Nunarli’ / la poesia alle elementari

Int e’ camp dla tu vita
l’ è arivé e’ parghér
e incó ci tè
e’ códal d’arvulté
S’ l’ è e’ vera
ch’ la zênt bóna
la va int e’ zél,
ch’ tè t’ pòsa
arivé int una stëla
Róssa
At salut nunarlì
cun l’ abraz
d’ un camp ed grã’
al su rusêtt

 

Nonnino.// Nel campo della tua vita / è arrivato l’aratro / e oggi sei te / la zolla da rivoltare // Se è vero / che le persone buone / vanno in cielo, / che tu possa / arrivare su una stella / Rossa // Ti saluto, nonnino / con l’abbraccio / di una campo di grano / ai suoi papaveri

Carlo Falconi (Castel S. Pietro, 1975),  da Blëc (Tempo al Libro, 2008)


La bella Cecilia

Ai tavolini del caffè
si aspettava la sera
in comitiva varia:
un poeta, un pittore,
qualche fanciulla in fiore.
Chiedono di Lorenzo
e si scopre che è un cane;
parlano del Khane
e invece è un uomo.
Cecilia tra di loro
è un semplice pacchetto
portato da qualcuno, messo lì,
ripreso, accompagnato
a casa, al bar,
con un certo riguardo
perché porta la scritta
“fragile” nello sguardo.
E per istanti, con il fiato in gola
come precipitasse in un burrone,
può capitarle d’essere affidata
ad amici di amici,
sconosciuti:
“Torno. Cinque minuti.”
Resta così
con un signore ignoto
che anche lui
guarda non si sa dove
dietro le lenti scure
ai tavolini
del solito caffè.
E quel tale le dice:
“Essere pronti è tutto.”

Bianca Tarozzi (Bologna, 1941) da Il teatro vivente (Scheiwiller, 2007)