Sto scrivendo da un tempo diverso

Sto scrivendo da un tempo diverso,
dove tutte queste cose non sono piú importanti.

Ho sempre ferma in testa un’immagine di me
da bambino, e i suoi occhi sono buoni.

Vorrei che fosse l’unica immagine del libro,
ma è soltanto una mia proiezione, qualcosa che si è perso.

Scriverlo non significa salvarlo
ma tornare ad avere i suoi occhi per un attimo;

ripercorrere i movimenti della sua natura,
starlo a sentire, perdonare il suo futuro.

Simone Burratti (Narni, 1990), da Progetto per S. (Nuova Editrice Magenta, 2017)


Le vecchie travi della nostra storia

Le vecchie travi della nostra storia
nessuno che le voglia. Sobbollire
degli sguardi, marette di parole,
astri toccati e negati subito,

sono mobilia non richiesta. Tutto
è da buttare. Anche gli scrigni
dell’intimo parlare e il sottovetro
di giorni che hanno avuto un senso, via.

Tirarla giù la casa, rifarla
nuova, perché il tempo incide e ciò che era
forse invitto e aveva meccanismi

fertili, il cane delle ruggini
lo ha morso fino a frantumare l’osso.
Dunque addio. Le ruspe sono qui. Bada.

Luciano Caniato (Pontecchio Polesine, 1946), da L’ombra della cosa (Il Ponte del sale, 2017)