Che ne ho fatto di me?

Che ne ho fatto di me?
La poesia sanguinaria
dell’infanzia
il puma tatuato nel sangue?
Nel presto della corrente
sono pentolino di latte
che bolle e trabocca
fuori c’è cielo
c’è acqua
cielo inquieto
sopra terra arsa
movimento sull’acqua
e mirabolante fuoco
che fa tutto insigne
e incendiato,
nello spazio tra le costole
fluttuanti
un martello sfascia
ogni silenzio modesto.
Dillo forte
fortissimo gridalo
l’urto del mondo
alle porte dei sensi.
“Sono qui
sono qui” con sguardi
come laghi
semino il grazie
più piccolo che c’è.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952) La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore (Einaudi, 2014)


Domenica notte in città

Mano nella mano, sdraiati a letto,
le nostre lunghe gambe ripiegate come
ali, i nostri lunghi piedi che nell’ombra toccano
la sponda del letto, scolpita con dell’uva
come una pietra tombale. I tuoi capelli sono scompigliati, scuri
come noci nere, arricciati come i viticci
delle viti. La tua mano destra è nella mia mano
destra. La mia mano sinistra è nella tua.
Le braccia unite come pattinatori, sdraiati
sotto l’immagine di una campagna: la pennellata
scura e indistinta come fumo, alberi
che sollevano i loro cinerei scheletri di pesce,
e al centro, sopra di noi,
lo stagno calmo,
silenzioso come fosse eterno.

Sharon Olds (San Francisco, 1942), da Satana dice (Casa editrice Le Lettere, 2002) trad. di Elisa Biagini

Hand in hand, we lie on the bed,
our long legs crossed like folded
wings, our long feet touching the
footboard in shadow, carved like a headstone
with grapes. Your hair is ruffled, dark
as black walnut, curled like the tendrils of
wines. Your right hand is in my right
hand. My left hand is in your left
Arms linked like skaters, we lie
under the picture of farmland: brush
dark and blurred as smoke, trees
lifting their ashen fish-skeletons,
and central to it, over us,
the calm pond
silent as if eternal.


Novità: l’antologia è finita, riprendiamo con una poesia al giorno

Cari lettori,

si è conclusa (per ora) l’esperienza dell’antologia dei poeti contemporanei. Ci auguriamo che possa essere servita per avvicinarsi alla loro poesia.

Il blog riprende la consueta programmazione con una poesia al giorno per tutta la settimana.

Buona lettura!


So con esattezza cosa sogno

So con esattezza cosa sogno:
una voce dal petto – solo mia –
con il do di ogni canto d’inizio
ciò che per lingua spenta
chiamiamo morte e suo timore.

Al buio ci si abitua
quanto più si accantona il conforto della luce
quando si impara che l’uno
è la sponda secca dell’altra
ai lati di uno stesso fiume.

Conosco quel tipo di coraggio: dimenticare la stella
la candela il calore del giorno
farne a meno – amandoli in silenzio –
in un meno uguale alla marea
che si abbassa conservando i confini
l’orma delle barche la sabbia-arata del mare.

Si batte la fronte
– la notte come un muro.

Nel bruciore
si stringe una diversa luce
quel fulgore privo di memoria
che qualche volta cinge
ciò che per suono muto – ancora – non ha nome.

Antonella Anedda (Roma, 1955) da Notti di pace occidentale (Donzelli, 2001)